La vulgata sinistra vuole che la Rai meloniana non aspettasse che di liberarsi del Sigfrido senza macchia e senza paura. Ma pare che quelli di Report non aspettassero altro che l’occasione del martirio. A sinistra hanno l’invidia dell’Anpi. Così la redazione di Report ha organizzato la resistenza in occasione della mancata messa in onda ieri sera di una replica di un’inchiesta (si fa molto per dire) sul ponte Morandi. Faccenda dolorosissima e, va detto, di straordinaria attualità. Come quanto sta succedendo in Commissione Covid.
Report pare però non si voglia occupare di Giuseppe Conte, dei molti omissis di Domenico Arcuri e di Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ha detto senza alcun pudore: sì, io sapevo che le mascherine Covid erano farlocche, ma me lo sono tenuto per me. E in alcuni casi preferisce far sparire le puntate, come quella dell’11 gennaio 2021, dove si parlava di una maxi commessa per acquitare mascherine cinesi per il tramite di Mario Benotti. Del resto Sigfrido senza macchia, tranne quelle di sugo sulla candida camicia, su suggerimento dell’amicone Valter Lavitola col conforto di un paio di penne argute e di quelle agli scampi, come Stefano Cappellini e Paolo Mieli si preparava a fare il leader del Campo largo e mica può inimicarsi i pentastellati. Sul suo sito però Report si autodefinisce: «Il programma che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo in tv». Forse Roberto Speranza, il codazzo delle virostar e Giuseppe Conte non sono argomento serio. Spalleggiati dall’Usigrai – il fu sindacato unico della tv di Stato – e dall’Ordine dei Giornalisti (perché?) hanno invitato il pubblico alla resistenza: «Siamo una squadra pesantemente attaccata – prima con un attentato, ora con una sospensione – ma non ci fermiamo. Ci rivolgiamo al nostro pubblico per una mobilitazione. Stasera, alle 21.15 – l’orario in cui saremmo dovuti andare in onda su Rai3 – collegatevi a RaiPlay e guardate l’inchiesta, poi fatevi una foto davanti allo schermo e pubblicatela sui social. La memoria delle nostre inchieste non si sospende». A parte la memoria sul Covid. Viene in mente la pubblicità della Telecom che passa in Rai: un selfie ti salva la vita! Al proposito Sigfrido Ranucci sostiene: «Nessuna inchiesta sull’eolico fatta da Report ci è stata suggerita da Lavitola». Perché l’eolico? È convinto che Fratelli d’Italia abbia fatto un esposto in Procura che sta invece passando al setaccio le chat tra lui e Lavitola compreso recuperare i contatti su Signal che si autodistruggono. Sbaglia, ma gli capita. L’inchiesta suggerita da Lavitola, come ha scritto Giacomo Amadori ieri su La Verità, è quella sul cantiere navale Vittoria di Rovigo con Daniele Autieri, autore dei servizi, che ha ammesso di aver scambiato «un paio di telefonate» con l’attovagliatore del Cefalù.
Di pale eoliche si sono però occupati: l’8 maggio di quest’anno Walter (un nome una garanzia per Ranucci) Molino racconta come Matteo Messina Denaro abbia fatto affari a Verona vent’anni fa. Non c’è nulla che non si sapesse, tranne dire che Flavio Tosi fu eletto sindaco perché la Mafia aiutava elettoralmente la Lega. Le prove? Una cena al ristorante di un «pentito» Domenico Mercurio che riconobbe il capomafia. Il ristorante è una costante del paffuto Sigfrido che ha l’aspirazione al martirio. È arrivato a dire: se qualcuno della redazione non si fida di me – l’indiscrezione è stata pubblica dal Corriere – «sono pronto a fare un passo indietro». Di certo per il Sigfrido nazionale le cose non vanno benissimo. È costretto, lui dice per problemi tecnici (o teme il flop?) a sospendere i suoi spettacoli teatrali (l’agente Fabio Censi rischia un processo) e l’uomo di Trump in Italia Paolo Zampolli gli fa causa per cinque milioni. Carlo Freccero, che ha inventato la televisione di rottura, lo ha liquidato: «Sono esterrefatto: se Lavitola massone che ha rapporti con i poteri forti diviene l’agenda del programma d’inchiesta sul potere non c’è nulla da fare». Capita se un Ranucci qualsiasi va a cena con la ma-Lavitola! Come capita di diventare direttore ad interim di Repubblica: vedi Stefano Cappellini, che fu coinvolto nei sondaggi per Ranucci e che ieri ha ricevuto questa nomina.
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