Diciassette miliardi in più in tre anni per il Fondo sanitario nazionale, Case di comunità realizzate nei tempi del Pnrr, farmacia dei servizi stabilizzata e nuove risorse per la prevenzione. Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, parte dai risultati raggiunti e indica le prossime sfide: rafforzare l’assistenza di prossimità, proseguire il lavoro sulle malattie rare e ridurre le dipendenze esterne sul fronte dei farmaci.
Sottosegretario, cosa è cambiato concretamente sul territorio?
«Il ridisegno della sanità territoriale è stato fin da subito una priorità del nostro mandato. Dopo la pandemia sono emerse criticità strutturali dell’assistenza di prossimità e siamo intervenuti con nuovi modelli organizzativi e maggiori risorse: 17 miliardi di euro in più in tre anni per il Fondo sanitario nazionale. Abbiamo rispettato le scadenze del Pnrr e realizzato le Case di comunità, impegnandoci a renderle operative con il personale necessario e la presenza di almeno un medico in ciascuna, anche grazie all’accordo del 26 giugno con i medici di medicina generale».
In cosa consiste il cambio di paradigma?
«In una più efficace integrazione tra ospedale e territorio, per portare la cura più vicina al domicilio e intercettare precocemente il bisogno di assistenza. È anche l’obiettivo della “rivoluzione gentile”: la riclassificazione di alcuni farmaci per patologie croniche dalla distribuzione ospedaliera alle farmacie sotto casa. È già avvenuto per alcuni antidiabetici, gliptine e gliflozine, semplificando cura e aderenza terapeutica per milioni di italiani con diabete di tipo 2 e generando risparmi per lo Stato».
Anche la farmacia dei servizi è ormai un risultato acquisito?
«C’è un percorso lungo 15 anni, fatto di continue proroghe della sperimentazione, ma è con questo governo e con la legge di bilancio 2026 che trova finalmente un punto fermo. La farmacia, da luogo che dispensa il farmaco, diventa stabilmente un presidio sanitario di prossimità integrato nel Ssn, capace di offrire prevenzione, monitoraggio e un primo accesso ai servizi per la bassa complessità».
Una rete che può alleggerire anche gli ospedali?
«Parliamo di 20.000 nodi diffusi sul territorio, da valorizzare in sinergia con medici di famiglia, specialisti e altri professionisti sanitari. Il mio auspicio è che questo ruolo si integri sempre di più nella gestione quotidiana delle cronicità, alleggerendo la pressione sugli ospedali. A Cagliari, pochi giorni fa, una turista tedesca, grazie a un Ecg fatto in emergenza in farmacia, ha potuto individuare per tempo un infarto in atto ed essere presa in carico e salvata».
E sulla prevenzione quali risultati avete messo in campo?
«La prevenzione non va letta solo come una voce di spesa, ma come l’investimento più intelligente che un sistema sanitario possa fare su sé stesso. Per questo parlo di prevenzione strutturale: non interventi spot, ma politiche stabili nel tempo. La legge di bilancio 2026 ha stanziato 238 milioni di euro l’anno, cui si aggiungono altri 247 milioni per l’anno in corso, per estendere gli screening oncologici, rafforzare la sorveglianza sulle patologie cronico-degenerative, introdurre test di profilazione genomica e nuovi screening neonatali».
Con quale obiettivo?
«Ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alla diagnosi precoce e garantire sostenibilità alla spesa sanitaria. Una patologia intercettata tardi pesa sempre di più, sul sistema e sulla vita delle persone».
Se dovesse indicare il risultato più significativo del lavoro svolto finora?
«Quanto detto dimostra cambiamenti concreti, resi possibili da un governo stabile e di mandato. Il 4 settembre, a Bari, Giorgia Meloni celebrerà con la classe dirigente di Fdi il traguardo del governo più longevo della Repubblica: un dato politico che consente programmazione e riforme di medio periodo. È grazie a questa continuità che abbiamo costruito un metodo stabile di confronto sulle malattie rare, culminato nel primo summit nazionale del 15-16 giugno a Roma. In un ambito che richiede il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, Regioni e pazienti, il risultato più rilevante è aver strutturato un percorso condiviso».
Ora quali sono le priorità?
«Proseguire su questa linea, rafforzando il ruolo dell’Italia a livello europeo e internazionale nelle politiche sulle malattie rare. E poi il Testo unico della legislazione farmaceutica, oggi al Senato. Non è solo semplificazione normativa, ma una scelta di politica industriale: rafforzare produzione, innovazione e disponibilità dei farmaci significa ridurre le dipendenze esterne e aumentare la sicurezza del sistema sanitario».
Quindi la sfida è anche ridurre la dipendenza dall’estero?
«Sì. Le direttrici sono due e sono coerenti: aumentare la capacità di risposta del Servizio sanitario oggi e rafforzarne l’indipendenza strategica domani, soprattutto sul fronte della produzione, dell’innovazione e della disponibilità dei farmaci. L’obiettivo è un sistema sanitario più solido, sostenibile e vicino ai cittadini».
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