La verità sulla gestione della campagna vaccinale continua a riaffiorare dalle carte. Nonostante i tentativi di ostacolare i lavori della commissione Covid, nuovi documenti stanno portando alla luce elementi che meritano risposte pubbliche.
Ieri vi abbiamo mostrato un documento firmato da Giovanni Rezza all’epoca direttore generale della prevenzione sanitaria presso il ministero della Salute, che è emerso proprio grazie ai lavori della Commissione. Risale a giugno 2021, la campagna vaccinale è iniziata da sei mesi e in quelle pagine l’organo preposto alla tutela della nostra salute ammette di non avere dati sull’efficacia dei vaccini e, ancora peggio, sugli effetti avversi. Informazioni fondamentali, visto che la sicurezza di un farmaco dovrebbe essere prioritaria, soprattutto quando l’obiettivo dichiarato è di somministrarlo a milioni di soggetti sani, bambini compresi.
Questo documento è una ulteriore conferma di quelle verità emerse dall’inchiesta che abbiamo pubblicato su queste pagine e andata in onda nella trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano. Una serie di verità svelate nell’arco di tre mesi, che chi scrive ha anche raccolto in un libro in cui sono stati pubblicati la maggior parte dei documenti con parti inedite ed esclusive: Effetto avverso: perché con pandemia e vaccini non è andato tutto bene.
Da quelle carte emerge un meccanismo di gestione della campagna vaccinale fatto di opacità, omissioni, dati incompleti e comunicazioni pubbliche spesso molto diverse dalle valutazioni interne delle stesse istituzioni. Come la ormai tristemente nota frase di Nicola Magrini, ex direttore generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco: «Così si uccide questo vaccino».
È il 15 marzo 2021 quando diversi Paesi europei sospendono temporaneamente il vaccino Astrazeneca a causa di diversi casi anomali di trombosi venosa cerebrale. A muoversi per prima è la Germania, sulla base delle valutazioni dell’Agenzia federale tedesca per i vaccini. Nel report consegnato alla cancelliera Angela Merkel, gli esperti tedeschi scrivono che il numero di trombosi dopo la vaccinazione con Astrazeneca era statisticamente superiore a quello normalmente atteso nella popolazione non vaccinata. Una correlazione, aggiungono, «non è inverosimile».
Da lì parte l’effetto domino: dopo la Germania, sospendono anche Spagna, Portogallo, Francia e Italia. L’Aifa avvia un approfondimento. Le conclusioni del documento interno, datato sempre 15 marzo 2021, sono pesanti: «Alla luce di quanto sopra riportato appare evidente un eccesso di mortalità cardiovascolare per il vaccino Astrazeneca, a prescindere dai singoli lotti, concentrata nella fascia di età intorno ai 50 anni».
Una valutazione che avrebbe richiesto massima prudenza e ulteriori verifiche. Ma nello scambio interno interviene Nicola Magrini, con una frase destinata a pesare: «Mi sembra tutto molto, anzi troppa enfasi a eventi non correlati. Sono solo queste le possibilità? Così si uccide questo vaccino». Una frase che colpisce, soprattutto perché arriva nei giorni in cui Astrazeneca viene sospeso in Europa proprio per i sospetti legati a eventi trombotici gravi.
Quindi mentre i documenti interni segnalavano un possibile eccesso di mortalità cardiovascolare e mentre altri Paesi europei sospendevano le somministrazioni, in Aifa sembrava prevalere la preoccupazione di non compromettere il vaccino. Piuttosto che la vita delle persone. Chi bisognava davvero proteggere?
Come per i fragili. A gennaio 2021, quando la campagna vaccinale era iniziata da appena due settimane, dalla Norvegia arriva una notizia allarmante: 23 anziani muoiono dopo la somministrazione del vaccino. La notizia finisce sui tavoli dell’Aifa. All’interno dell’Agenzia si valuta se pubblicare una Faq (una risposta) per rassicurare la popolazione, soprattutto gli anziani e i fragili che in quelle ore venivano chiamati a vaccinarsi per primi. A un certo punto, un esperto scrive una frase destinata a creare imbarazzo: «La probabilità di osservare un decesso in un anziano vaccinato da poco è elevata». L’allora direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, interviene subito: «A me ancora genera un po’ di ansia e nervosismo leggerlo… ». In un’altra bozza si afferma che i vaccini avrebbero dimostrato elevata efficacia proprio nei soggetti anziani e fragili. Ma quella frase viene cancellata, perché è una bugia. Accanto viene scritta una nota in rosso: «Attenzione! I pazienti fragili rientrano nelle popolazioni non studiate».
È il passaggio decisivo. Dentro Aifa sapevano che per i più fragili mancavano dati sull’efficacia, e soprattutto sulla sicurezza. Eppure proprio i più deboli erano stati messi in cima alla campagna vaccinale. Alla fine la Faq non viene pubblicata. La decisione viene riassunta in una frase eloquente: «Non conviene stuzzicare il can che dorme e quindi per ora non si esce con niente». Così, mentre il dibattito pubblico continuava a essere dominato da messaggi rassicuranti, quel documento restava chiuso nei circuiti interni dell’Agenzia. Nessuna Faq. Nessuna spiegazione pubblica. Nessuna comunicazione trasparente su quei dubbi. Solo inviti pressanti alla vaccinazione di massa. Perché mentire, perché omettere informazioni fondamentali?
Sono domande che oggi, alla luce dei documenti emersi, non possono più essere archiviate come polemiche. Sono domande di responsabilità pubblica. Domande alle quali ci auguriamo possa rispondere l’allora ministro della Salute Roberto Speranza, che sarà probabilmente ascoltato in commissione Covid, secondo quanto annunciato dal presidente Marco Lisei. E tra le spiegazioni che dovrà fornire c’è anche quella sull’efficacia vaccinale, che conoscevano benissimo.
In un documento del 24 febbraio 2021, a soli due mesi dall’avvio della campagna, emerge che il tema dei «fallimenti vaccinali» era già noto ai vertici sanitari. I membri del Comitato di Sorveglianza sollecitano l’allora direttore generale Aifa Nicola Magrini a scrivere a Giovanni Rezza, al ministero della Salute, con in copia l’Istituto superiore di sanità, per segnalare casi di positività al Sars-CoV-2 tra operatori sanitari e ospiti di Rsa già vaccinati. Nella lettera si parla di «preoccupazione» e si definisce il fallimento vaccinale «un evento avverso di primaria importanza». Mentre all’esterno dominavano slogan sulla protezione degli altri e sul gesto altruistico, all’interno delle istituzioni il problema veniva discusso con toni ben diversi. Perché i cittadini non furono informati con trasparenza? Perché si continua a nascondere la verità?
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