Nessuna vergogna, nessuno scrupolo. Anzi, magari, l’idea di trasformare la tragedia in un potenziale business. Suona così, per i familiari delle vittime, la richiesta avanzata da Jaques e Jessica Moretti – proprietari del Constellation a Crans-Montana, dove la notte di Capodanno 41 giovanissimi sono morti tra le fiamme e altri 115 sono rimasti gravemente ustionati – di riaprire gli altri due locali di loro proprietà, il longue bar Le Senso, a Crans, e il ristorante Vieux-Chalet, a Lens, chiusi dal giorno della tragedia.
Secondo i due – indagati per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali gravi per negligenza insieme ad altre 13 persone, tra cui il sindaco della nota località sciistica del Canton Vallese, Nicolas Feraud – la riapertura servirebbe a garantire la raccolta di fondi che poi verrebbero versati ad una associazione a sostegno delle vittime. È proprio questo dettaglio ad aver fatto indignare i familiari delle vittime: «Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo. La presunzione di innocenza è un principio che rispettiamo. Ma anche la decenza è un principio. Anche il rispetto dei morti. Anche la discrezione, davanti a 41 bare e 115 feriti. Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo. Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari», hanno chiarito rivolgendosi alle autorità svizzere che possono avvallare o impedire la riapertura con una petizione internazionale, lanciata online alle prime voci di una possibile riapertura e già sottoscritta da 27.000 persone.
Due giorni fa, infatti, i legali dello studio Hayar e Meier con sede a Ginevra, di cui si avvalgono Jaques e Jessica, hanno annunciato ufficialmente l’avvio delle pratiche per la ripresa delle attività e hanno perorato la causa sostenendo che «la coppia si è impegnata a devolvere i proventi a sostegno alle vittime della tragedia» e che senza i necessari permessi «le società andrebbero in fallimento e i beni che potrebbero servire a risarcire le vittime andrebbero persi».
Sempre secondo i legali, poi, la riapertura «non è affatto un affronto alla tragedia, bensì una sua conseguenza solidale», anche perché la loro gestione verrebbe affidata ad una terza persona.
Nel frattempo, però, la posizione dei Moretti potrebbe complicarsi. Due avvocati delle famiglie delle vittime hanno chiesto che il capo d’accusa per i coniugi venga modificato e che gli imputati vengano perseguiti per omicidio con dolo eventuale e non semplicemente per omicidio colposo in quanto «consapevoli del potenziale rischio». In particolare sarebbe Jessica, che quella notte era presente e che alle prime fiamme si diede alla fuga lasciando centinaia di ragazzini a bruciare in un seminterrato privo di vie di fuga, a essere da tempo ben conscia della situazione del suo locale. La donna, secondo quanto emerso dall’inchiesta, in occasione di un altro periodo di festeggiamenti – quello dell’inverno del 2019 – aveva inviato messaggi Whatsapp ai propri dipendenti proprio in relazione all’utilizzo delle candele scintillanti nel seminterrato, raccomandando prudenza: «Se vogliono le candele scintillanti fate attenzione e restate finché non si spengono perché se queste cadono sul divano o sul pavimento o se le sollevano e toccano la schiuma fonoassorbente, Le Constellation brucia», si raccomandava Jessica. La notte del 31 dicembre 2025, invece, come hanno dimostrato i tragici video ripresi dalle telecamere di sorveglianza del locale, fu lei stessa – nonostante lo abbia sempre addossato la responsabilità a Cyane Panine, sua dipendente morta nell’incendio – ad accendere quelle candele che, proprio toccando il soffitto infiammabile, diedero il via al rogo.
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