Fugge all’alt e muore: perizia scagiona gli agenti
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Dalla notte del 27 aprile 2026, cinque poliziotti della Squadra mobile di Aosta sono indagati per omicidio colposo dopo aver fatto solo il loro lavoro, ovvero intercettare e fermare un uomo che, sotto effetto di cocaina, aveva rubato un camion da un cantiere.

Eppure prima ancora che fosse accertata una loro responsabilità, gli agenti sono stati tolti dai servizi investigativi e destinati a mansioni d’ufficio. Il cambio di impiego ha comportato anche la perdita di almeno 500 euro al mese di straordinari. La Squadra mobile di Aosta si è così ritrovata con cinque operatori in meno sul territorio. Ora la consulenza del medico legale Roberto Testi ridimensiona le ipotesi sulle quali era stata aperta l’indagine. «Non è difficile fornire una risposta» sulla causa della morte di Davide Suvilla, scrive il consulente: l’uomo morì per una gravissima lesione tra il cranio e la colonna cervicale, capace di interrompere le funzioni vitali «in tempi pressoché immediati». L’operazione era cominciata poco dopo le 22, quando gli investigatori avevano ricevuto il segnale Gps di un’Audi Q5 già utilizzata, secondo gli atti, come staffetta per mezzi da lavoro rubati. Due equipaggi della Mobile avevano intercettato l’automobile mentre procedeva insieme al camion guidato da Suvilla. Nella galleria Breil gli agenti avevano attivato sirena e lampeggiante e mostrato l’«Alt Polizia». Suvilla non si era fermato. Aveva accelerato verso una delle auto della Mobile, costringendo il conducente a spostarsi per evitare l’urto. La fuga era proseguita attraverso Châtillon, con manovre pericolose, transenne abbattute e il ritorno sulla statale 26. Quando la Renault Kangoo della polizia aveva affiancato il camion, Suvilla aveva aperto la portiera e si era lanciato sulla carreggiata mentre il mezzo era ancora in movimento. Il poliziotto alla guida aveva sterzato per evitarlo, ma gli occupanti avevano sentito un colpo sulla fiancata. La relazione precisa che l’auto aveva già rallentato e che «il gesto dell’uomo era stato del tutto inatteso». La consulenza ritiene verosimile che Suvilla abbia urtato lateralmente la Kangoo e che il corpo sia stato poi «parzialmente sormontato». L’autopsia ha però stabilito che il grave schiacciamento del torace si verificò quando la circolazione era già cessata: l’uomo era dunque già morto o si trovava nella fase immediatamente terminale. Il trauma toracico viene definito post-mortale o perimortale.

Anche l’eventuale passaggio della Kangoo sul corpo non viene indicato con certezza come causa della morte. Sulle manette, la conclusione è netta: l’ammanettamento in posizione supina non ebbe alcun ruolo «causale nel decesso, perché la lesione cranio-cervicale aveva già determinato la rapida cessazione delle funzioni vitali».

Gli avvocati Pietro Porciani e Rachele Destefanis auspicano che il procedimento venga archiviato rapidamente e che gli agenti siano reintegrati. La consulenza fissa infatti tre dati: la morte fu provocata dalla lesione cranio-cervicale; le manette non ebbero alcuna incidenza; lo schiacciamento del torace avvenne quando Suvilla era già morto.

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