Schillaci gela i gufi dell’apocalisse: «Il caldo non ha aumentato i morti»
Orazio Schillaci (Ansa)

Il caldo fuori norma c’è, ma i morti in più e l’assalto agli ospedali non ci sono. La fonte è ufficiale ed è il ministero della Salute, che spegne gli allarmismi arrivati anche dall’Oms nei giorni scorsi. Ciò non toglie che le misure di prevenzione vadano sempre adottate a tutti i livelli, dalla tutela dei soggetti deboli e degli anziani al blocco dei lavori all’aperto particolarmente faticosi.

Ieri si è riunita la Cabina di regia interistituzionale prevista da Piano operativo nazionale sugli effetti del caldo. Il ministero della Salute, al termine della riunione, ha reso noto che «i dati della sorveglianza degli accessi in pronto soccorso non fanno registrare alcun incremento nelle otto città (49 strutture di pronto soccorso cosiddette «sentinella») monitorate. Insomma, niente assalto agli ospedali, ed è già una buona notizia. Poi, il dato più atteso, quello sui morti. Il ministero riferisce che «salvo che per la città di Torino (morti in aumento tra gli over 65, ndr), l’ondata di calore degli ultimi giorni non ha comportato un aumento della mortalità giornaliera tra gli anziani». Anzi, per la precisione, nelle città principali c’è stata «mortalità uguale o inferiore alle attese». Nei giorni scorsi l’Oms aveva parlato di «cinque morti di caldo in Italia in un solo giorno» e il dicastero della Salute aveva già smentito.

Per evitare dibattiti da bar e strumentalizzazioni annesse, il ministero della Salute da un lato nega un allarme particolare di carattere sanitario, dall’altro conferma «massima attenzione al tema del caldo» eccezionale di questi giorni. I dati vengono raccolti e controllati insieme alle Regioni praticamente in tempo reale, «per poi rispondere in modo preciso sul piano operativo ed epidemiologico», spiega il ministro Orazio Schillaci. Ovviamente, l’ondata anomala di calore c’è e nessuno la può negare. Secondo i dati del dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio, nel mese di giugno in diverse città italiane le temperature massime hanno fatto registrare incrementi di oltre 7 gradi rispetto al periodo di riferimento. E picchi di oltre 9 gradi sono stati osservati a Torino. Il ministero della Salute ha anche reso noto che al primo luglio, il numero di pubblica utilità «1500» ha ricevuto oltre 400 chiamate. Lazio, Lombardia e Puglia sono le regioni con il maggior numero di richieste di aiuto.

Intanto, con una certa calma, due giorni fa l’Oms ha convocato per lunedì prossimo una «riunione d’urgenza» dei suoi funzionari europei a Ginevra per discutere dell’«emergenza» caldo. Come ai tempi del Covid, è facilmente prevedibile che l’Organizzazione mondiale della sanità lanci i consueti allarmi anche sul caldo. Venti giorni fa, però, aveva lanciato un piano sull’ambiente a tutela della salute in cui si parlava molto di energia, fonti fossili e qualità dell’aria. Adesso, probabilmente, la riunione di lunedì sarà l’occasione per mettere l’accento anche sul tema del caldo. Il momento è nettamente propizio e le «ricette», del resto, sono ampiamente sul mercato (anche dei capitali) da lungo tempo, come l’edilizia green. L’Oms ha usato per il caldo l’espressione, inflazionatissima, «killer silenzioso», molto efficace quando numeri e nessi causali arrancano.

In ogni caso, sulle misure di prevenzione pratiche per il caldo sono tutti d’accordo, Oms, governi, regioni e municipalità. Oms Europa conferma che sono importanti i piani locali caldo-salute, i sistemi di allerta precoce, gli spazi climatizzati e le iniziative di sostegno rivolte alle persone più vulnerabili, come anziani, poveri e bambini.

A chi non ha l’aria condizionata, Oms Europa consiglia di mantenere chiuse le persiane e le tende durante il giorno per impedire al calore di entrare. E poi, aprire le finestre durante la notte, bere acqua prima di avvertire la sete evitando bevande zuccherate, alcoliche o contenenti caffeina, evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata e verificare le condizioni di vicini e familiari anziani. C’è un significativo fattore di solitudine nei malori per il caldo e non a caso ovunque in Europa le autorità sanitarie ricordano che una telefonata a un parente per accertarsi delle sue condizioni può salvare una vita. Anche qui, un dato c’è e lo fornisce l’Oms: circa il 60% dei ricoveri ospedalieri successivi agli accessi in pronto soccorso registrati durante questa ondata di calore in Europa «ha riguardato persone di età pari o superiore a 75 anni». E molti di questi ricoveri sarebbero stati evitabili.

Come sempre, l’approccio pragmatico paga sempre. A Barcellona, dove il termometro ha sfondato i 40 gradi, hanno ampliato la rete di cosiddetti «rifugi climatici» e hanno messo a disposizione dei cittadini oltre 500 soluzioni ben climatizzate tra biblioteche, centri civici di aggregazione, farmacie. E poi massima apertura dei parchi pubblici. Parigi ha fatto un passo in più, limitando la vendita degli alcolici negli spazi pubblici. Come sempre, l’equilibrio tra divieti e consigli resta fragile, in tema sanitario, specie quando si tratta di disincentivare condotte che un normale buon senso dovrebbe evitare da solo.

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