Fauci ingigantì la mortalità del Covid. La prova arriva dai suoi stessi diari
Anthony Fauci (Ansa)

Ogni grande tragedia lascia un simbolo del proprio zeitgeist, dello spirito del tempo: un libro, un’inchiesta o un memoriale che condensa le paure, le convinzioni, le contraddizioni e i rapporti di potere. Se la pandemia di Covid è stata l’evento che ha segnato il nostro tempo i diari segreti di Anthony Fauci aspirano oggi a diventarne una delle testimonianze più significative: non tanto perché facciano luce sulla verità della gestione pandemica, quanto, piuttosto, perché documentano il clamoroso divario tra la comunicazione pubblica dell’ex consigliere sanitario della Casa Bianca e ciò che emerge dalle sue annotazioni private.

Certo, che Anthony Fauci portasse sulle spalle pesanti responsabilità morali nella gestione della pandemia era un giudizio condiviso da molti ben prima che il senatore repubblicano Rand Paul, al termine di un lungo lavoro di acquisizione e analisi dei documenti, rendesse pubbliche le note riservate del consigliere scientifico di sette presidenti Usa. La grazia preventiva (estesa addirittura ai dieci anni precedenti) concessa il 20 gennaio 2025 da Joe Biden, appena due ore prima di lasciare la Casa Bianca a Donald Trump, costituisce il primo, grave indizio di colpevolezza: se Fauci fosse stato davvero certo di aver agito sempre nel pieno rispetto della legge e della propria coscienza, perché si sarebbe ritenuto necessario metterlo al riparo da eventuali procedimenti penali ancora prima che venissero avviati? I diari segreti di Fauci, sui quali proprio oggi l’ex consigliere scientifico della Casa Bianca testimonierà davanti al Congresso Usa, offrono la risposta a questo interrogativo: 1.100 pagine tra annotazioni personali, email, briefing scientifici, dati epidemiologici e rassegne stampa che vanno da fine dicembre 2019 e fine dicembre 2022, un corpus documentale dal quale emergono quattro elementi che, oltre ad assestare un duro colpo alla reputazione di Anthony Fauci, ci costringono (era ora) a riscrivere una delle pagine più controverse della storia recente.

Il primo è quello sulla reale pericolosità del virus Sars Cov-2: l’8 febbraio 2020 Fauci, dopo aver parlato con l’allora direttore dei Cdc, scriveva che il Covid sembrava comportarsi come «una brutta influenza» nella sua trasmissibilità e annotava che il tasso di mortalità poteva essere «più simile allo 0,2-0,3% piuttosto che al 2%». Ma un mese dopo era sempre lui a dichiarare al Congresso che il tasso di mortalità riportato era di «circa il 3%».

Balle anche sulla genesi del virus: il consigliere della casa Bianca è stato un forte sostenitore dell’origine «naturale» del Sars Cov-2. Pour cause: si riteneva, non a torto, che fosse sfuggito dal laboratorio di Wuhan, dopo una ricerca (del genere «gain of function», in America vietata) finanziata proprio dall’istituto di Fauci e di Francis Collins. Ebbene, già il 26 gennaio 2020 Fauci annotava sul suo diario che il mercato di Wuhan era piuttosto «l’amplificatore» della pandemia, e non la sua origine. E anche il 1° febbraio tutti i suoi collaboratori scientifici avevano preso seriamente in considerazione l’ipotesi della fuga da laboratorio, che metteva però in grave imbarazzo proprio Fauci. Il seguito della storia è noto: i collaboratori pubblicano a maggio uno studio su Lancet in cui stabiliscono l’opposto, ossia che il Covid abbia origini naturali; poche settimane, dopo i loro istituti ricevono generose sovvenzioni dal Nih. A giugno 2020 il paper, caldeggiato da Fauci e scritto con la sua collaborazione (ma non doveva essere «indipendente»?) viene silenziosamente ritirato (come documentato dalla Verità), ma nessuno ne parla.

La terza rivelazione riguarda la chiusura delle scuole e la gestione dell’epidemia a New York. In un’intervista ad Abc del 2022, Fauci si era giustificato sostenendo di non avere «nulla a che fare» con la chiusura delle scuole. «Io non c’entro, sono diventato un bersaglio politico», si lamentava, confermando la tesi anche a gennaio 2024 davanti alla Camera. I suoi diari però dicono il contrario: «Un grande giorno!», annotava in rosso il 15 marzo 2020, «ho parlato con Bill De Blasio (l’allora sindaco di New York, ndr) e l’ho convinto a chiudere le scuole». Fauci ha anche raccomandato la chiusura di bar e ristoranti: «De Blasio agirà seguendo le mie raccomandazioni», scrive compiaciuto. Fauci nota anche di aver parlato con Ann O’Leary, capo dello staff del governatore della California Gavin Newsom (democratico). «Mi ha scritto che Newsom chiuderà scuole, bar e ristoranti della California dopo avermi ascoltato in tv ieri e oggi».

A proposito di televisione: i diari privati di Fauci evidenziano una forte attenzione dello scienziato per la propria popolarità mediatica e mostrano un compiacimento quasi infantile per la fama e i rapporti con celebrità come Barbra Streisand, Julia Roberts e Tyra Banks. In numerosi passaggi Fauci annotava articoli lusinghieri, inviti televisivi e la crescita della propria notorietà mentre la pandemia era nel pieno della sua fase più drammatica.

Quarta rivelazione: le mascherine e alcune restrizioni sono state sostenute anche in assenza di prove solide della loro efficacia. Alcune note e comunicazioni interne sono un’ammissione del fatto che le restrizioni sono state promosse per ragioni politiche e non sulla base di evidenze scientifiche definitive. I diari, oltretutto, rivelano una crescente ostilità verso Donald Trump e una consapevolezza molto marcata delle implicazioni politiche della comunicazione sulla pandemia, che mette in discussione l’immagine di Fauci come figura tecnica e super partes.

Chissà se ora è finalmente chiaro a tutti per quale motivo al consigliere scientifico di Biden sia stata concessa la grazia.

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