Due giorni fa una perizia medica ha confermato come «Tachipirina e vigile attesa» siano state indicazioni tanto inutili quanto pericolose nel trattamento domiciliare dei pazienti Covid.
Ieri Sergio Harari si è sentito in dovere di intonare sul Corriere della Sera un peana agli allora responsabili dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese.
Lo pneumologo sostiene che «sarebbe anche ora di smetterla con le stucchevoli polemiche sulla gestione della pandemia Covid. Sono passati sei anni, il mondo è completamente cambiato, la scienza è cambiata e noi ancora impegniamo il Parlamento a discutere sul nulla. Ovvero non sulla scienza, ma su sterili polemiche dai meschini risvolti politici senza nessuna possibile ricaduta sulle future strategie sanitarie».
Senza mezzi termini, ha definito inutile e tendenzioso il lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza sanitaria. Curioso, poi, che dica che «la scienza è cambiata». Nel senso che quella allineata con linee guida sanitarie globali prima rifiutava ogni studio, ricerca ed evidenza su come affrontare un’epidemia senza ricorrere solo a vaccinazioni di massa, mentre oggi non può trascurare la mole dei lavori sulla non sicurezza dei vaccini Covid? Perché allora è positivo riconoscere che erano rifiutati a priori gli atteggiamenti degli studiosi non allineati con Big pharma. Sicuramente, però, il medico intendeva altro. Ha sempre sostenuto la bontà del vaccino Covid, caldeggiava l’obbligatorietà della somministrazione: «È una strada non solo ragionevole ma molto probabilmente l’unica che possa garantire una duratura via d’uscita dalla pandemia», dichiarava nel settembre 2021.
Abbondano i suoi video su Youtube nei quali considerava un impegno personale abbattere «i dubbi e le fake news legate all’efficacia e alla sicurezza del vaccino». Lo fa ancora adesso, citando lo sconcertante intervento di Giuseppe Remuzzi su la Lettura, commentato anche dalla Verità. Il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri aveva lodato il lavoro sulla sicurezza dei vaccini, ad opera di ricercatori con evidenti conflitti di interesse eppure pubblicato su The Lancet. Harari ribadisce i «limitatissimi effetti collaterali e tossicità» dei vaccini Covid e dichiara: «In medicina non esistono farmaci privi di effetti secondari, il bilancio è sempre fra gli effetti positivi e quelli negativi ma nel caso dei vaccini non ci sono dubbi di sorta».
Il professore non vuole sentir parlare di eventi avversi, che se li curino tra le mura domestiche i poveracci che hanno creduto a ministero della Salute, Istituto superiore della sanità, Agenzia italiana del farmaco, Ordini professionali, ai premier Giuseppe Conte e Mario Draghi, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Si abbia un minimo di rispetto per la verità scientifica e per i tanti che in quei mesi hanno vissuto in prima linea, alcuni dei quali non sono più tra noi», tuona lo pneumologo. Le vittime del vaccino, i sofferenti per patologie non riconosciute, ridicolizzate e non curate, sono invece di categoria inferiore. Fantasmi imbarazzanti, meglio ignorarli.
Harari definisce i dibattiti sulle responsabilità nella gestione della pandemia «parole fini a sé stesse e alle voci urlanti dei demagoghi. Di nessun interesse per i cittadini, tantomeno per i ricercatori e gli studiosi». Si sbaglia profondamente il professore. Proprio far luce sugli errori commessi, sulla non scientificità delle scelte adottate, forse potrà evitare che in una prossima emergenza sanitaria i cittadini vengono ingannati e vaccinati contro la loro volontà, rischiando grosso.
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