Bengalese stupratore fuori ma Roggero ancora dentro
Mario Roggero (Ansa)

Ancora c’è chi si domanda perché gli elettori votino per partiti di destra e accusa quanti scelgono di mettere la croce sui simboli di movimenti come Afd di essere dei pericolosi nostalgici del nazismo. In realtà, quella di chi vota per gruppi che promettono legge e ordine è soltanto la legittima difesa contro un sistema che non garantisce più i cittadini perbene ma i delinquenti.

Prendete ciò che è accaduto in Piemonte negli ultimi tempi. Un anziano gioielliere, che è stato vittima di una rapina e ha visto moglie e figlia minacciate dai rapinatori, per aver reagito e aver sparato contro i banditi, uccidendone due e ferendone un terzo, è stato condannato a quasi 15 anni di carcere.

E la sua famiglia ora rischia di finire sul lastrico perché, oltre a dover scontare una pena che rischia di essere un fine pena mai, Mario Roggero – questo il suo nome – dovrà risarcire tutti i parenti dei criminali morti nel conflitto a fuoco, oltre a rimborsare il delinquente sopravvissuto per lo stress d’essere stato ferito.

Come noto, perché ne abbiamo scritto in passato, al gioielliere non è stata consentita alcuna misura alternativa, tipo la detenzione domiciliare, e nonostante l’abbia sollecitata sia lui sia la sua famiglia, il capo dello Stato non ha ritenuto fino a oggi di concedergli la grazia, con la giustificazione che Roggero deve prima dimostrarsi pentito per quel che ha fatto e, anche se ha oltre 70 anni, un po’ di carcere se lo deve fare.

Insomma, la legge non ammette sconti e neppure perdoni e perfino se si è incensurati la galera è d’obbligo.

Si può essere stati probi tutta la vita, si può aver pagato montagne di tasse e onorato ogni impegno, compresa una multa per sosta vietata o per aver infranto i limiti di velocità, ma se di fronte a una rapina violenta, dopo averne subite altre, si reagisce e si spara, inseguendo pure i delinquenti che hanno minacciato i tuoi cari, devi finire i tuoi giorni dietro alle sbarre.

Poi, però, questo Stato inflessibile che non si commuove neppure di fronte all’appello di moglie e figlie, le quali sono spaventate per il proprio futuro e per quello del loro caro, quando ha a che fare con stupratori di minorenni si dimostra incredibilmente tollerante.

La storia la conoscete: un bengalese usa violenza sessuale nei confronti di una tredicenne entrata nel suoi negozio di chincaglieria varia e il giudice lo scarcera, ritenendo che il trauma dell’arresto per il momento sia una punizione sufficiente.

Non ha importanza che l’uomo avesse già molestato la bambina, né che prima di usarle violenza avesse già assalito una donna. Non conta neppure che costui, dopo essersi giustificato dicendo di aver bevuto e aver giurato di essere pentito, in tv si sia preso beffe delle vittime.

No, niente di tutto ciò è sufficiente a indurre i rappresentanti dello Stato a un comportamento diverso, perché – è di ieri la notizia – alla fine il «braccio violento della legge» ha reagito nei confronti del suddetto manigoldo con un buffetto.

Dopo la scarcerazione e in attesa di un giudizio che nessuno sa quando e se ci sarà, il violentatore è stato sanzionato dal questore con una misura che pesa un po’ meno di un’ammenda, in quanto vale come un invito a rigare dritto e comportarsi bene. Tutto qui, niente di più.

E allora che serve discutere se quelli di Afd sono i nazisti o no? E spendere migliaia di parole per analizzare i flussi elettorali e il tasso di istruzione degli elettori di Alternative für Deutschland? È ovvio che le persone normali non ne possano più e siano alla disperazione.

Per farsi sentire non imbracciano il kalashnikov, come qualcuno ogni tanto promette di fare, ma quando entrano nella cabina elettorale sanno che cosa fare e sanno chi devono cacciare per riportare un po’ di legge e ordine nelle nostre città.

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