frutta nespole
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È uno degli alberi che si possono trovare a sorpresa anche in città, perfino in piano centro, all’interno dei giardini dei palazzi. Probabilmente perché è considerato innanzitutto un albero decorativo, coi suoi bei fiori che riempiono la chioma.

Ma poi, come cantava anche Dario Baldan Bembo, per fare il frutto ci vuole un fiore. Dunque, dato un fiore, ecco il frutto: la nespola è uno dei frutti primaverili ed estivi più buoni, e più sottovalutati dai più, che ci sono. Si tratta di un frutto più antico che contemporaneo, per la percezione comune, anche per questa ragione non è esattamente mangiato da tutti. E per un altro dettaglio squisitamente commerciale che vedremo dopo.

Quando lo trovate al supermercato, fate attenzione che sia italiano perché la più parte delle volte, andando a guardare da dove arrivano le nespole che sono in vendita, be’, si leggono Paesi che non sono l’Italia. Cerchiamo di comprare nespole italiane. Questo rimando all’italianità della coltura ci permette di introdurre un’importante caratteristica della nespola. L’albero si chiama nespolo e il frutto nespola e oggi in Italia la nespola può essere frutto del nespolo europeo (Crataegus germanica) oppure frutto del nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica). Se un tempo il nespolo in Italia era tutto europeo, a un certo punto è arrivato quello del Giappone e si è diffuso spesso a discapito del primo.

La parola nespolo deriva da nespilum/mespilum, che deriva dal greco meso cioè in mezzo e dal latino pillum cioè palla, termine composto col quale si indicava la forma semisferica del frutto (mezza palla). Pare che le origini della specie Mespilus germanica (Mespilus germanica è sinonimo di Crataegus germanica) conducano fino all’antica Grecia. Da lì, nell’antichità, la specie arrivò in Europa centrale dove assunse, nel nome, la specifica di germanica. Dalla fine del XVIII secolo, poi, quel primo tipo di nespolo in Europa fu man mano sostituito quasi del tutto dal nespolo giapponese, che all’inizio era importato con solo scopo ornamentale. Prima arrivò alla corte di Francia, poi nel Giardino Botanico di Parigi nel 1784, poi ai Kew Gardens di Londra nel 1787, infine nell’Orto Botanico di Palermo. Oggi in Italia le due specie convivono. Sono due specie diverse che però hanno in comune la famiglia e la sottofamiglia, differenziandosi invece per genere e specie. Scopriamo ulteriori differenze tra le due.

Il nespolo europeo anche detto nespolo volgare appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Maloideae, genere Crataegus, specie Germanica. Il suo nome botanico è Crataegus germanica. La nespola europea è a raccolta autunnale, ha forma tonda, con una concavità sul fondo, presenta una buccia marrone chiaro. È un bell’albero, di dimensioni medie, che tocca i 4-5 metri di altezza e può anche superarli in larghezza. Può anche diventare pluricentenario. Ha una bella chioma, caducifoglie, cioè che perde le foglie in inverno.

La fioritura avviene a maggio circa e attira tante api. Esiste, infatti, il raro e pregiato miele di nespolo. Poi, in autunno, arrivano i frutti. Delle dimensioni di circa 2, massimo 3 cm, sono pomi, cioè sono dei falsi frutti: la parte carnosa deriva dall’ingrossamento del ricettacolo floreale, mentre i veri frutti sono i semi duri e legnosi contenuti all’interno. Da non mangiare, perché tossici. La raccolta di questi pomi si fa a novembre. Si raccolgono immaturi, con una concentrazione di zuccheri del 20%. Poi si accantonano a maturare sotto paglia o in luogo fresco e asciutto. Il periodo si chiama di ammezzimento. Le nespole rimangono dure e acide (e astringenti) fino a dicembre, poi avviene la trasformazione enzimatica della polpa che riduce il contenuto di tannino e muta il gusto acido in sapore dolce, consentendo così un più piacevole consumo. Il proverbio «Con il tempo e con la paglia maturano le nespole», ispirato alla prassi dell’ammezzimento, allude alla pazienza, al tempo e alle modalità che ci vogliono per fare le cose correttamente. La nespola germanica si mangia togliendo il picciolo e risucchiando la polpa, di modo che i semi rimangano all’interno della buccia.

Il nespolo giapponese appartiene alla stessa famiglia e sottofamiglia delle Rosaceae Maloideae, ma ad un altro genere, l’Eriobotrya, la specie è la Japonica. Il suo nome botanico è Eriobotrya japonica. Quindi il nespolo che troviamo per lo più in Italia ora è il nespolo giapponese. Attenzione, per rendere ancora più complesso il tutto, va detto che il nespolo del Giappone è originario della Cina. In Cina il frutto, che è piccolo, si chiama pipa o pipa guo (ricordatevelo se andate in vacanza in Cina). In Giappone l’albero ha subito selezione di varietà per ottenere frutti più grandi che in giapponese si chiamano biwa (segnatevelo per le vacanze in Giappone).

Il nespolo del Giappone può raggiungere fino a 10 metri di altezza e, pensate, altrettanti in larghezza, anche se, di solito, nelle normali coltivazioni nostrane non arriva a questi grandi traguardi. È sempreverde. Le sue foglie, non caduche, sono caratteristicamente grandi e spesse, sembrano quasi di cartapesta, sono pelose, verdi verdi sopra e più chiare sotto, se avete mai visto un bel nespolo giapponese ne avete presente l’affascinante plasticità estetica. Anche i frutti del nespolo del Giappone sono pomi, cioè sono falsi frutti: la parte carnosa deriva dall’ingrossamento del ricettacolo floreale, mentre i veri frutti sono i semi duri e legnosi contenuti all’interno. Falsi o meno, mangiamo la parte carnosa, ovviamente, non il vero frutto che chiamiamo nòcciolo.

Le nespole giapponesi sono di un bel colore giallo arancio, se raccolte in anticipo possono essere un pochino aspre, se sono perfettamente mature sono dolci. La fioritura del nespolo giapponese avviene da ottobre a febbraio, la maturazione a maggio e giugno. Esiste il miele anche di nespolo giapponese. Questo periodo di fruttificazione di fine primavera, inizio estate li fa collocare tra i frutti a conservazione invernale che in quei due mesi sono in esaurimento e i frutti a maturazione estiva che non sono ancora tutti maturi e appena arrivano, anche solo alcuni, costano molto essendo i primi. Perciò molto spesso le nespole del nespolo giapponese vengono raccolte ancora acerbe e messe subito in vendita per sfruttare più giornate possibili di rappresentanza unica di frutta estiva, mentre il resto ancora non arriva o costa tantissimo. Si pensa che la nespola sia acida di suo, invece è acida solo se acerba.

Una volta che è completamente matura diventa molto dolce, ma quando questo accade il mercato straborda di ciliegie e pesche e le nespole non sono più allettanti per il consumatore che spende più volentieri per frutti considerati di serie A, così le nespole scompaiono velocemente dal mercato. Insomma, la nespola è un frutto di grandissimo valore, anche identitario se vogliamo, perché entrambi i nespoli sono stati decisamente italianizzati, ma è un valore riconoscibile solo da chi sa vedere il cibo oltre la sua apparenza, oltre, anche, la sua a volte cinica strumentalizzazione commerciale. Se trovate nespole, sugli alberi, al mercato, al piccolo negozio o banco di mercato rionale di frutta e verdura, soprattutto se prodotte in Italia, prendetele e onoratene la bella storia antica, sì, ma ancora vivissima.

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