cristina domaneschi mario roggero
Il giudice Cristina Domaneschi (Ansa)

Ha rinunciato al ricorso in Cassazione Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di Pavone Canavese, in provincia di Torino, che la sera del 7 giugno 2019 sparò e uccise un ladro che con alcuni complici aveva rubato un macchinario cambiamonete della sua tabaccheria che si trovava accanto alla sua abitazione. In accordo con i legali, infatti, l’uomo ha ritirato il ricorso e così la condanna a un anno e 8 mesi con pena sospesa è diventata definitiva.

Sette anni fa il caso del tabaccaio aveva occupato le cronache nazionali perché il fatto era avvenuto subito dopo l’approvazione della riforma della legittima difesa voluta dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, diventandone suo malgrado il primo test sul campo. Ma negli anni successivi sono stati numerosi anche i paralleli con la vicenda di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato pochi giorni fa in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario, per aver ucciso durante la fuga due rapinatori che il 28 aprile del 2021 si erano introdotti nel suo negozio, ferendo gravemente il terzo.

In realtà le storie, anche processuali, dei due commercianti piemontesi sono molto diverse tra loro, ma portano entrambe a concludere che il destino giudiziario di chi si difende da una rapina è pressoché impossibile da prevedere.

La vicenda di Iachi Bonvin era iniziata il 17 giugno 2019 intorno alle 2.30 di notte, quando il tabaccaio, «mentre dormiva al secondo piano dell’immobile dove abitava, a Pavone Canavese, sentiva la sirena dell’allarme antintrusione del bar Fast-Furious (di sua proprietà, ma gestito da altri) al piano terra dello stesso immobile e, affacciatosi dal balcone, aveva notato tre individui a volto coperto che stavano caricando su un furgone (risultato poi rubato) l’apparecchiatura elettronica cambiamonete prelevata dal bar (che risultò contenere la somma di 3.000 euro)». Il tabaccaio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, «preso un revolver legalmente detenuto e portatosi nuovamente sul balcone, esplodeva vari colpi di pistola, uno dei quali colpiva alla schiena Ion Stavila (ventiquattrenne di origini moldave, ndr), cagionandone la morte».

La vicenda processuale del tabaccaio è stata altalenante. Inizialmente indagato per eccesso colposo di legittima difesa, l’uomo era poi stato condannato in primo grado dal tribunale di Ivrea, con rito abbreviato, a 5 anni per omicidio volontario (a fronte di una richiesta da parte della Procura di 12 anni). Alla pena relativamente bassa aveva concorso il riconoscimento delle attenuanti, rafforzato dal fatto che l’imputato aveva anche risarcito la vittima, mostrandosi pentito per l’accaduto.

Il 15 dicembre del 2025, 12 giorni dopo la condanna in secondo grado di Roggero, la Corte d’Appello di Torino, presieduta dalla giudice Cristina Domaneschi – la stessa del caso Roggero – aveva però ribaltato il verdetto, condannando Iachi Bonvin a un anno e 8 mesi per omicidio colposo. Poi il ricorso in Cassazione.

Ieri, quando la notizia che il ricorso era stato ritirato si è diffusa, i legali dell’uomo hanno spiegato che si era trattato piuttosto di una precauzione. «Abbiamo presentato ricorso in Cassazione nell’eventualità che il procuratore generale della Corte d’Assise e d’Appello lo facesse. Non è accaduto, pertanto abbiamo rinunciato al ricorso poiché abbiamo ottenuto quello che era nell’interesse del nostro assistito, e cioè una pena che non prevedeva la detenzione», ha spiegato all’Adnkronos Mauro Ronco, uno dei legali di Iachi Bonvin.

Il legale ha poi aggiunto: «Il mio assistito, che in primo grado aveva ricevuto una condanna a 5 anni e 6 mesi per omicidio volontario, ha sempre detto di provare un grande dolore per l’accaduto e che era profondamente dispiaciuto di aver causato la morte di una persona. In Appello è stata accolta la nostra difesa, ossia che il mio assistito aveva agito per legittima difesa o in subordine per eccesso di legittima difesa, ed è stato condannato a un anno e 8 mesi per omicidio colposo, con sospensione della pena».

Ma secondo l’altro legale del tabaccaio, Sara Rore Lazzaro «la richiesta di rinunciare al ricorso in Cassazione è venuta dal nostro assistito e dalla sua famiglia». Per questo, ha spiegato l’avvocato ad Adnkronos, «pur apprezzando la riqualificazione del reato della Corte d’Assise d’Appello in omicidio colposo da omicidio volontario ritenevamo fondato il ricorso in Cassazione, ma la vicenda ha profondamente stremato il mio assistito, che è stato devastato dal punto di vista umano per il decesso non voluto di una persona e pertanto abbiamo accolto la sua richiesta, avendo ottenuto anche un risultato processuale, dal nostro punto di vista soddisfacente».

E così, a differenza di Roggero, Iachi Bonvin, pur avendo sparato senza essere in un immediato pericolo di vita, ha chiuso i suoi conti con la giustizia senza un giorno di carcere. Evidenziando ancora di più come la prima esigenza in fatto di legittima difesa sia una norma facilmente interpretabile, anche da chi si ritrova nella scomoda posizione di doversi difendere da un criminale.

Niente sospensione della pena per l’orefice

Mario Roggero deve restare in carcere. L’Ufficio di sorveglianza di Torino ha respinto l’istanza di differimento della carcerazione per il gioielliere detenuto a Bollate, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi, per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo nel 2021 nel Cuneese. Secondo il magistrato di sorveglianza, Elena Massucco, «non si ravvisa, né sono state indicate dalle difesa, le circostanza di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente, in questa sede». Adesso gli atti saranno trasmessi al tribunale di Sorveglianza e alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di sorveglianza di Milano.

La figlia del gioielliere, Laura Roggero, ha commentato la decisione dei giudici del Riesame, sperando in altre soluzioni: «È una questione che stanno seguendo i nostri legali. Manteniamo la speranza che ci sia comunque una soluzione, che sia la concessione dei domiciliari o la grazia, anche tenuto conto della sua età». Nei giorni scorsi, la moglie del settantaduenne e le quattro figlie sono andate a trovarlo in carcere.

Intanto, un post sui social in difesa di Mario Roggero, potrebbe costare molto al capogruppo Pd in Consiglio comunale a Piacenza, Andrea Fossati. Il suo messaggio, rilanciato da un sito locale, ha sollevato un mare di polemiche scatenando uno tsunami nel Pd. Il dem ha volutamente preso le parti del gioielliere e ha spiegato che non è assolutamente a favore del Far West, ma che il campo progressista non deve avere paura di dire «che la sicurezza dei commercianti, degli artigiani, di chi lavora e tiene aperta un’attività» è un tema di sinistra. Queste sue affermazioni non sono passate inosservate e hanno creato un terremoto politico.

Nel corso della giornata di ieri ci sono state diverse riunioni a livello locale e ne è in programma un’altra in cui potrebbe arrivare una specifica richiesta da parte dei dem cittadini, ovvero potrebbe essere chiesto a Fossati di dimettersi dal ruolo di capogruppo in Consiglio comunale. Contattato telefonicamente dall’Adnkronos, il politico non è voluto intervenire ulteriormente sulla vicenda, confermando però di essere disponibile a seguire le indicazioni del partito locale. Da quanto si è appreso ed è riportato dall’agenzia di stampa, non ci sarebbero stati contatti con il Pd nazionale e l’intento di Fossati è comunque quello di rispettare eventuali decisioni per evitare tensioni anche in vista delle prossime amministrative a Piacenza. Il dem, nell’articolo pubblicato dal sito Piacenza.it e che rilanciava il post, aveva detto di stare «dalla parte di Mario Roggero. Non penso che la difesa sia sempre legittima e non voglio un Paese in cui ciascuno si fa giustizia da sé. Ma non voglio nemmeno un Paese in cui un commerciante rapinato, spaventato, già segnato da precedenti violenze, venga trattato come un criminale e condannato a una pena che appare enorme rispetto al contesto umano nel quale quei fatti sono maturati». E poi ha aggiunto: «La sinistra non deve avere paura di dire che la sicurezza dei commercianti, degli artigiani, di chi lavora e tiene aperta un’attività, è un tema nostro. Non possiamo lasciare alla destra un problema che ci riguarda tutti, anche perché molti estremisti del centrodestra sfruttano il monopolio della paura, della solitudine e della richiesta di protezione. Ma proprio perché credo nello Stato di diritto, penso che la giustizia debba essere anche proporzionata, comprensibile e capace di distinguere tra il delinquente che va a rapinare e la vittima che, in una situazione estrema, reagisce perdendo lucidità. Difendere Mario Roggero non significa difendere il Far West. Significa chiedere più Stato prima, durante e dopo: più prevenzione, più tutela per chi subisce rapine, più attenzione al grave turbamento di chi viene aggredito e pene che non sembrino una seconda condanna per chi è stato prima di tutto vittima».

Il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ha voluto lanciare un messaggio ben chiaro sul caso del gioielliere: «Io credo che bisogna abbassare i toni, da parte di tutti, e lasciare alla magistratura il modo e il tempo di fare il suo lavoro. Bisogna provare a valutare dopo aver letto bene le motivazioni dei provvedimenti, ma soprattutto rasserenare il clima e tornare a un rapporto istituzionale che consenta anche di evitare eccessi come quelli che si sono visti in questi giorni». E sulle iniziative politiche per modificare la legge sulla legittima difesa, il procuratore Viola ha affermato: «Io dico che il Parlamento, il legislatore deve fare il suo compito. Deve valutare tranquillamente quello che c’è da fare e lo stesso deve fare la magistratura, applicando la norma per quella che è, e la norma adesso è così congegnata. Quando il Parlamento dovesse modificarla, ne prenderemo atto e credo che tutti ragioneremo in maniera diversa».

Il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, intervenendo alla trasmissione Start su Sky Tg24 ha ribadito che sul caso Roggero si invoca «comprensione umana. Merita 14 anni? Secondo me no. Non è uscito quella mattina di casa per sparare, ma per andare in negozio. Se i rapinatori non fossero entrati nella sua proprietà non avrebbero corso alcun rischio. Serve ragionare su pene alternative. È un assassino? Assolutamente no. Una sua candidatura? Quando avremo tutti gli elementi per valutare decideremo».

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