Lo studente femminista condannato per stupro
iStock

Dichiararsi convinto femminista può non bastare. Anzi può peggiorare le cose. Specie se poi non si è capaci di tenere le mani a posto. La scorsa settimana il Tribunale di Torino ha condannato un ventinovenne, studente di psicologia, per violenza sessuale su un’amica, ribaltando la sentenza di primo grado.

La ragazza lo aveva accusato di aver approfittato di una serata un po’ alcolica: «Mi ha toccato sotto le mutande mentre non ero cosciente». Un’accusa che in prima battuta non aveva convinto i giudici di primo grado, che a marzo 2025 avevano assolto l’imputato. Qualche giorno fa, però, la Corte d’Appello lo ha condannato a un anno e otto mesi. I due protagonisti di questa storia erano anche compagni di studi. Tornati insieme da una festa, la vittima ha cominciato a vomitare e poi si è stesa sul letto dell’amico. Lui ha cominciato a toccarla nelle parti intime e lei si è svegliata. Il ragazzo non ha negato i fatti, però ha sostenuto che «quando si è ritratta, io mi sono fermato e mi sono scusato più volte». Anche con un messaggio allarmato su WhatsApp che diceva: «Sono un po’ terrorizzato, pensavo fossi consenziente». Nel processo di primo grado, la pm parlò di «maldestro approccio sessuale», ma senza sminuire i fatti. L’imputato aveva affermato di essere molto sensibile al tema della violenza sessuale e di averlo approfondito nei suoi studi. La pm chiese un anno e quattro mesi, senza successo. Adesso, ha preso 20 mesi. Insomma, meglio stare zitti e basta, perché qualsiasi opinione può essere usata contro l’imputato, sia maschilista sia femminista. E comunque, dichiararsi amico della causa femminista in un processo del genere fa un po’ venire in mente quei locali che hanno il calendario della Guardia di finanza appeso dietro alla cassa e poi battono uno scontrino ogni tre mesi.

Da non perdere

Ranucci adesso piange sul fango versato
Inchieste

Ranucci adesso piange sul fango versato

La redazione del programma di approfondimento lancia l’allarme e dice di essere sotto pesante attacco. Ma ad esporla è stato lo stesso conduttore quando ha iniziato a frequentare Lavitola, facendolo perfino entrare negli studi della Rai