Sono stati ascoltati per tre ore, in audizione protetta, nelle aule del Tribunale per i minorenni dell’Aquila i tre figli di Nathan e Catherine. Ora, concluso anche quest’ultimo passaggio, i giudici potranno sciogliere la riserva sul futuro della famiglia del bosco, profondamente segnata negli ultimi otto mesi dalle tensioni normalizzatrici che pervadono il sistema di gestione dei minori nel nostro Paese.
Per i Trevallion la speranza è quella di poter riprendere al più presto il loro cammino, mano nella mano con Galorian e Bluebell (i due gemelli di 7 anni) e la primogenita Utopia Rose, che di anni ne ha 9. Ancora una volta, però, forse dovranno attendere giorni per averne la certezza, come è accaduto per ogni surreale passaggio che ha segnato la loro vicenda a partire dal novembre del 2025, quando i giudici del Tribunale per i minorenni del capoluogo abruzzese hanno decretato che i bambini andavano allontanati, applicando l’articolo 333 del Codice civile che sospende la responsabilità genitoriale «ove si ravvisi una condotta pregiudizievole alla crescita sana ed equilibrata del minore».
Adesso, però, non manca più niente. I bambini sono stati vaccinati (questo era uno dei punti da correggere secondo i giudici), tra il 29 e il 30 di giugno hanno superato l’esame di idoneità scolastica presso l’Istituto statale di Castiglione Messer Marino (dimostrando una più che solida base culturale trasmessa da mamma e papà attraverso la tanto criticata unschooling che i genitori avevano scelto per loro) e la coppia, trasferitasi nell’alloggio messo a disposizione dal Comune di Palmoli, sta allestendo la casa bioclimatica che sorgerà (come una sua versione economicamente valorizzabile) accanto al vecchio casolare in cui la famiglia aveva scelto di vivere.
Anche i rapporti tra i genitori e tutte le istituzioni che li hanno (per)seguiti in questi mesi sono migliorati, a tal punto che, come ha riportato l’avvocato della famiglia Simone Pillon nelle 99 pagine depositate lo scorso 25 giugno per accompagnare la richiesta di immediato rientro dei piccoli in famiglia, è ormai evidente «il rinnovato spirito di collaborazione tra tutte le parti» e «la volontà di superare le difficoltà ancora esistenti», come dimostra il fatto che «tutti i soggetti coinvolti, dalla consulenza tecnica d’ufficio ai consulenti di parte, fino all’équipe di Neuropsichiatria infantile e alla comunità scientifica nazionale, chiedono rispettivamente un rientro precoce, immediato e urgente dei minori nella loro famiglia», ha spiegato lo stesso avvocato.
Dunque, quanto tempo servirà ai togati (e non) chiamati a decidere sui Trevallion per valutare se finalmente, dopo essere rientrata nei «giusti canoni» questa famiglia è degna di essere considerata tale e, dunque, rispettata nelle scelte di vita?
Durante l’interrogatorio di ieri mattina i piccoli, dopo essere partiti dalla struttura di Vasto che li ospita dalla fine dell’anno scorso (e che fino a marzo ospitava anche Catherine), sono stati scortati in aula dalla polizia e dai carabinieri. Sono entrati intorno alle 10 del mattino da un ingresso secondario, accompagnati dalla tutrice Maria Luisa Palladino e da una assistente sociale per poi far rientro in struttura verso le 13. L’avvocato Pillon non era presente e ai giornalisti è stato impedito di effettuare riprese video e fotografie per evitare ulteriori esposizioni mediatiche dei tre minori.
Perché i piccoli possano tornare a vivere con mamma e papà è necessario che venga ripristinata la «responsabilità genitoriale» della coppia Trevallion-Birmingham, sospesa, appunto, con decreto lo scorso novembre.
Per facilitare questo passaggio che, almeno giuridicamente potrebbe chiudere la tormentata vicenda, l’avvocato della famiglia ha ricostruito, nella sua memoria, tutti i passaggi «sia processuali che umani» evidenziando la trasformazione sostanziale delle condizioni della coppia e del contesto, da quelle di partenza a quelle attuali. Alle pagine della memoria sono state allegate le relazioni dei consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, oltre alla documentazione della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano-Vasto-Chieti presso cui la coppia segue da mesi un percorso di «supporto genitoriale». Il tutto accompagnato da «una rassegna della giurisprudenza italiana ed europea di legittimità e di merito in materia».
A far sperare che i tempi per decretare il rientro non siano biblici c’è anche il documento redatto dalla psichiatra Simona Ceccoli e dalla psicologa Valentina Garrapetta, come perizia conclusiva redatta per il Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Nella relazione le due professioniste, pur criticando in modo sostanziale la gestione dell’educazione dei tre figli da parte di Nathan e Catherine, avevano già chiarito come l’allontanamento dei tre bambini andasse comunque considerato «temporaneo», con l’auspicio «che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa».
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