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Mercosur, pressing Ue sull’Italia
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Secondo Bloomberg, Roma ha ricevuto garanzie sul bilancio e a difesa degli agricoltori e sarebbe pronta a firmare. Domani vertice dei ministri competenti a Bruxelles.

Si riapre la partita del Mercosur con l’obiettivo di arrivare alla firma il 12 gennaio. A rilanciare la questione, o almeno il tira e molla collegato, è un’indiscrezione dell’agenzia Bloomberg secondo cui l’Italia sarebbe pronta a sostenere l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur nel voto degli ambasciatori della Ue previsto per il 9 gennaio.

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La Ue ha spalancato le porte e adesso la Tunisia produrrà più olio d’oliva dell’Italia
iStock
Dopo i dazi zero per aiutare i contadini di Tunisi, ecco la beffa: lo Stato nordafricano sale al secondo posto, dietro la Spagna, ed è pronto a invaderci di alimenti low cost.

Non è petrolio, ma gli assomiglia: è l’oro verde e sta scatenando una «guerra» commerciale nel Mediterraneo innescata dalla miopia dell’Ue e dalla concorrenza sleale che è tollerata dalla Commissione europea. A cui si aggiunge un cinismo di corto respiro dei nostri operatori. Nei governatorati di Sidi Buzid e Karuian dove è stata implementata sull’esempio e con capitale spagnolo la coltura iperintensiva, nella zona di Djerba e Sfax dove ancora lavorano gli antichi frantoi è tempo di raccolta delle olive. La Tunisia diventa il secondo produttore mondiale di olio d’oliva: mezzo milione di tonnellate spremute dalla raccolta di cento milioni di alberi piantati su due milioni di ettari. È olivicoltura di pianura a costi molto bassi. La Tunisia ha deciso di fare dell’olio il suo petrolio. Due settimane fa i ministri del Turismo e dell’agricoltura hanno varato un piano per creare a Chaâl, Enfidha e Biserta itinerari e ospitalità legate all’oleo-turismo. Nonostante questo boom l’Ue mantiene intatto l’accordo che consente alla Tunisia di esportare in Europa a dazio zero il 12% della sua produzione fino a 57.000 tonnellate. Ma è un limite facilmente aggirabile perché se l’olio che entra in Europa è destinato alla riesportazione non ci sono limiti.

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La «Faz» mostra gli effetti della rottamazione dei navigator. Il «Financial Times» premia l’Italia: conti ok, non è più periferia.

E alla fine succede anche questo: l’Italia scopre di piacere ai mercati e di attrarre l’attenzione dei giornali stranieri non per l’ennesima crisi del debito, ma per una scelta politica che rompe un tabù. Mentre lo spread si assottiglia come una fettina di prosciutto tagliata sottile - ai minimi da 16 anni rispetto alla Germania - da Londra e da Francoforte arriva una narrazione che, detta così, sembra quasi rivoluzionaria: Roma non è più la periferia indisciplinata dell’Eurozona, ma parte di quella «fusione» con i Paesi considerati fino a ieri il caveau della sicurezza finanziaria, come Francia, Belgio e Austria.

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L’Italia resta indietro sull’Ia generativa: solo un cittadino su cinque la utilizza
App di Intelligenza artificiale (iStock)

Dati Eurostat 2025: il 19,9% degli italiani tra 16 e 74 anni ha usato strumenti come ChatGpt o Gemini, contro una media europea del 32,7%. Peggio solo la Romania, mentre Danimarca, Estonia e Malta guidano la classifica.

L’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi dell’Unione europea per utilizzo di strumenti di Intelligenza artificiale generativa. Nel 2025, solo il 19,9% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha dichiarato di aver utilizzato, negli ultimi tre mesi, applicazioni come ChatGpt, Gemini o strumenti analoghi. Un dato nettamente inferiore alla media europea, che si attesta al 32,7%. Peggio del Belpaese fa soltanto la Romania, ferma al 17,8%.

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Un tetto al prezzo dell’elettricità per l’industria tedesca

Si chiama price cap e sono molti i Paesi europei ad averlo attivato anche se in ambiti diversi. L'ultimo in ordine cronologico è la Germania.

Il governo tedesco ha deciso di fissare un tetto al prezzo dell’elettricità per i settori industriali ad alta intensità energetica, previsto tra il 2026 e il 2028, con lo scopo di salvaguardare la competitività della sua base manifatturiera. Secondo l’Agenzia Federale Tedesca per le Reti, il prezzo medio dell’elettricità per l’industria nel 2024 era di 16,77 centesimi di euro per kWh e di 10,47 centesimi di euro per kWh per le aziende che beneficiavano di tariffe ridotte. Il regime di aiuti, che è regolamentato in modo molto rigido, è limitato a tre anni, dal 1° gennaio 2026 fine del 2028. L’importo totale del sussidio è stimato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.

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