Siamo molto felici di sapere che, in questo momento di grave crisi dell’editoria, ci sia ancora qualcuno che sfoglia i giornali. In particolare, risulta che ci siano alcuni attenti compulsatori di quotidiani ai vertici della Organizzazione mondiale della sanità. Trattasi in particolare di Hans Kluge, direttore europeo dell’Oms, che ha condiviso con il Corriere della Sera la sua passione per la lettura.
Vediamo i fatti. Kluge, il 30 giugno, ha lanciato un allarme riguardante il caldo killer. In un comunicato ansiogeno ha scritto che «l’Italia ha segnalato 5 decessi in 24 ore». Il problema è che non era vero. Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute, ha fatto sapere che alle autorità sanitarie nostrane quel numero di decessi dovuti alle temperature elevate non risultava.
«Per cercare di fare chiarezza», dice il Corriere, «abbiamo chiesto a Oms Europa come fosse stato ricavato quel numero e quale metodologia venga utilizzata per stimare i decessi. Nella risposta, un portavoce di Oms precisa che il riferimento ai cinque decessi “si basa su notizie pubblicate dai media italiani il 25 giugno”, poi rilanciate dal Guardian. Proprio così».
In pratica, all’Oms hanno letto qualche giornale e ne hanno tratto informazioni sufficienti per compilare un comunicato ufficiale dai toni apocalittici: «L’Europa si sta riscaldando a una velocità più che doppia rispetto alla media globale. Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali e isolati. Sono crisi ricorrenti che stanno diventando più frequenti, più intense e più prolungate. Ogni estate in cui non ci prepariamo adeguatamente è un’estate che paghiamo in termini di vite umane», ha scritto Kluge, gettando benzina sul falò già fin troppo ardente della retorica eco-catastrofista.
Ora però apprendiamo che queste valutazioni «scientifiche» si basano sulla rassegna stampa. Anzi, su articoli italiani letti da cronisti inglesi, dunque addirittura su fonti di seconda o terza mano. Forse prima di terrorizzare la popolazione europea lanciando allarmi sul caldo assassino e sul disastro ambientale bisognerebbe usare qualche cautela in più. Per altro, le procedure utilizzate in questo caso sono singolarmente diverse da quelle che lo stesso Kluge ha usato in altre occasioni. Egli ricopriva l’incarico al vertice anche nel maggio del 2020, cioè nel momento in cui fu pubblicato il famosissimo report «Una sfida senza precedenti: la prima risposta dell’Italia al Covid-19», curato da Francesco Zambon. Si trattava del primo (e finora unico) rapporto che esaminava lucidamente la gestione della prima ondata di Covid da parte dell’Italia. Ebbene, come ricorderete quel report fu pubblicato, ritirato dopo poche ore e mai più reso disponibile. Kluge spiegò che il documento non poteva uscire perché non era stato condiviso «con il nostro partner principale, che è il ministro della Salute» (al tempo, Roberto Speranza). Quella vicenda, è noto, è finita molto male. Francesco Zambon ha dovuto dare le dimissioni, ha perso il lavoro perché si era ostinato ad agire con coraggio e onestà. Kluge invece è ancora al suo posto. Al tempo del Covid censurava i report per timore che il governo italiano si risentisse, ora diffonde dati appresi dai giornali che il ministero della Salute – evidentemente non interpellato – smentisce. Perché allora tanta premura e tanta cautela e oggi invece l’esatto contrario? Forse gli ordini di scuderia sono diversi?
In ogni caso, come dicevamo, siamo felici che all’Oms leggano i giornali. Dovrebbero però fare lo sforzo di leggerli meglio, e leggerli tutti, senza evitare le notizie sgradite. Sul nostro giornale, ad esempio, Kluge potrebbe trovare tante notizie interessanti sulla commissione Covid e sulla tonnellata di balle che ci sono state raccontate durante la pandemia. Magari potrebbe trarne spunti utili per scrivere un bel comunicato gravido di emozioni. Per altro, se stabilissimo che la lettura degli articoli sui decessi è un metodo scientificamente approvato, allora l’Oms dovrebbe immediatamente formare una task force dedicata alle morti improvvise: da anni ci sono centinaia di articoli che riferiscono di decessi apparentemente inspiegabili e del tutto inaspettati di persone vaccinate. Se cinque titoli sui morti per caldo bastano a produrre un comunicato, sulle morti improvvise ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un libro, anzi una enciclopedia.
Ci auguriamo comunque che Kluge continui a sfogliare i quotidiani. Speriamo semmai che gli tolgano i fumetti, altrimenti rischiamo che scriva senza pensarci troppo comunicati su gente morsa da ragni radioattivi e su alieni super potenti che atterrano negli Stati Uniti. Se poi il nostro caro Hans volesse in futuro due notizie su questa curiosa malattia chiamata Covid, siamo disponibili a regalargli un abbonamento alla Verità: potrebbe addirittura scoprire cose che non sapeva e che i suoi superiori hanno fatto di tutto per nascondere.
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