Ci impappiniamo un po’ tutti, chiamando questa caratteristica di alcuni intestini di cui parleremo oggi, variamente diverticoli, diverticolosi, diverticolite. Sicuramente avrete chiesto a qualcuno se aveva (o qualcuno vi avrà detto di avere) «i diverticoli». E questo è corretto. Corretto sinonimo è malattia diverticolare o diverticolosi. Soffrire di diverticolosi vuol dire avere i diverticoli. Un sinonimo non corretto invece è diverticolite.
La diverticolite è infatti l’infiammazione dei diverticoli. Averli è un conto, averli infiammati è un altro. Con il termine diverticolosi si indicano gli aspetti anatomici ovvero la presenza di uno o più diverticoli. È bene conoscere nel dettaglio la questione perché la diverticolosi è un tipo di malattia diverticolare che interessa molte persone, nella nostra bella nazione di alta longevità, anche perché viene più facilmente con l’aumento dell’età.
Per diverticolosi si intende che nel colon sono presenti 1 o più diverticoli. Il colon, anche chiamato intestino crasso, è un tubo lungo circa un metro e mezzo e la parte dell’apparato digerente che va dall’intestino tenue all’ano ed è suddiviso in quattro sottoparti, il colon ascendente che si trova nella parte destra dell’addome, il colon trasverso disposto per orizzontale nell’addome, il colon discendente, disposto in verticale sul lato sinistro, il sigma o colon sigmoideo, la parte orizzontale che va dalla fine del colon discendente al retto. Il colon svolge la funzione di estrarre acqua e sali minerali dal cibo non digerito e trasformare i residui in solidi prima che vengano espulsi. I diverticoli sono come piccole sacche, estroflessioni della mucosa e sottomucosa del colon con fondo cieco, sporgenti attraverso la parte muscolare del colon (tecnicamente, non contenendo tutti gli strati dell’intestino quelli del colon si definiscono pseudodiverticoli). Si diagnosticano con colonscopia, risonanza magnetica, tomografia computerizzata (TC), clisma opaco o videocapsula endoscopica e da un po’ esiste anche la colonscopia virtuale, che permette una ricostruzione 3D delle pareti del colon che invece la colonscopia vera e propria va a sondare dall’interno, dopo l’introduzione della sonda attraverso il retto, dopo che il colon è stato ripulito da un bibitone contenente una sostanza purgante che va assunto prima dell’esame e dopo qualche giorno di dieta a basso residuo. Eh, non è un’esperienza divertente. Però è utile, perché rivela a chi non sa di avere i diverticoli di averli. I diverticoli possono manifestarsi in qualunque punto del grande intestino, ma di solito, nel 90% dei casi, si trovano nel sigma e nel colon discendente. Circa l’80% dei pazienti con diverticolosi è asintomatico o presenta solo costipazione intermittente. Circa il 20% diventa sintomatico con dolore o sanguinamento quando si sviluppano complicanze infiammatorie o emorragiche. I diverticoli possono avere diametro tra 3 e 10 mm, sebbene ci siano anche i cosiddetti diverticoli giganti, che hanno una dimensione fino a 4 cm e, eccezionalmente, addirittura fino a 25 cm.
Non si sa perché i diverticoli vengono. Le ragioni sono varie e ancora non del tutto chiare, siamo di fronte a una costellazione di possibili cause che vanno dall’ereditarietà alle alterazioni della struttura parietale e della motilità del colon, passando per fattori ambientali come una dieta con eccesso di carne rossa o deficit di fibre, l’obesità, la sedentarietà, il fumo, l’uso di farmaci come gli antinfiammatori non steroidei, l’aspirina, gli oppioidi, i corticosteroidi. La patologia diverticolare è molto diffusa: è presente fino ad un terzo nella popolazione nei cinquantenni e fino a due terzi negli ultraottantenni, senza differenze tra i due sessi.
Chi ha avuto una diagnosi di diverticolosi si domanda se si può guarire. Non al 100%. Il diverticolo è un’estroflessione di tipo permanente della parete dell’intestino. Però si può certamente evitare di far diventare la diverticolosi una diverticolite ossia di farli infiammare. La diverticolite, infatti, è l’infiammazione della diverticolosi. Immaginate che avere i diverticoli significhi tenere in mano un cerino spento: avere un episodio di diverticolite vuol dire dire che quel cerino sia stato acceso. La diverticolosi non è affatto una malattia grave e con le giuste mosse, in primo luogo alimentari, si può mantenere spenta. Come? Innanzitutto, seguendo una dieta ricca di fibre (dopo essersi accertati di non presentare altre patologie gastrointestinali o di altro tipo che al contrario necessitano di una dieta a basso contenuto di fibre). Significa consumare regolarmente frutta e verdura e poi i cereali integrali, sempre oppure alternati a quelli più raffinati, una volta gli uni, una volta gli altri, per favorire un buon transito intestinale riducendo la pressione del cibo digerito in via di smaltimento attraverso il colon.
Dal punto di vista anatomico, i diverticoli sono possibilmente causati da un prolungato aumento della pressione endoluminale, che porta al’’estrusione della mucosa e della sottomucosa nei punti più deboli della tonaca muscolare dell’intestino, aree adiacenti ai vasi sanguigni intramurali (la parete del colon è formata da quattro strati principali che dall’interno verso l’esterno sono: la mucosa, che entra a contatto col cibo digerito e assorbe acqua ed elettroliti; la sottomucosa, uno strato di tessuto connettivo che contiene vasi sanguigni, linfatici e terminazioni nervose; il muscolare, composto dallo strato muscolare interno, circolare, e quello esterno, raggruppato in in tre fasce longitudinali chiamate tenie del colon; infine, lo strato del peritoneo o sierosa, che è lo strato più esterno, fatto di una membrana, che avvolge e protegge l’organo). La formazione del diverticolo è un meccanismo complesso, ma è utile da conoscere nel dettaglio per capire come funzioniamo e, anche, perché sia così importante idratarsi bene e mangiare fibre. La formula di Laplace descrive la relazione tra la pressione interna di una superficie curva chiusa (come un vaso sanguigno o appunto il colon), la tensione della sua parete e il suo raggio. Trova applicazioni in fisica, cardiologia e fisiologia. E spiega la formazione del diverticolo. Secondo questa legge, la pressione all’interno di un condotto è direttamente proporzionale alla tensione della parete. Ed è inversamente proporzionale al suo raggio. Ne consegue che una massa corposa che attraversa senza indugio il condotto intestinale distende le anse dello stesso, ampliandone il raggio e così riducendo la pressione. Posto il contrario, si verifica il contrario. Se dunque mangiamo male per anni e anzi decenni, scegliendo un’alimentazione molto povera di fibre, basata solo su alimenti raffinati, coniugata poi a bassa idratazione, ecco che col tempo il transito intestinale non funziona al suo meglio e può danneggiare anche la parete del colon inducendola a cedere alla formazione dei diverticoli.
Appena si dice a qualcuno che si è fatta una colonscopia e si sono trovati i diverticoli, la risposta più diffusa è il consiglio di non mangiare assolutamente integrale e non mangiare assolutamente semini e bucce: dalle fragole ai pomodori, dai ceci alla buccia della frutta, niet dice chi vuol dare il consiglio giusto. Lo si consiglia perché in passato le linee guida erano queste e molti non sanno che sono cambiate. In realtà, da qualche tempo la medicina ha spiegato come questo tipo di igiene alimentare sia necessario, assolutamente necessario, sì, solo se e quando i diverticoli si infiammano e dallo stato di diverticolosi si passa a quello di diverticolite. In questo caso, solo in questo caso, è molto meglio che la dieta sia a basso residuo e che siano banditi i semini e le bucce e di solito si prescrivono anche antinfiammatori o antibiotici o si deve ricorrere anche ad altre terapie (vedremo più avanti le varie gradazioni di diverticolite). Altra abitudine che tiene a bada la diverticolosi prevenendo la diverticolite è la corretta idratazione: bisogna bere acqua durante il giorno anche per mantenere le feci morbide e facilitare il transito intestinale senza alcuno sforzo per le pareti. Introdurre, quindi, almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, due in estate, tra acqua e liquidi provenienti dall’alimentazione (frutta e verdura contengono per lo più acqua). È importante anche nutrire il microbiota intestinale con alimenti che contengono (o integratori a base di) prebiotici e probiotici. Altra pratica di grande aiuto è mantenere uno stile di vita attivo: seppure non si va in palestra a fare un’ora di zumba un giorno sì e uno no, perché non piace o perché si ha un’età, si possono svolgere altre attività aerobiche oppure allenamenti molto più tranquilli come la camminata, comunque buoni allo scopo di stimolare la corretta digestione e un transito intestinale migliore possibile. In caso di diverticolosi, si usa il cosiddetto punteggio DICA per stabilire il rischio evolutivo: DICA 1 è la diverticolosi semplice, con basso rischio di complicanze, la DICA 2 è la malattia lieve, con rischio moderato, la DICA 3 si attribuisce ad ulcere isolate con mucosa alterata e alto rischio di complicanze.
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