«I vaccini sono ottimi», parola di scienziati pagati da Big pharma
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Dovremmo scrivere ci siamo sbagliati, perché uno studio redatto da ricercatori al soldo di Big pharma dichiara, a proposito dei vaccini Covid, che «l’efficacia è stata dimostrata in tutte le fasce d’età, in gravidanza e nelle popolazioni immunocompromesse, consolidando i vaccini a mRna come una piattaforma clinicamente validata e adattabile».

Peccato che il lavoro «Sicurezza ed efficacia dei vaccini a mRna: una prospettiva meccanicistica e di salute pubblica», pubblicato il 30 giugno su The Lancet, affermi l’esatto contrario di quanto riportano decine e decine di ricerche autorevoli condotte da studiosi internazionali. Soprattutto, nessuno di coloro che plaudono alla pubblicazione su The Lancet si è posto il problema che la maggior parte degli autori ha lavorato per aziende produttrici di vaccini.

Lo stesso Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, definendolo sul Corriere La Lettura «un lavoro fondamentale per tutta la comunità scientifica», dimentica di soffermarsi su evidenti conflitti di interesse. Eppure, è la stessa rivista a darne conto. Gli autori sono Anna K Blakney, Karina A Top, Benjamin J Cowling, Heidi J Larson, Robin J Shattock, Manish Sadarangani: ricercatori canadesi e loro colleghi di Washington, Londra, Hong Kong.

Indicati con le iniziali, ecco le rispettive posizioni: «AKB è stato ricercatore in progetti finanziati da Pfizer, Replicate Biosciences e Rocket ScienceHealth […] BJC ha svolto attività di consulenza per Astrazeneca, Fosun Pharma, Gsk, Moderna, Novavax, Pfizer, Roche e Sanofi Pasteur. HJL ha ricevuto finanziamenti da Gsk, Moderna e dalla Fondazione Gates non correlati a questo manoscritto […] e svolge attività di consulenza per il Gates Medical Research Institute», sono alcuni dei vistosi conflitti di interesse che The Lancet è obbligata a segnalare.

Ma in nome del dio vaccino, gli studiosi con l’iniziale maiuscola decidono che è questione irrilevante. Che cosa volete che sia, ci viene fatto intendere, se «MS ha ricevuto finanziamenti da Gsk, Merck, Moderna, Pfizer e Sanofi-Pasteur non correlati a questo lavoro»; e se «RJS ha svolto attività di consulenza per Sanofi-Pasteur».

Basta inganni. Con queste premesse di «influenza» nella progettazione dello studio e nell’interpretazione dei dati, che lasciano fortemente dubitare dell’integrità della ricerca, i risultati si commentano da soli. «Studi farmacocinetici e di biodistribuzione mostrano che, dopo l’iniezione intramuscolare, i vaccini a base di nanoparticelle lipidiche di mRna rimangono in gran parte localizzati nel sito di iniezione, con una distribuzione limitata agli organi secondari, come fegato, milza, ghiandole surrenali e ovaie», affermano gli autori.

Sostengono: «I vaccini a mRna sono caratterizzati da una biodistribuzione transitoria, una rapida eliminazione e un’espressione antigenica di breve durata, caratteristiche che sono alla base del loro favorevole profilo di sicurezza».

Eppure, già a gennaio 2022 usciva su Cell, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo nel campo delle scienze biologiche, lo studio che rivelava: «L’antigene Spike del vaccino e il suo mRna persistono nei linfonodi almeno fino a 8 settimane dopo la vaccinazione». A marzo 2025, sul Journal of Clinical Neuroscience ricercatori giapponesi mostravano come la Spike del Sars-CoV-2 «persiste nelle arterie cerebrali fino a 17 mesi dopo la vaccinazione», segnalando che «i risultati mettono in luce le preoccupazioni relative alla biodistribuzione e alla sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRna».

L’elenco di studi che smentiscono le conclusioni di The Lancet è lungo. Per dimostrane l’inconsistenza o la parzialità, basta comunque leggere che cosa la pubblicazione afferma in merito alla sicurezza. «I programmi di vaccinazione contro il Covid-19 e altri vaccini a mRna sono stati rigorosamente monitorati con approcci di sorveglianza passiva e attiva». Quando mai? La stessa Agenzia italiana del farmaco (Aifa) riferiva che il 93,2% delle segnalazioni «è di tipo spontaneo», non proviene da sorveglianza attiva.

Non solo non convince, ma grida vendetta la dichiarazione: «Su miliardi di dosi somministrate, gli eventi avversi gravi sono stati rari». Ancora una volta si ignorano le patologie post vaccino, gli algoritmi assurdi dell’Oms che impediscono la doverosa correlazione con le dosi somministrate e si continua a sostenere un’assurdità, quando la stessa Pfizer non ha mai raccomandato di vaccinare le future mamme perché sapeva di non avere dati clinici.

Intanto, però, qualche piccolo risultato positivo si scorge all’orizzonte: ieri è stato approvato un emendamento, presentato da Alice Buonguerrieri (Fdi) nell’ambito dell’esame sulla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, che prevede la possibilità di una reiscrizione all’Albo per i medici radiati a causa di fatti non dolosi legati alla pandemia.

La disposizione non prevede un reintegro automatico dei professionisti, ma consente di presentare un’istanza di reiscrizione all’interno di una finestra temporale definita, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma, ed è subordinata a specifiche condizioni, ossia che sia ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). Nel caso in cui la radiazione sia conseguenza di una condanna penale, la richiesta potrà essere avanzata solo dopo riabilitazione.

Non si è fatta attendere la reazione delle opposizioni, che hanno definito la misura «una vergogna senza precedenti». «Si riscrive la memoria di una fase drammatica del Paese», aggiungono nella nota congiunta i gruppi di Pd, M5S, Avs, Iv, Azione e +Europa, «quella in cui migliaia di operatori sanitari hanno rischiato la vita per curare i pazienti, quella in cui abbiamo pianto migliaia di morti, mentre oggi si premia chi si è sottratto a quell’obbligo».

Speculare la posizione del presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli: «Così si toglie l’autorevolezza a chi durante il Covid si è speso per la salute degli italiani. È un affronto a chi ha perso la vita per questo».

Secca la replica di Buonguerrieri: «Una caccia alle streghe fuori tempo massimo». E come darle torto…

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