sovraffollamento carceri
Ansa

Una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) del ministero della Giustizia scatena polemiche e proteste, e costringe lo stesso Dap a ritirarla e a parlare, in maniera surreale, di refuso.

I fatti: lo scorso 30 giugno il provveditorato toscano del Dap invia alle Direzioni degli istituti penitenziari del distretto e alla Direzione generale detenuti e trattamento la circolare dal titolo «Accettazione di soggetti accompagnati dalle forze dell’ordine provenienti dalla libertà». Nel testo si legge: «Si rileva che, con frequenza sempre maggiore, al momento dell’ingresso in istituto di persone provenienti dalla libertà accompagnate dalle forze dell’ordine del proprio circondario e arrestate a qualsiasi titolo, alcune Direzioni esprimono il proprio diniego ad accettare tali soggetti a causa della mancanza di posti disponibili».

In sostanza, le forze dell’ordine con un detenuto da trasferire in prigione bussano alla porta del carcere ma viene loro detto che non c’è posto, e devono cercare un altro istituto. «Questo Ufficio», prosegue la circolare, «anche a seguito dell’improvvisa chiusura di sette sezioni presso la Casa circondariale di Firenze Sollicciano e del trasferimento dei detenuti ivi allocati, prevalentemente a cura di questo Ufficio nel territorio toscano, stante l’alto indice di affollamento che interessa tutti gli istituti penitenziari del distretto, non è più nelle condizioni di garantire il rispetto delle ordinarie capienze d’Istituto. Pertanto, si ribadisce quanto già rappresentato con la nota n. 0024951.U del 10/05/2025 ove si invitavano le SS.L.L. a garantire alle forze dell’ordine l’accettazione dell’arrestato o del fermato, nel momento in cui viene posto a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella Casa circondariale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito».

E qui arriva il bello, anzi l’assurdo: «A tal fine codeste Direzioni», si legge ancora nel testo della circolare, «utilizzeranno tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato dall’applicativo di cui sopra e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra». Materassi a terra: siamo di fronte a una realtà assurda. «Sarà cura di questo Ufficio», conclude la circolare, «appena avuta la comunicazione dell’avvenuta sistemazione “di fortuna” dell’arrestato, provvedere alla regolarizzazione della situazione, individuando la soluzione organizzativa più idonea al fine di agevolare l’attività di ricezione nell’istituto stesso o in un altro. Istituto limitrofo con capacità ricettiva per quanto residua, registrata nella giornata stessa».

La circolare scatena, come inevitabile, un putiferio. Il Dap ritira la circolare, e per quel che riguarda la storia dei materassi per terra parla di «refuso». L’Unione delle Camere penali italiane va all’attacco: «A quanto pare», recita una nota dell’associazione dei penalisti, «mettere nero su bianco l’ordine di stipare ogni persona in ingresso su materassi posti direttamente in terra, l’uno sopra l’altro, fino all’esaurimento degli spazi, è stato, per il provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, solo un errore di battitura. Come una doppia sbagliata, una virgola mancata, un accento fuori posto. Un singolare tentativo di salvare la faccia che, come al solito, si traduce nell’ennesima figuraccia e nella plateale istigazione alla violazione delle regole che governano gli spazi disponibili nelle celle. È bastato, secondo l’amministrazione penitenziaria regionale, eliminare la parola pavimento per pensare di poter recuperare l’onore perduto». «Il pavimento sarà pure scomparso dalla disposizione integrativa», conclude la nota dell’Unione camere penali, «ma la vergogna e lo scandalo rimangono per un refuso che è peggio del buco».

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