Professoressa Maria Rita Gismondo, lei sta seguendo con attenzione la commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid. Finora di ciò che è emerso che cosa l’ha colpita di più?
«Quello che mi ha colpito di più durante le audizioni che seguo pedissequamente è il coraggio – ovviamente sono ironica – di dichiarare alcune cose che sono terribili».
Cioè?
«Faccio un esempio. Il collega Ippolito, che era nel Comitato tecnico-scientifico, dice che il Comitato tecnico-scientifico ha dato delle indicazioni al ministro Roberto Speranza che lui disattendeva. Però, se ci ricordiamo, quando veniva intervistato, sembrava essere pienamente d’accordo e anzi rafforzava le dichiarazioni di Speranza. Non mi sembra un comportamento deontologicamente inevitabile. L’altra cosa è la dichiarazione del direttore generale Nicola Magrini dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, che dovrebbe essere a tutela della salute della gente».
Già…
«Ha detto che non avevano evidenze scientifiche sull’efficacia del vaccino e che non c’erano delle sperimentazioni completate per giustificare il largo impiego che è stato imposto. Un’altra cosa che mi ha molto impressionato è che si parla poco di quanto sia stata offesa la scienza con l’oppressione dei medici. Per ultimo, ma non ultimo, lo spreco economico sotto la gestione di Domenico Arcuri. Faccio esempi che sono sotto gli occhi di tutti: i banchi a rotelle che non sono stati mai utilizzati, i respiratori inadatti, le mascherine prima regalate e poi comprate a caro prezzo e tutti gli sprechi che sono stati fatti negli ospedali. Posso dirlo per esperienza: avevamo un modulo, bastava motivare con il Covid e si poteva comprare tutto. Quindi questo mi ha molto, molto infastidita».
Al di là delle questioni diciamo così politiche ed economiche, dal punto di vista medico-scientifico ritiene che in commissione siano emerse evidenze importanti?
«Beh, entrambi i fattori – quello politico e quello economico – hanno un’influenza importante sulla sanità. Milioni di euro spesi durante la pandemia sono milioni di euro che non abbiamo trovato disponibili per la gestione della sanità successiva. Comunque sia, le evidenze importanti sono che nessun lavoro scientifico a livello internazionale supportava l’utilizzo dei vaccini nei bambini e nelle donne gravide, cosa ancora più grave. Nessuno studio internazionale supportava l’evidenza scientifica dell’uso delle mascherine e del distanziamento di due metri o un metro e mezzo, nessuna evidenza scientifica supportava il lockdown le cui conseguenze sono ancora sotto gli occhi di tutti e mi riferisco a ragazzi con enormi problemi psicologici. Ricordo che l’Italia è stata il Paese con la più lunga chiusura e con la più lunga sospensione delle lezioni a scuola».
Alla luce di quanto è emerso in commissione, che cosa si può dire oggi della gestione medica del Covid?
«Che la gestione medica sul Covid è stata vergognosa per due motivi. Perché si è offeso quello che è il principio fondante della professione medica. Il medico deve tentare qualsiasi terapia reputa opportuna per guarire o comunque curare il proprio paziente. Questo è stato vietato. Ci si doveva assolutamente attenere al protocollo tachipirina e vigile attesa. Chi mi ha seguito conosce la posizione che ho esternato sin dall’inizio. La tachipirina non è un farmaco antinfiammatorio che può agire nei confronti del virus Sars. La vigile attesa è il contrario del principio infettivologico che suggerisce, che impone direi, di agire subito a bloccare l’infezione.
Perché l’infezione è come una fiammella, un piccolo focolaio, se non si spegne divampa l’incendio. Alcuni medici – e io sono fra questi – hanno tenuto fede al giuramento, all’etica e alla deontologia e sono andati avanti e hanno nel cuore la gioia di aver guarito persone. Molti miei colleghi, per piegarsi a diktat senza alcun fondamento scientifico, hanno provocato morti».
A proposito. Le sembra che i suoi colleghi medici abbiano preso atto degli errori commessi?
«Devo dire che molti miei colleghi medici si sono comportati in maniera contraria alla deontologia. Incontravo nei corridoi dell’ospedale colleghi che nelle interviste si dichiaravano a favore di questo pensiero unico antiscientifico ma poi, con i colleghi, dicevano di avere molti dubbi sul fatto che quelle indicazioni terapeutiche potessero funzionare. Ecco, questo è quello che critico ai miei colleghi: la mancanza di coraggio nel difendere i propri principi. Si sono accorti degli errori? Io credo di sì. Ma il silenzio – soprattutto di quelli che sono diventati degli influencer sui social e parlano pure di infezioni dall’altra parte del mondo ma non di quello che sta emergendo dalla commissione Covid – dà la prova che si vergognano del loro passato e non hanno il coraggio di dire di aver sbagliato, magari involontariamente».
Torniamo, allora, alla commissione. Che cosa l’ha colpita dalla audizione di Giuseppe Conte?
«Non mi aspettavo granché da questa audizione, perché Conte è un bravissimo avvocato, soprattutto di sé stesso, e quindi ha fatto in realtà non un’audizione ma un’arringa, una lezione ex cattedra. Mi ha colpito profondamente il fatto che abbia affermato che la scienza è incertezza e che, perciò, avevano dei dubbi su come gestire il Covid. Peccato che in quel periodo l’incertezza non sia mai stata accettata e il dubbio, che è fondante per la scienza, non sia mai stato accettato. Anzi, c’è stata la persecuzione di chi avanzava dubbi su questioni scientifiche che avevamo la necessità e l’obbligo di indagare».
Pensa che sia giunto il momento di sentire anche Mario Draghi?
«Mario Draghi deve essere audito perché ha avuto la gestione della pandemia nei momenti più cruciali. È stato Mario Draghi a dire “non ti vaccini, ti ammali e muori”. È stato Mario Draghi a imporre, nei fatti, che chi non si vaccinava non poteva andare a lavorare. È stato Mario Draghi a mettere il green pass. Quindi questo silenzio nei confronti di Draghi mi lascia molto perplessa. E siccome nulla viene fatto senza una motivazione politica, anche se non sono esperta di politica, mi faccio delle domande. Mario Draghi deve essere audito».
Lei che cosa chiederebbe a Draghi?
«Sarei molto contenta di fare delle domande direttamente a Mario Draghi, cosa che ovviamente non potrò fare, perché lo metterei veramente spalle al muro per rispondere di alcune cose che sono di un’evidenza schiacciante. Io direi: caro Mario Draghi, quale evidenza scientifica ti ha suggerito quel messaggio orrendo? Vaccinatevi se no morite. Quale evidenza scientifica ti ha fatto dire che se eri vaccinato potevi andare al ristorante tranquillamente? La gente ha attribuito al vaccino una sicurezza che il vaccino non aveva. E ancora gli chiederei: quale evidenza scientifica non ti ha fatto prendere Speranza da parte per dirgli che doveva dimostrarti l’efficacia di “tachipirina e vigile attesa” mentre morivano le persone? E ancora: perché non hai detto nulla quando improvvisamente Pfizer ha duplicato il prezzo del vaccino?».
Sono tante domande.
«Ma purtroppo questo è un sogno che per me non si realizzerà. Spero che lo possa magari realizzare Marco Lisei, che sta gestendo la commissione Covid con tanta coerenza e devo dire in maniera totalmente asettica. Questo comportamento dimostra che la commissione non è, come molti dicono, uno strumento politico. Come italiani dobbiamo riconoscerlo».
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