Per 12 anni la permanenza in Italia di Bright Oaikhena, 34 anni, il nigeriano del duplice pestaggio di piazza della Frutta a Padova, ha seguito due percorsi che fino all’altro giorno non si erano mai incrociati. Uno era negli uffici della catena dell’accoglienza e si era sostanzialmente fermato al riconoscimento dell’asilo, l’altro continuava ad allungarsi nelle banche dati delle forze dell’ordine e nei fascicoli giudiziari di almeno cinque città: Roma, Genova, Ventimiglia, Bologna e Padova. Due strade parallele che martedì scorso, dopo i pugni sferrati in pieno giorno a due sconosciuti, si sono finalmente intrecciate.
Oaikhena è arrivato in Italia prima del 2014. Quell’anno viene identificato per la prima volta a Roma e presenta domanda di asilo. Il riconoscimento arriva con decreto della Commissione territoriale romana il 30 aprile 2015. C’è, però, già un primo elemento da ricordare: quel permesso risulta scaduto il primo ottobre 2020.
Un lustro durante il quale arriva il primo arresto. Nel 2017 il nigeriano se ne andava in giro con 24 grammi di marijuana. Processo per direttissima e condanna a 4 mesi per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il 12 luglio 2018 la Corte d’Appello di Roma conferma la condanna da pusher a 4 mesi e 1.423 euro di multa. La decisione diventa irrevocabile il 27 novembre dello stesso anno. Dal 2021 la geografia giudiziaria si allarga. Il 29 giugno a Genova viene trovato nelle vicinanze della stazione di Brignole con un piede di porco lungo 63 centimetri.
Viene denunciato. Due giorni dopo è a Ventimiglia. Prima avrebbe preso a calci un autocarro, poi avrebbe fatto cadere un motociclo e scaraventato a terra i tavolini di un esercizio commerciale. Denuncia per danneggiamento. Il 13 luglio, sempre a Ventimiglia, avrebbe cercato di introdursi in un’abitazione privata. Altra denuncia, questa volta per tentato furto. A settembre Oaikhena torna a Roma.
Viene arrestato per violenza sessuale: palpeggia una cliente all’interno di un locale. Dopo l’arresto viene sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Quella vicenda ha un seguito importante. Il 18 marzo 2024 la Corte d’Appello di Roma lo condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione. La sentenza per violenza sessuale diventa irrevocabile il 2 luglio di quell’anno. Ma la sequenza non si ferma. Il 23 dicembre 2021 viene indagato per violenza privata e percosse nei confronti di alcuni dipendenti del McDonald’s della stazione Termini. Il 12 ottobre 2022 è ancora a Roma.
Dopo un’aggressione all’autista di un bus si rifiuta di scendere dal mezzo. Arrivano i poliziotti. Oaikhena avrebbe opposto resistenza e avrebbe anche tentato di mordere gli agenti, costretti a usare il taser. Viene indagato per interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale. Due mesi dopo c’è un episodio che assomiglia molto a quello di Padova. Oaikhena incontra un passante e, «senza un apparente motivo», l’avrebbe scaraventato a terra. Viene denunciato per violenza privata.
Il 6 febbraio 2023 riappare a Bologna. Su un treno fermo in stazione viene trovato senza biglietto. Una capotreno interviene e lui le avrebbe sferrato una gomitata al volto. Resistenza, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale. La revoca della protezione internazionale segue, però, una procedura specifica. E il punto è capire se e quando qualcuno abbia messo insieme i due profili del nigeriano: quello del rifugiato e quello dell’uomo pluri-denunciato e condannato.
È qui che lo spartiacque di Padova diventa interessante. Dopo l’aggressione in piazza della Frutta, infatti, il questore Marco Odorisio non si ferma ai fatti appena avvenuti. La Divisione anticrimine esamina il profilo del nigeriano e scatta il foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno a Padova per quattro anni. Contemporaneamente viene attivato l’Ufficio immigrazione per la segnalazione alla Commissione competente ai fini dell’avvio della procedura di revoca del permesso per asilo.
La questione torna dove tutto era cominciato: a Roma. Città in cui il 16 giugno scorso Oaikhena è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e rapina. Avrebbe tentato di sottrarre il telefono a un cittadino polacco, colpendolo violentemente a un braccio. Quarantadue giorni dopo, con permesso di soggiorno scaduto da sei anni, è libero, lascia Roma e arriva a Padova. Ed è soltanto a questo punto che le due storie vengono sovrapposte.
Ora la segnalazione per la revoca del permesso di soggiorno nel frattempo spirato torna proprio davanti alla Commissione territoriale che nel 2015 aveva riconosciuto a Oaikhena il diritto d’asilo. Quella di Roma. È già pronto per il rimpatrio, invece, un nigeriano di 29 anni che, dopo aver terminato un periodo di detenzione nel carcere di Napoli, era tornato a Crotone per presentare una nuova domanda di protezione internazionale.
Ne aveva già avanzata una nel 2018, respinta, però, dalla Commissione territoriale. È il passaggio che rende questa vicenda differente. Quando il passato giudiziario del ventinovenne e la pratica sull’immigrazione si sono incontrati, il questore Renato Panvino ha ricostruito i precedenti: lesioni personali, oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento. A questi elementi si sono aggiunti una valutazione sulla «spiccata e non occasionale pericolosità sociale», il «concreto pericolo di fuga» e «l’assenza di documenti di identificazione».
Ed è quindi finito nel Cpr di Bari Palese in attesa dell’espulsione. Oaikhena, che ha lo status da rifugiato (ma un permesso scaduto), invece, è libero di muoversi. Evitando Padova. Per ora.
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