Tutte le piste sulla bomba portano a Lavitola
Valter Lavitola (Ansa)

Quando Sigfrido Ranucci è stato sentito l’ultima volta in Procura, lo scorso 2 luglio, ha raccontato che a suo giudizio il «Corrado» di cui parlano gli esecutori materiali dell’attentato era un esponente del clan Moccia. Per il conduttore l’unico movente plausibile per la bomba esplosa davanti a casa sua lo scorso 16 ottobre sono i servizi sugli affari della camorra nell’acquisizione del cantiere navale Vittoria di Adria (Rovigo).

A far decollare questa ipotesi è stata una lettera anonima recapitata in redazione un paio di giorni prima della messa in onda del primo servizio sul tema, avvenuta il 16 novembre 2025. Ma per la Procura di Roma il mandante dell’attentato è il faccendiere Valter Lavitola, che, invece, per Ranucci non c’entra niente. In particolare non c’entra niente con i servizi sul cantiere. Però La Verità, nei giorni scorsi, è riuscita a dimostrare il contrario. E oggi siamo in grado di aggiungere un prezioso tassello alla tesi che vuole il faccendiere legato a doppio filo con i reportage realizzati in provincia di Rovigo da Report.

Nella puntata del 16 novembre (intitolata Battaglia navale) l’inviato di Ranucci, Daniele Autieri, ha ricostruito quelli che ritiene i punti oscuri dell’acquisto.

Il geologo Roberto Cavazzana ha sempre dichiarato di avere utilizzato 8,2 milioni di euro di fondi propri per comprare la struttura.

Ma Report ha evidenziato i passaggi di denaro, avvenuti a ridosso dell’acquisto e ritenuti sospetti, tra le aziende di Cavazzana e due società della provincia di Caserta, entrambe in qualche modo riconducibili a soggetti con legami più o meno diretti con la camorra. Una delle due ditte avrebbe ricevuto dall’imprenditore veneto circa 3,3 milioni di euro per quelle che l’Agenzia delle entrate avrebbe liquidato come «operazioni oggettivamente inesistenti».

Gli avvocati di Cavazzana hanno spiegato che una delle società finite sotto osservazione ha regolarmente operato come general contractor per commesse edili, mentre l’altra era il fornitore di un subappaltatore.

Certamente, nel confezionamento dei servizi che Ranucci collega all’ordigno esploso davanti a casa sua non mancano le coincidenze e, persino, le stranezze.

Ad aprire le porte del cantiere ai giornalisti di Report, il 24 settembre 2025, sono stati due amici di Ranucci e della trasmissione: l’amministratore delegato Francescomaria Tuccillo e la direttrice generale Valentina Cristanini.

Nel 2021 Tuccillo era stato persino accusato dal deputato di Italia viva Luciano Nobili di avere incassato 45.000 euro da Report per il contributo che avrebbe dato alla trasmissione per la realizzazione di un servizio sulla crisi di Piaggio Aerospace, di cui lo stesso Tuccillo era stato dirigente.

Ma il dossier sul manager si rivelò una polpetta avvelenata.

Tuccillo è un avvocato e ha ricoperto ruoli direttivi in grandi aziende del settore aerospazio e difesa come Finmeccanica (oggi Leonardo) e la già citata Piaggio Aerospace. Tra il 2009 e il 2013, Tuccillo ha ricoperto la carica di Responsabile per l’Africa sub-sahariana di Finmeccanica.

Durante il suo mandato, ha segnalato ai vertici aziendali che AgustaWestland (società elicotteristica del gruppo Finmeccanica) si stava avvalendo in Sudafrica della collaborazione di Vito Roberto Palazzolo, considerato il cassiere di Cosa nostra e allora latitante.

A seguito di questa coraggiosa segnalazione, Tuccillo venne rimosso dall’incarico.

Anche in Piaggio Aerospace, Tuccillo è entrato in collisione con i vertici dell’azienda per alcune decisioni strategiche da lui non condivise.

L’avvocato, nel 2024, ha partecipato al salvataggio dello storico cantiere navale Vittoria di Adria, subentrando nella proprietà come socio di minoranza.

Quello stesso anno Tuccillo e Ranucci entrano in confidenza: «L’inviato Danilo Procaccianti mi ha contattato dicendo che il suo capo voleva fare un altro servizio sul Palazzolo e mi ha chiesto se questa volta fossi disponibile a parlare. Io ho risposto positivamente, essendo passato molto tempo. A quel punto sono andato a Roma e ho conosciuto Ranucci davanti alla Rai». Da quel giorno i rapporti tra i due si sono intensificati.

Tuccillo aggiunge un particolare: «A ottobre 2024 abbiamo organizzato (insieme con la Cristanini, ndr) la presentazione del libro La Scelta di Ranucci a Verona e ne sono stato onestamente molto contento…».

E il servizio sul cantiere come è nato? «Dopo un paio di settimane dalla serata veronese, siccome avevo iniziato a lavorare per acquisire questo benedetto cantiere con Cavazzana, Ranucci mi ha scritto dicendomi: “So che stai andando là. Stai attento perché è un cantiere brutto, sporco eccetera, ti mando Daniele…”». Quindi sono loro che la mettono in guardia e non viceversa? «Mi scrivono dicendo che volevano venire su a Rovigo perché sapevano che sul cantiere erano girate un po’ di cose losche, un po’ di mazzette… in effetti io ero andato ad Adria per mettere un po’ a posto le cose, fare un po’ di pulizia e chiudere con la vecchia gestione che era stata abbastanza ambigua ed ero convinto che quelle citate da Ranucci fossero cose legate alla vecchia proprietà». Invece il servizio ha messo nel mirino Cavazzana.

Il 24 settembre le telecamere di Report entrano nel cantiere e i giornalisti riprendono il rinvenimento di due fucili mitragliatori pesanti Browning M2 calibro 50 all’interno dei capannoni. Erano destinati a essere installati su due motovedette militari ordinate dall’Oman ma, invece, erano rimasti in magazzino, custoditi all’interno di due casse sigillate.

Sono rimasti per mesi senza sorveglianza e la nuova proprietà del cantiere non era stata informata della loro presenza dalla gestione precedente.

Subito dopo la scoperta da parte dell’inviato Autieri, le armi sono state prese in custodia dalla Guardia di finanza

Il rinvenimento ha inasprito i rapporti della proprietà con l’amministratore delegato. Che il giorno dopo l’esplosione della bomba ha ricevuto una lettera di licenziamento che ha dato il via a un contenzioso legale.

La vicinanza cronologica tra l’attentato e il benservito è solo una coincidenza o c’è un legame tra i due episodi?

Qualcuno ha voluto dare risalto all’inchiesta televisiva con quel gesto eclatante?

L’unico link concreto tra i due fatti, come detto, è Lavitola, anche se Ranucci, nelle ultime settimane, si è preoccupato di separare nettamente l’amico pregiudicato dai reportage su Adria. Collegarli, a suo giudizio, sarebbe un depistaggio. Ma, come abbiamo scritto, Autieri ha ammesso che l’ex direttore dell’Avanti ha avuto un ruolo. E, adesso, La Verità è in grado di rivelare un altro clamoroso incrocio con Adria del pregiudicato campano.

Quando abbiamo chiamato Tuccillo per sapere se fosse a conoscenza del coinvolgimento di Lavitola nella realizzazione del servizio sull’acquisizione del cantiere, il manager ha negato: «Non ne sapevo nulla. Ho appreso la notizia di questo possibile collegamento dai quotidiani in questi giorni». Poi, però, Tuccillo ammette che per lui il faccendiere era un volto noto: «L’ho conosciuto una trentina di anni fa, in veste di avvocato penalista. Mi chiesero di assisterlo su una vicenda di fine anni Novanta. Aveva comprato un terreno in provincia di Roma, e aveva litigato con un vicino. Erano arrivati alle minacce pesanti, ai fucili da caccia, cose un po’ strane. Io non lo conoscevo e feci un intervento sul Tribunale di Roma. Mi pagò la parcella e la cosa finì lì. Arrivederci e grazie. Presi le distanze, perché non mi ha mai convinto».

Tuccillo, una dozzina di anni dopo, rincontrò Lavitola che, nel frattempo, era diventato un consulente di Finmeccanica.

Per quell’attività il faccendiere è stato rinviato a giudizio insieme con Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale del gruppo industriale, con l’accusa di concorso in corruzione internazionale aggravata. Reati che alla fine sono stati prescritti. Le accuse riguardavano un giro di mazzette per la fornitura di elicotteri al governo di Panama (Lavitola era in rapporti con il presidente dello Stato centramericano Ricardo Martinelli). «Io ero nella direzione commerciale e il mio capo era Pozzessere» continua Tuccillo. «Mi ricordo che una volta incrociai Lavitola nella stanza di Pozzessere. Quest’ultimo mi presentò e Lavitola lo fermò dicendo: “Ma come? Questo è stato il mio avvocato!”. Appena se ne andò, dissi al mio capo: “Paolo, ma perché frequenti queste persone poco raccomandabili?”». Tuccillo, a questo punto, ci racconta di avere incrociato Lavitola una terza volta in mezzo alla strada, a Roma: «Mi fermò e mi disse che aveva aperto un ristorante. “Vienimi a trovare”. Io ovviamente ho chiesto dove si trovasse e gli dissi: “Stai sicuro, grazie”. Ma naturalmente non ci ho mai messo piede».

Il destino ha voluto, però, che qualche anno dopo, Lavitola, in qualche modo, mettesse bocca nel servizio sul cantiere del suo vecchio avvocato. Una coincidenza su cui probabilmente la Procura dovrà fare i dovuti accertamenti.

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