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Gli operatori sloggiano i Trevallion
(Ansa)
I responsabili della struttura di accoglienza della famiglia nel bosco hanno chiesto al tribunale di trasferire il nucleo in altra sede: «Incrinati rapporti con la madre».

«Permanenza non più sostenibile per Catherine e i tre figli». Con questa motivazione i responsabili della struttura di accoglienza di Vasto dove sono ospitati i bambini e la madre della cosiddetta famiglia nel bosco hanno chiesto al tribunale per i minorenni dell’Aquila di valutare il trasferimento del nucleo in altra sede idonea.

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I test alla famiglia del bosco li fa l’esperta che la insultava
Ansa
La dottoressa Ceccoli ha scelto come collaboratrice una giovane collega che, in precedenza, aveva pubblicato sui social alcuni post caustici verso i Trevallion. L’ennesimo caso di ostilità nella vicenda dei bimbi allontanati.

d’ufficio nominata è la dottoressa Simona Ceccoli, una psichiatra che di solito opera presso una Rsa, il presidio ospedaliero Villa Letizia a L’Aquila. I tempi fissati per la perizia sono piuttosto lunghi, 120 giorni, quattro mesi che si aggiungono a quelli che la famiglia ha già trascorso separata. Per altro, la perizia è iniziata non senza difficoltà e con rallentamenti di vario tipo. Ci sono stati problemi con il traduttore, ne era stato individuato uno che, però, aveva parecchi impegni e la data di inizio è stata slittata. Poi sono state scelte altre figure che però hanno comunque una agenda fitta, motivo per cui gli incontri non sono nemmeno troppo facili da organizzare. Insomma, non sta proprio fluendo tutto liscio.

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Trevallion ignorati: respinto in un lampo l’esposto contro l’assistente sociale
Ansa
I funzionari regionali: «Ha sempre operato in modo corretto». Ma gli psichiatri dell’Asl tuonano: «I bimbi tornino dai genitori».

Quando vuole l’amministrazione corre veloce, ma solo per dire no. L’esposto presentato dai legali della «famiglia nel bosco» contro l’assistente sociale Veruska D’Angelo incaricata dal tribunale per i minorenni dell’Aquila di seguire il nucleo familiare, è stato respinto dopo appena cinque giorni dall’Ente di ambito sociale che coordina i servizi nel Vastese.

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La reazione dei genitori nel bosco: esposto contro l’assistente sociale
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham
I legali dei Trevallion contestano la curatrice dei tre bambini, considerata pregiudizievole verso il focolare e poco riservata. Il super esperto: «Incapace di creare empatia». E il Comune continua a sborsare quattrini...

A furia di girarci intorno alla fine siamo arrivati al tema centrale della assurda vicenda della famiglia nel bosco: il rapporto con gli assistenti sociali e, più in generale, il sistema di gestione dei minori da parte della giustizia italiana. Che il punto fosse questo lo abbiamo sempre saputo e fatto notare fin dai primi giorni, ma la gran parte dei media e dei commentatori ha accuratamente evitato di entrare nel dettaglio: si è preferito insistere sulle presunte carenze dei genitori Trevallion, sui guai dei bambini, sulla politicizzazione della storia attribuita a questo o quel politico di destra. Ma il nodo era sempre lo stesso, e adesso emerge in tutta la sua evidenza.

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I bimbi nel bosco sono ancora senza scuola
Famiglia Trevallion (Ansa)
I piccoli Trevallion erano stati tolti ai genitori perché (tra l’altro) sarebbero risultati quasi analfabeti. Ma dal 20 novembre non hanno una maestra, che ha dato forfait anche il 7 gennaio. Intanto, i media denigrano mamma e papà. C’è qualcuno che li sta imbeccando?

ai loro genitori perché, secondo il tribunale dell’Aquila, lo stile di vita a cui erano sottoposti li stava gravemente danneggiando. Giudici, assistenti sociali e curatori hanno elencato una serie incredibile di misfatti che i poveri Nathan e Catherine Trevallion avrebbero compiuto a danno dei figli: mancata scolarizzazione, vestiti cambiati una volta la settimana, isolamento, addirittura esposizione mediatica tramite intervista concessa alle Iene. Un vero inferno. In buona fede si sarebbe dunque portati a pensare che ora le istituzioni stiano colmando tutte queste atroci lacune, che stiano lavorando per garantire ai piccoli tutto ciò di cui sono stati ferocemente privati.

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