«Gli effetti avversi dei vaccini anti Covid sono stati pochissimi», «i benefici hanno superato senza dubbio i rischi», «i vaccini hanno salvato milioni di vite». Sono alcuni dei pilastri su cui si è fondata la narrazione ufficiale della campagna vaccinale.
Pilastri che, secondo lo stimato scienziato Paolo Bellavite, già professore di Patologia generale all’Università di Verona, audito ieri in Commissione Covid, meritano oggi una revisione profonda.
A partire dall’idea del vaccino come unico strumento salvifico. Perché anche quando si parla di benefici è necessario fornire prove solide. Nel caso dei vaccini anti Covid, invece, la valutazione è stata lacunosa, perché l’inoculo è stato considerato l’unica via per evitare la morte causata dal virus. Ma la malattia indotta dal Covid poteva essere curata, ed è stata curata. Con meno danni collaterali rispetto al vaccino.
Da qui il secondo grande tema: il riconoscimento degli effetti avversi. Un passaggio necessario per ripristinare la fiducia nella scienza, ma che finora è mancato. Perché i danneggiati da vaccino continuano a essere considerati malati di serie B, fuori dal circuito del sistema sanitario nazionale. Una profonda ingiustizia, sulla quale il professore ha voluto richiamare l’attenzione della Commissione.
L’equivoco, spiega, è nato sin dall’inizio perché è passato il messaggio che i vaccini fossero assolutamente sicuri, in pratica senza effetti collaterali. Questo contraddice un principio elementare della medicina: ogni farmaco può avere effetti indesiderati. Lo sanno i medici, lo sanno i ricercatori, lo sanno gli operatori sanitari. E sapete qual è stato il risultato? Lo si vede analizzando le segnalazioni dei sospetti danni da vaccino.
Sono state tutte redatte o dai cittadini, o dagli avvocati o al massimo dai farmacisti. Pochissimi medici hanno segnalato gli effetti avversi. Il motivo starebbe proprio nell’aver confuso la sicurezza del farmaco con l’assenza assoluta di danni. Quindi se un medico veniva chiamato per un infarto a due giorni dal vaccino, in automatico escludeva che il vaccino potesse esserne la causa, perché nessuno gli aveva detto che poteva esserci quell’eventualità.
Tutto questo ha prodotto una fortissima sottostima degli effetti avversi, come sottolinea anche il deputato di Fratelli d’Italia, Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, che in una nota pone proprio l’attenzione sulla gravità delle azioni passate. Sottostimare gli effetti avversi ha provocato un grave danno alla salute della popolazione e continua a provocarlo a causa del mancato riconoscimento, sia in termini di indennizzi, che di risarcimenti e soprattutto in termini di cure.
Durante l’audizione, Bellavite ha mostrato dei dati allarmanti. Si è soffermato sulle miocarditi nei giovani, uno degli effetti avversi più noti associati ai vaccini a mRna, anche se inizialmente la correlazione non era riconosciuta.
Secondo la nostra agenzia del Farmaco, il rapporto dell’insorgenza di queste infiammazioni del cuore, che possono essere anche letali, è di circa 1,8 casi ogni milione di dosi. Questo dato il professore lo contrappone a quello del Vaers statunitense, che è un sistema di segnalazioni spontanee proprio come quelle su cui si basa la vigilanza passiva di Aifa. Negli Stati Uniti le miocarditi vanno dai 50 ai 100 casi per milione di dosi. Una differenza da 24 a 58 volte superiore rispetto all’Italia. Una discrepanza davvero enorme.
Ma vi è di più, lo scienziato esperto di infiammazioni si è accorto subito della possibilità che si verificassero miocarditi, pericarditi, trombosi. A marzo 2021, a soli 3 mesi dall’inizio delle vaccinazioni, ha scritto ad Aifa per mettere in guardia su questa possibilità. Perché la campagna vaccinale proseguiva spedita, vaccinando tutti in maniera indiscriminata. Sapete qual è stata la risposta di Aifa? Nessuna. Non diede seguito alla segnalazione.
Il professore ha spiegato in aula di aver scoperto la risposta grazie all’inchiesta edita nel libro Effetto Avverso. Perché con pandemia e vaccini non è andato tutto bene, pubblicata anche dalla Verità e dalla trasmissione Fuori dal Coro. Il suo appello alla prudenza venne liquidato con queste parole: «Il professor Bellavite è già da tempo noto come eminente esponente del movimento no vax. Pertanto credo sia opportuno non dare seguito né peso a queste comunicazioni».
Questo dimostra la volontà di ignorare gli allarmi che avevano come unico fine quello di proteggere la popolazione. Anche se proteggere la popolazione, in realtà, è proprio il compito dell’Aifa. «Perché questo silenzio su temi fondamentali? Perché questa emarginazione verso i sanitari che sollevavano dubbi?», ha chiesto ieri in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fdi.
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