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Mario Roggero (Ansa)

Alla fine la storia di Mario Roggero si è condensata in una condanna a 14 anni e 9 mesi che ieri la Corte di Cassazione, dopo cinque anni di processi cominciati dopo la rapina del 28 aprile 2021 nella gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo (durante la quale morirono due rapinatori e un terzo rimase ferito), ha reso definitiva.

La moglie del gioielliere aveva raccontato che uno dei rapinatori, dopo averla colpita al volto, le puntò un coltello al collo minacciando di uccidere tutti i presenti. La figlia venne immobilizzata con i polsi legati dietro la schiena. Roggero riferì invece di essersi visto puntare la pistola in faccia mentre il rapinatore gli urlava: «Ti ammazzo». È qui che si innesca il nodo processuale. Il gioielliere riuscì ad approfittare di un momento di distrazione per azionare l’allarme antirapina. Successivamente prese la propria pistola, convinto che la moglie fosse stata presa in ostaggio. Ma nell’interpretazione dei giudici di merito, oggi confermata dalla Cassazione, una volta usciti dal negozio, i rapinatori stavano ormai fuggendo.

Nessuna giustizia, Roggero va in prigione

Il pericolo attuale era cessato. L’inseguimento e i colpi esplosi contro la loro automobile rappresenterebbero quindi una fase distinta rispetto alla rapina appena consumata. È proprio su questa ricostruzione che sia la Corte d’assise che quella d’appello avevano escluso la legittima difesa.

Il tempo che separa la percezione del pericolo dalla ricostruzione razionale e fredda compiuta anni dopo nelle aule di giustizia. Con un altro capitolo che bisogna aggiungere alla vicenda: nel 2015 Roggero era già stato vittima di una rapina violentissima. Non reagì e fu pestato anche quando era ormai a terra. È tutto documentato in una agghiacciante video-ripresa depositata durante i processi. Per la difesa, quel precedente rappresentava un elemento essenziale per comprendere la reazione del 2021. Un trauma destinato a riemergere davanti a una nuova aggressione armata. I giudici hanno, invece, distinto le due vicende, concentrando la loro valutazione sulla dinamica della rapina del 28 aprile 2021 e, soprattutto, sulla fase successiva all’uscita dei rapinatori dalla gioielleria.

La Procura generale ha, quindi, chiesto il rigetto del ricorso, definendo «manifestamente infondati» i 17 motivi di impugnazione che aveva presentato la difesa. Gli avvocati di parte civile l’hanno subito buttata sui principi di autonomia delle toghe: «Questa vicenda giudiziaria», hanno affermato gli avvocati Marino Careglio e Flavio Campagna, «dimostra l’importanza di avere nel nostro Paese una magistratura autonoma e indipendente da ogni altro potere capace di riaffermare un principio che deve continuare a caratterizzare la nostra democrazia, ovvero che la vita di ogni essere umano è un bene fondamentale ed è protetta dalla legge».

Fuori dal Palazzaccio di piazza Cavour si era radunato un presidio organizzato da Futuro nazionale. Il sostegno di una parte del Paese al gioielliere non è mai mancato. «Chiediamo la grazia per lui al presidente della Repubblica Sergio Mattarella», ha commentato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini: «Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna». Che pesa come un ergastolo su un uomo di 72 anni.

«Massimo rispetto per la sentenza ma anche grande delusione», hanno commentato a caldo gli avvocati Marcolini e Sergio Rovani, aggiungendo: «Attendiamo le motivazioni e valuteremo il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo». Una ulteriore strada, insieme alla richiesta di grazia, da poter percorrere a motivazioni depositate. Come dopo il primo grado. Come dopo l’appello. Ma con una differenza netta: questa volta Mario Roggero (che ieri, via social, ha commentato: «I giudici mi hanno voluto darmi l’ergastolo») dovrà difendersi da detenuto.

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