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Domenico Arcuri (Ansa)

E le mascherine «olandesi»? O, per meglio dire: e le mascherine cinesi che durante il Covid hanno fatto il giro dall’Olanda, aumentando improvvisamente di prezzo? Perché nessuno ne parla più? Perché non se ne discute in commissione Covid?

Ricordo che, durante la pandemia, quando qualcuno mi chiedeva perché avessi dubbi sulla gestione commissariale, raccontavo sempre questo fatto: a un certo punto Domenico Arcuri non compra più direttamente le mascherine dalla Cina a 30 centesimi l’una ma le compra da una società olandese a oltre un euro, cioè tre volte tanto. Perché? E chi c’era dietro quella società olandese, appena costituita, fresca fresca, e con un solo dipendente?

Resto convinto, come ho scritto più volte, che limitare il lavoro della Commissione Covid alle sole mascherine sia un errore. Penso che si debba andare a fondo sui contratti per gli acquisti dei vaccini, sull’orrore del green pass, sulle responsabilità di Mario Draghi e Roberto Speranza, sulla maledetta circolare «tachipirina e vigile attesa», sulla demonizzazione dei medici eroi che curavano il Covid (con successo) nella fase più acuta della pandemia. Ma anche sulle mascherine, al di là di Dario Bianchi, Jc Electronics, avvocato Luca Di Donna etc, ci sono tante pagine oscure da chiarire. Come questa, di cui invece, chissà perché, non parla più nessuno.

I fatti sono semplici e più che documentati. L’11 settembre 2020 il commissario Arcuri firma un contratto per l’acquisto di 100 milioni di mascherine (50 milioni Kn05 e 50 milioni Ffp2) dalla Yqt Health care bv limited, società con sede a Schiedam, nei Paesi Bassi. Il prezzo d’acquisto è fissato per entrambi i tipi di mascherine a 1,05 euro l’una, per un importo complessivo di 105 milioni di euro. La Yqt Health care bv limited è una società costituita pochi mesi prima (è stata registrata il 16 marzo 2020) e senza dipendenti. Socio unico e dunque unico proprietario, è la Byd Europe, società europea della Byd Auto industry company limited, colosso cinese delle auto con sede a Shenzhen che si è messo, nella circostanza, a fabbricare mascherine. E, in effetti nel contratto d’acquisto, firmato da Arcuri si dice che «la consegna della fornitura sarà effettuata presso gli stabilimenti di Shenzhen».

Cosa c’è di strano, a parte il fatto che si firma con una società olandese l’acquisto di mascherine a Shenzhen? E a parte il fatto che la società è appena costituita e ha un unico dipendente, cioè è poco più di una scatola vuota? C’è di strano che nell’aprile del 2020, quindi solo cinque mesi prima, il commissario Arcuri aveva comprato altre mascherine direttamente a Shenzhen, direttamente dalla Byd Auto industry company limited. E le aveva pagate 0,298 euro, cioè oltre tre volte di meno. I due contratti d’acquisto diretti con la Cina sono del 13 aprile 2020 (100 milioni di mascherine per 29.8 milioni di euro) e 17 aprile 2020 (200 milioni di mascherine per 59.8 milioni di euro). Ora il dubbio è legittimo: perché a settembre, passando per l’Olanda, il prezzo delle medesime mascherine viene triplicato?

Qualcuno potrebbe pensare che a settembre ci fossero condizioni diverse rispetto ad aprile. Ma non è vero: a settembre molte società in tutto il mondo si erano a produrre mascherine, l’offerta era più alta, dunque il prezzo avrebbe dovuto, semmai, scendere. Piuttosto era nelle prime fasi dell’emergenza, quando le mascherine mancavano, che si era disposti a pagare prezzi più alti. E poi c’è la controprova. Più o meno nello stesso periodo in cui Arcuri compra 100 milioni di mascherine cinesi a 1.05 euro, la Regione Marche compra 2 milioni di mascherine cinesi, dello stesso tipo, attraverso un importatore italiano e le paga 0,3757 centesimi: perché, pur comprando lotti assai maggiori, il commissario, anziché avere uno sconto, paga una cifra tre volte superiore?

Ecco: se davvero si vuole indagare sulle mascherine non solo per menare fendenti a una parte politica ma per capire quello che è successo davvero a noi e ai nostri soldi, forse bisognerebbe capire le ragioni di quel contratto firmato l’11 settembre 2020 dal commissario Arcuri con la Yqt Health care bv limited di Schiedam, Paesi Bassi. Come mai Arcuri si affida a una società olandese, appena costituita, che di fatto è una scatola vuota, abbandonando i contatti diretti con la casa madre? E come mai accetta di pagare un prezzo tre volte superiore a quello che era stato versato tre mesi prima comprando direttamente in Cina? Perché quelle mascherine fanno il giro (fittizio) dall’Olanda? E perché per quel giro (fittizio) dall’Olanda i contribuenti italiani a settembre pagano 105 milioni di euro anziché i 29,8 milioni che avrebbero pagato con i prezzi di aprile? Ci sono 65 milioni di euro di differenza. Dove sono finiti? In Cina? In Olanda? O dove?

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