Mario Roggero: «Rischio la galera per essermi difeso. Anche papa Leone prega per me»
Mario Roggero

Mario Roggero, mancano pochi giorni. Il 15 luglio la sentenza della Cassazione. Se la condanna in appello verrà confermata lei andrà in carcere. Quattordici anni e nove mesi, che per un uomo di 72 anni significano la morte civile. Come vive queste ore?

«Facendo il conto alla rovescia. È come essere messi contro il muro con un plotone d’esecuzione davanti».

Prima mi diceva che sta preparando la valigia…

«Eh sì, devo farlo. Spero che non accada, continuo a pensare che quella del carcere sia l’ultima cosa. Ma devo essere pronto».

E quindi?

«E quindi ieri pomeriggio sono andato a comprare due pigiami estivi e le calze che mi potrebbero servire in cella. Ho preparato anche i libri che mi voglio portare dietro».

Immagino la sofferenza.

«È un dramma. Una cosa difficile da sopportare. Ma è la cruda realtà».

E la sua famiglia (moglie, figli, nipoti) come vivono questo momento?

«In modo drammatico come me».

Ricordiamo che lei è stato condannato per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo che hanno assaltato il suo negozio. In pratica lei rischia il carcere per essersi difeso. Per avere difeso sé stesso, la sua famiglia, la sua attività dai delinquenti che l’hanno aggredita.

«Esattamente».

I lettori devono sapere una cosa, caro Mario. Lei è una persona perbene, onesta, lavoratrice. E quel 28 aprile 2021 non avrebbe fatto male a nessuno, come non ha mai fatto male a nessuno in nessun giorno della sua vita, se quei delinquenti non l’avessero aggredita.

«Esattamente».

Però molti italiani si sono fatti un’idea diversa.

«Lo so purtroppo. Anche per via di quel video…».

Già, il video mostrato al processo, in cui si vede lei che insegue i rapinatori.

«Quelle immagini diffuse ad arte in tutta Italia, da Lampedusa a Bolzano, non rappresentano quello che è successo».

Cosa intende dire?

«Il giorno della rapina gli investigatori hanno sequestrato le immagini di tutte le telecamere di sicurezza. Noi non le abbiamo più viste. Dopo nove mesi è ricomparso in aula questo video. Tagliato e montato ad arte».

Manipolato?

«Non diciamo manipolato. Diciamo modificato. Del resto i giudici hanno ammesso che è stato lavorato dai tecnici, che è stato accorciato, che sono stati tagliati i tempi morti. Il risultato però è che quelle immagini non rappresentano quello che è successo. Fanno vedere altre cose».

In che senso?

«Sembra che io spari per terra, più volte. Sulla base di quel video il pm sostiene che io “continuavo a sparare per terra”. E sembra che spari pure alla persona che stava scappando. Ma non è così».

Non è così?

«No. Dentro la pistola io avevo solo quattro colpi. Il primo l’ho sparato nel deflettore dell’auto dei rapinatori, per far esplodere il vetro. Il colpo l’hanno trovato nell’intercapedine della portiera. Ero appena uscito dal negozio e pensavo che mia moglie fosse dentro quell’auto».

E gli altri colpi?

«Allora: quando è esploso il vetro ho fatto il giro dell’auto. Ho visto che non c’era mia moglie a bordo. C’erano invece gli altri banditi che mi hanno puntato l’arma contro. E io ho pensato: o loro o io».

Quindi un colpo è stato sparato al deflettore e gli altri tre sono stati tutti sparati dentro l’auto a banditi che le puntavano un’arma. Lei non ha mai sparato a gente a terra o in fuga.

«Esatto. Ma dal video risulta tutt’altro».

Dal video sembra che lei spari per uccidere persone inermi.

«Non erano inermi. Mi puntavano la pistola. E io non ho sparato per ucciderli. Altrimenti non avrei mirato al ginocchio, alle natiche… È stata una fatalità se due di quei quattro colpi hanno ucciso, anche questo l’abbiamo dimostrato».

Per altro non dimentichiamo che quelle persone poco prima le avevano puntato la pistola alla testa facendo il conto alla rovescia: dieci, nove, otto… E avevano picchiato sua moglie.

«A questo proposito c’è un’altra cosa che non è mai stata detta».

Quale?

«La rapina inizia con una violenta aggressione nei miei confronti. Io sanguinavo. Hanno trovato il mio sangue sulla porta del negozio. Ho riportato schiacciamento di vertebre e fratture varie. Poi hanno colpito anche mia moglie alla mandibola. Fortissimo. Ma di tutto ciò non c’è traccia nei video».

Come mai?

«Quella violenta colluttazione è avvenuta in una zona non coperta dalle telecamere».

Anche questo ha influito sul processo, immagino.

«Sì, ma la cosa strana (e non detta) è che noi abbiamo fatto una ricostruzione video di quello che è accaduto. Era disponibile, ma non è stata ammessa in tribunale».

E perché?

«Perché hanno detto che l’abbiamo presentata in ritardo…».

Un documento così importante escluso per un cavillo?

«Questo è successo».

Bisognerà mostrarlo quel video.

«Per forza».

Un video modificato, un altro sparito. Così molti si sono fatti l’idea che lei sia un violento. Mentre era solo un uomo che difendeva la sua famiglia.

«Esatto».

Per altro è lo stesso procuratore ad ammetterlo quando dice che lei «avrebbe potuto rimanere all’interno del negozio, impedendo l’accesso dall’esterno». Quindi c’era il rischio che i ladri rientrassero.

«Certo che c’era. Io ho agito per difendere me stesso, i miei cari, in una situazione traumatica, di angoscia, di paura. Vorrei vedere loro, in una situazione così. Ho l’impressione che sia facile darmi del violento giudicando da un salotto, con un bel drink ghiacciato sul tavolo…».

Perché non ha schiacciato il pulsante dell’allarme? Sarebbero arrivati i carabinieri.

«Io l’ho schiacciato tre volte. I carabinieri non sono arrivati».

Non si è detto così nel processo.

«Si è voluto fare una forzatura dicendo che l’allarme non era partito. Forse volevano giustificare il fatto che i carabinieri sono arrivati con 30-40 minuti di ritardo».

Lei aveva già subito una rapina violenta nel 2015. Il procuratore generale ha detto che nel 2021 lei ha sparato perché animato da «incontenibile sete di vendetta». Dice che si stava preparando dal 2015 per vendicarsi.

«È la più grande idiozia che abbia sentito. La più grande stupidaggine. Ma come si può ragionare così? Ma qui siamo alla follia demenziale. Io mi preparo per sei anni per la vendetta?! Ma come si fa a dire una cosa del genere?».

A proposito di follie: i risarcimenti. I parenti delle vittime le hanno chiesto oltre tre milioni di euro…

«3.277.000 euro per l’esattezza. E non è tutto».

In che senso?

«Un mese fa ho ricevuto un’altra lettera del bandito che aveva organizzato la rapina e che è rimasto ferito. Mi chiede altri 225.000 euro di danni, perché questo signore, che ha 40 anni e ne ha passati venti in carcere, dice che per colpa mia ha subito un “disturbo post traumatico da stress”».

Lo stress del delinquente…

«Uno che non ha mai lavorato, e sempre rubato. Però dice che non può reinserirsi nella società per colpa mia».

È assurdo.

«Sì, è assurdo. Ma l’udienza è già stata fissata il 22 ottobre. Dovrò difendermi anche da questo».

Una parte di quei soldi li ha già dati.

«Sì, 300.000 euro. Mi hanno detto che dovevo fare così, ma ho sbagliato. Ho venduto due alloggi che mi aveva lasciato mia mamma. Poi ho proposto di versarne 800.000 se avessero ritirato tutte le cause. Ma non hanno accettato».

Vogliono oltre tre milioni.

«Il problema è che c’è il rischio di doverglieli dare. Qui non stanno distruggendo solo me. Stanno distruggendo tutta la mia famiglia».

Però dobbiamo dire una cosa, Mario. È stato presentato un emendamento in Parlamento, da parte dell’onorevole Rossano Sasso di Futuro nazionale, per mettere fine allo scempio dei risarcimenti ai ladri. Ma è stato respinto.

«Sì, è stato respinto lo scorso aprile. Hanno votato contro sia centrosinistra sia centrodestra. Sono rimasto scioccato».

Sembrerebbe, in effetti, una norma di buon senso: se un delinquente va a rubare e rimane ferito o ucciso non esiste risarcimento. Non è difficile da capire.

«E invece chissà perché non l’hanno capito. Pensare che quando muoiono le persone perbene vengono risarcite con 7.000 euro, massimo 25.000 euro. Ai delinquenti, invece, tre milioni di euro. Ma come si fa?».

A proposito di parlamentari. Giuseppe Cruciani negli ultimi giorni ha proposto di candidarla per salvarla dal carcere. Cosa ne pensa?

«Dal punto di vista teorico potrebbe essere utile per tutti gli italiani».

Utile per cosa?

«Per provare a cambiare qualcosa. Così non va».

Mario Roggero che cosa succede il 15 luglio?

«Non lo so. Mi rimetto nelle mani della Cassazione, che ha dimostrato di saper approfondire le questioni anche in base a elementi mai considerati prima, come quelli di cui abbiamo parlato qui. Nonostante tutto continuo ad avere fiducia nella giustizia».

E noi che cosa possiamo fare?

«Intanto chi vuole può sostenermi. Solo per le spese legali ho dovuto sborsare oltre un milione di euro. C’è una sottoscrizione aperta, questo è l’Iban IT87L085304638000000001
4216 intestato a Iostoconmarioroggero. E poi ho bisogno di sostegno morale».

Il nostro non mancherà

«Grazie. Ma lo sa che ci sono un sacco di persone che pregano per me?».

Ci credo.

«Per me invece è una cosa incredibile. Sapesse quanti sono. Tanti fedeli di diverse religioni. Tante suore. Tanti preti. E persino il Papa».

Il Papa?

«Guardi questa lettera. Papa Leone XIV assicura il suo ricordo nelle preghiere. Sono cose così che mi danno la forza di andare avanti. A testa alta. Qualsiasi cosa succeda».

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