Ieri, la professoressa Maria Rita Gismondo ha detto alla Verità che sarebbe ora che l’ex premier Mario Draghi venisse audito in commissione parlamentare d’inchiesta «perché ha avuto la gestione della pandemia nei momenti più cruciali.
È stato Mario Draghi a dire “non ti vaccini, ti ammali e muori”. È stato Mario Draghi a imporre, nei fatti, che chi non si vaccinava non poteva andare a lavorare. È stato Mario Draghi a mettere il green pass».
La farmacovigilanza passiva e i dati dell’Ema
Mentre ci auguriamo una pronta apparizione in bicamerale di mister «Whatever it takes», ancora una volta è la Commissione medico scientifica indipendente (Cmsi), che fa capo a medici quali Alberto Donzelli ed Eugenio Serravalle e alla quale aderiscono numerosi esperti in cardiologia, ematologia, endocrinologia e altre discipline, a ricordare i risultati delle sciagurate misure prese in epoca Conte e Draghi.
Il tasto dolente, vergognoso, è sempre quello dell’assenza della farmacovigilanza attiva, ancora più doverosa in presenza di un vaccino sperimentale. Perfino uno studio ad hoc finanziato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema), dopo aver effettuato sorveglianza attiva post-vaccinale, ha riconosciuto che i tassi di segnalazione in Eudravigilance (che riceve i dati delle sospette segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci da parte delle Agenzie nazionali, come l’Aifa, basati sulla sorveglianza passiva), erano inferiori di un fattore di 1.000 volte.
«Quanto asserito in audizione dalla dottoressa Patrizia Popoli, già direttrice del Centro nazionale per la ricerca e valutazione dei farmaci dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e presidente della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, ovvero “i nostri numeri sono in linea con quelli di altri studi”, è purtroppo vero: la sottostima di circa 1.000 volte delle reazioni avverse vaccinali della sorveglianza Aifa è in linea con una sottostima altrettanto drammatica a livello europeo», evidenzia la Cmsi.
Precisa: «Una sottostima di circa mille volte non riguarda solo le reazioni avverse post vaccinali in generale, ma anche quelle gravi, come le miocarditi e pericarditi». Sempre dall’audizione della dottoressa Popoli, era emerso che lo studio dell’Iss per indagare l’associazione tra vaccinazioni a mRna e miocarditi/pericarditi negli italiani di 12-39 anni aveva rilevato un eccesso di miocarditi, ma solo dell’ordine di pochi casi per 100.000 dosi.
«È inammissibile», segnala la commissione, perché vengono escluse le forme subcliniche di miocarditi; «perché un rilascio di troponina significa morte di cellule cardiache, e queste, come i neuroni del cervello, non si riproducono», e perché il danno cardiaco non si esaurisce certo con condizioni che rispondono ai criteri diagnostici canonici di miocardite.
Inoltre, la commissione ricorda che «una ricerca israeliana, con anni di ritardo su eventi avversi in adolescenti nella prima campagna vaccinale Pfizer loro destinata, mostra che i casi di danno cardiaco grave, inclusi infarti, ictus e tromboembolie, superavano di molte volte quelli formalmente definiti come “miocarditi”».
Miocarditi, i numeri della sorveglianza attiva
Che cosa si sarebbe potuto fare? Una sorveglianza attiva, come quella condotta su adolescenti tailandesi e su sanitari svizzeri adulti, in media quarantenni, con rilevazione di troponina e con elettro ed ecocardiogramma prima e dopo la seconda dose di vaccino. In Thailandia, si trovò «un 2,33% (non per 100.000) di sospette mio/pericarditi soprattutto subcliniche» in 301 studenti di 13-18 anni; in Svizzera, all’ospedale di Basilea, si fece lo stesso dopo la terza dose di vaccino Moderna, trovando il 5,1% di miocarditi.
Buona parte di queste miocarditi rilevate in Svizzera «è stata scartata, perché il Comitato etico aveva vietato i test prima della somministrazione della dose per non scoraggiare le inoculazioni, cosicché parte delle elevazioni di troponina si sono ritenute in potenza compatibili con condizioni preesistenti. Anche in questo modo, si sono accettate come indiscutibili miocarditi nel 2,8% dei vaccinati, soprattutto donne, in cui la percentuale è stata ancor maggiore», sottolinea la Cmsi.
Gli studi su adolescenti e adulti vaccinati
Non solo, una ricerca giapponese del 2023 ha dimostrato che in 700 vaccinati Covid asintomatici, dopo la seconda dose si riscontrava una situazione grave, «con percentuali elevatissime di infiammazione cardiaca, significativamente maggiore rispetto ai non vaccinati e persistente almeno sei mesi».
La richiesta di una nuova sorveglianza
L’Agenzia italiana del farmaco e l’Istituto superiore della sanità non potevano ignorare questi studi. E avrebbero almeno dovuto accogliere la richiesta inviata dalla Cmsi a direzione sanitaria del ministero della Salute, parlamentari e consiglieri regionali, nella quale si chiedeva di attuare, «prima e pochi giorni dopo la dose vaccinale, un test ad alta sensibilità della troponina T cardiaca (HS-cTnT) o della troponina I nonché elettrocardiogramma ed ecocardiogramma a un campione rappresentativo di vaccinati, per escludere o confermare quantificare il possibile rischio di miocardite». Purtroppo, nessuna risposta venne data.
La Commissione medico scientifica indipendente invita ancora oggi a compiere una ricerca di sorveglianza attiva «prima e dopo future inoculazioni, con ecocardiogramma di approfondimento se il primo screening rivela alterazioni, in chi scegliesse comunque ancora di vaccinarsi e accettasse gli esami indicati, da offrire gratuitamente a un campione il più possibile rappresentativo».
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