Mattarella chiude Roggero in cella e butta via la chiave
Sergio Mattarella. Nel riquadro, Mario Roggero (Ansa)

Se son Garofani (nel senso di Francesco Saverio) fioriranno. Di certo il presidente della Repubblica non è distante dal pensiero del suo consigliere che attovagliato in un circolo privato non ebbe espressioni lusinghiere verso il premier Giorgia Meloni augurandosi che «la provvidenza aiuti a fare una grande lista civica nazionale per mandare a casa la destra».

Sergio Mattarella però non si sognerebbe mai di dirlo, e tuttavia il suo discorso pronunciato ieri alla stampa parlamentare, a molti direttori di giornali, telegiornali e siti web schierati al Quirinale per la «cerimonia del ventaglio» (sono gli auguri che i giornalisti fanno alle più alte cariche dello Stato) più che super partes pareva seposita partem (messa da parte).

Si è occupato, senza citarla, della grazia a Mario Roggero per dire che non la concederà né ora ne mai; si è preoccupato di difendere l’Europa da chi l’attacca e di chiedere per l’ennesima volta più armi e che s’abbandoni l’unanimità in Ue (non l’hanno avvertito di cosa pensa di Bruxelles il cancelliere tedesco); ha rilanciato l’accoglienza ai migranti perché sia la più ampia possibile riparandosi dietro Leone XIV (anche stavolta nessuno deve averlo avvisato che il Papa parla diffusamente del diritto a non emigrare); ha difeso il riarmo europeo in alternativa a Trump; ha infine indicato la via al campo largo sulla sicurezza: intollerabile trasformare la Val di Susa in un campo di battaglia.

Ultimo pensierino per l’Intelligenza artificiale che non deve sostituire l’informazione prodotta dai giornalisti – quante volte ce lo hanno detto- perché è presidio democratico. Ci si aspettava, visto che Mattarella ha preso spunto dagli accadimenti quotidiani, – una cortese attenzione alla professione degli ospiti o un messaggio al governo, ma anche a Elly Schlein? – un sostegno alle donne e gli uomini delle forze dell’ordine sprangati un giorno sì e l’altro pure anche con involontaria accondiscendenza di sindaci come Matteo Lepore e con i tiepidi distinguo di Avs e 5 Stelle e invece nulla.

Si è parlato indirettamente di legge elettorale che dovrebbe occuparsi della «crescente mancata partecipazione al voto». Il presidente si è augurato che «le tensioni elettorali, per la verità, piuttosto intempestive» non distolgano dai problemi che riguardano i cittadini e non alimentino eccessi di aggressività verbale. E poi ecco il dire a «nuora» (Matteo Salvini) perché «suocera» (Giorgia Meloni e Carlo Nordio) intenda che però taglia le gambe a Mario Roggero.

Il gioielliere piemontese è in carcere con una condanna a quasi 15 anni, lui che ne ha già 72, per aver ucciso due rapinatori che avevano assaltato il suo negozio e attentato alla vita di sua moglie, ma non avrà clemenza.

«I comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge», scandisce Mattarella, «se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza, ma si decide l’abdicazione dello Stato».

Inutile – pare dire – che chiediate la grazia: io non la concedo. Non lascia cadere le parole del Colle il fratello del gioielliere, Dante: «In passato quante norme hanno cambiato i politici per favorire se stessi o il loro entourage? Non si tratta di adattare le leggi ad personam, però la vicenda ha reso evidenti molti limiti delle leggi attuali. Il gran parlare di Roggero ha aperto un dibattito che, credo, porterà ad un risultato in un futuro prossimo».

Ci sarebbe poi da capire perché la grazia Mattarella l’ha concessa parzialmente ad Alaa Faraj, lo scafista libico condannato a 30 anni per il naufragio in cui 49 clandestini morirono per asfissia. O forse si capisce perché: Sergio Mattarella ha sempre una parola buona per i migranti.

Afferma: «Ritengo indiscutibile – e condivido appieno – la considerazione del Pontefice della insuperabile necessità di accantonare la logica dell’emergenza e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno migratorio». «È comprensibile e opportuno», aggiunge, «dedicare attenzione alle modalità e ai problemi connessi a chi arriva nel nostro Paese». Il presidente si ricorda però anche dei «numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta, ma per necessità».

E dove vanno se non verso il sogno europeo che mai può essere messo in discussione? Qui Sergio Mattarella – osservando i conflitti e le posizioni di Donald Trump (mai citato) bacchetta indirettamente una parte del Centrodestra (forse pensa anche a Roberto Vannacci?) quando dice: «Da parte di chi nutre senso di responsabilità, si avverte l’esigenza di salvaguardare il sistema multilaterale. L’Unione europea non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna».

Ma i nemici dell’Europa che deve rafforzare la sua difesa e la sua identità con un rilancio della Convenzione europea sono coloro i quali «ne ostacolano, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». Via dunque l’unanimità. A Sergio Mattarella sfugge che appena 48 ore fa Friedrich Merz – l’azionista di riferimento dell’Ue – ha detto no al bilancio, alle assunzioni e a un allargamento di ruoli dell’Europa.

Infine il presidente s’è occupato della Val di Susa ed è parso parlare a Elly Schlein e al campo largo, affermando: «Quanto avvenuto sabato è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi».

A Mattarella non resta che aprire il ventaglio decorato da Piero Malatesta Piano e aspettare, in una torrida Roma, che venga il tempo dei Garofani.

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