medici reintegrati covid quirinale
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Dice Repubblica che «il Quirinale avrebbe già contattato il ministero alla Salute, per chiedere informazioni sulla norma e su quale sia la posizione della struttura guidata da Orazio Schillaci». Dopo l’approvazione dell’articolo, aggiunto alla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, alle prevedibili polemiche da parte degli Ordini dei medici e dell’opposizione, si è aggiunta una strana posizione del Quirinale.

Sempre stando a questa informazione infatti «il Colle punterebbe il faro sull’emendamento che permette il reintegro dei professionisti della sanità radiati nel corso della pandemia perché sostenitori di posizioni antiscientifiche». Torniamo sul pianeta Terra e rimettiamo le cose nel giusto ordine.

Cominciando col dire che non si capisce il motivo per cui la presidenza della Repubblica abbia deciso di entrare in un ambito così delicato e fortemente esposto alla tormentata stagione della pandemia. Che l’Ordine dei medici, il Pd, i 5 stelle e la sinistra siano sulle stesse posizioni non deve sorprendere: durante il Covid, Roberto Speranza fu il ministro dei due governi (Conte II e Draghi) e l’intesa con l’Ordine fu di assoluto concerto, anche negli errori. Tra cui l’intransigenza della circolare «Tachipirina e vigile attesa», contro cui si scagliarono alcuni medici, per i quali furono pronte la gogna mediatica e – appunto – i provvedimenti disciplinari. L’approvazione dell’emendamento di Fdi con la copertura del sottosegretario Marcello Gemmato va a sanare una situazione che non solo burocraticamente si era incagliata ma rimette in gioco medici critici rispetto a quei protocolli. «Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Ci delegittimano», dice il presidente dei Medici Filippo Anelli. A cui si è unito ovviamente il coro dei piddini e dei pentastellati. Ora, giusto per chiudere il cerchio «ideologico», l’indiscrezione arriva da Repubblica e illumina un Quirinale mai così attivo da quando è cominciata la riflessione sul dopo Mattarella bis, come anche si è visto rispetto alla grazia a Roggero. Davvero temono un Capo dello Stato non di centrosinistra?

L’emendamento della parlamentare di Fdi Alice Buonguerrieri – dicevamo – tende a non penalizzare e far uscire dal ghetto discriminatorio quei medici che rifiutarono o criticarono le circolari, «Tachipirina e vigile attesa» in primis, e che chiesero chiarimenti sulle campagne vaccinali. L’altro giorno Mario Giordano ha voluto ricordare alcuni di questi medici che l’Ordine ha voluto punire quasi per la loro insubordinazione: gente come il professor De Donno, con la sua intuizione del plasma iperimmune; o come i dottori Frajese, Mangiagalli, Cavanna, Torre, Stramezzi. Tutta gente che si oppose alle equazioni propagandistiche e mendaci che trovarono nelle parole dell’allora premier Mario Draghi la più stupida delle affermazioni: chi non si vaccina, si ammala e muore, oppure contagia e fa morire. Una panzana da quattro amici al bar sport! Altro che scienza!

A proposito di medici controcorrente ed espulsi dal club, ricordo benissimo le offese che ricette il premio Nobel Luc Montagnier, colpevole di aver accolto un mio invito a parlare in piazza di vaccino Covid: fu ingiuriato in nome della scienza e per conto di una medicina legata a Big Pharma. La medicina e la scienza si stanno chiudendo a riccio e temono proprio quel che a Bruxelles è diventato un cancro: la commistione tra soldo e ricerca, la copertura dei segreti, il rifiuto dell’accesso ai documenti (sanzionato dalla giustizia europea) sebbene senza trasparenza non ci sia medicina, dunque nemmeno scienza. I medici disallineati non sono meno medici di chi – speriamo tutti in buona fede – si allineò alle direttive del governo. L’emendamento della Buonguerrieri non è propaganda, è una correzione di rotta. L’altro giorno, sul Foglio, ho trovato un articolo che univa l’emendamento della Buonguerrieri con l’iniziativa sostenuta dal senatore Satta e dal sottosegretario Gemmato sulle differenze normative dell’omeopatia a livello europeo. Un dibattito, nulla di più, ma che il Foglio ha maliziosamente ricondotto a una seduzione elettorale dei no vax, etichetta che viene buona per tutte le fesserie. Se devo dirla tutta, il sottosegretario Marcello Gemmato sta portando avanti battaglie di buon senso e forse proprio per questo è attaccato; spero non sia lasciato solo nelle battaglie (qui non lo faremo di sicuro).

Il coraggio che ha mostrato nel sostenere l’emendamento sul reintegro dei medici ha un grande peso politico. Così come aver messo la faccia nell’ascoltare un comparto in forte ascesa, qual è quello della omeopatia, che chiede trasparenza e un allineamento con la Germania e la Francia! Per quanto tempo ancora – e lo dico ai retori dell’europeismo – gli stessi medesimi farmaci (non uno simile, proprio uno uguale!) in Germania o in Francia hanno il cosiddetto bugiardino e possono essere oggetto di informazione verso i medici, mentre in Italia no? Allora chi ha paura della trasparenza e del confronto: chi vuole mostrare le informazioni o chi briga per evitare che se ne parli? Nel dibattito organizzato in Senato si è parlato di questo tema, che è appunto di allineamento normativo minimo (tant’è che della questione se ne occuperà anche Aifa).

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