Basta mezze misure, è il tempo della collera
(Getty Images)

Quando ci vuole ci vuole. Perché c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Quindi, c’è un tempo per la collera.

La resa. L’Italia islamizzata nella rassegnazione comune di Max Del Papa, uscito il 3 settembre 2026, 102 pagine in edizione digitale, è un libro dolente e arrabbiato, dove viene descritto un popolo che, benché non abbia mia perso la guerra e non sia stato sconfitto in battaglia, a causa della mostruosa corruzione spacciata per bontà viene calpestato, con i figli uccisi da gente che rideva mentre li uccideva, in ostaggio di una magistratura che non persegue la giustizia.

Resa, non sconfitta che presuppone una battaglia. Resa: un atto volontario, firmato e controfirmato. Del Papa fa il giornalista dal 1992 e ha alle spalle una bibliografia che va letta come una sequenza: L’esperimento, del 2020, sul modo in cui un governo scoprì che gli italiani si potevano riprogrammare.

Vale tutto ed Eurostyle del 2023, sullo Stato autoritario e su un’Europa più strega che matrigna. Schiavi, del 2025, sulla degenerazione della democrazia liberale e sul ritorno dell’autoritarismo paternalistico. Ora La resa.

Un autore che da sei anni descrive la stessa malattia da angoli diversi e che arriva, con questo libro, all’organo colpito: non le istituzioni, non i trattati, ma il sistema immunitario di una civiltà. La tesi è nel risvolto, e il risvolto è già un pezzo di letteratura.

Non solo islam e demografia: la perdita della memoria cancella anche la bellezza dell’Europa

L’Europa, scrive Del Papa, si scopre «sconvolta da una mutazione perenne e selvaggia, che non risparmia niente, che stravolge i suoi fondamenti, le sue tradizioni, i suoi sistemi giuridici, le sue democrazie». Un’invasione «annunciata, tollerata, agevolata» e tuttavia sorprendente «per potenza, velocità e organizzazione».

Dall’«invasione annunciata» alla rassegnazione: il bersaglio è l’Occidente conquistato

Del Papa descrive crimini di una violenza bestiale, minimizzati da una magistratura sempre più di parte e nascosti da un giornalismo di una vigliaccheria paragonabile solo a quella vista durante il Covid. Il caso più emblematico forse è quello del diciassettenne Louis, picchiato a morte a Nerbonne, in Francia, per divertimento e per riprendere la scena: i video di pestaggi, stupri e assassini di cristiani rendono questi virgulti gli eroi della loro comunità.

Non un solo iman ha disapprovato il suo assassinio. La squadra di calcio della Francia, composta da giocatori in maggioranza se non in totalità islamici, ha rifiutato di fare il minuto di silenzio in sua memoria. I cristiani esistono per mantenere gli islamici e perché loro possano divertirsi a torturarli e ucciderli. Fin qui, si dirà, la diagnosi la conosciamo.

Il colpo di genio viene dopo, e riguarda non l’invasore ma l’invaso: tutto questo accade «in una sorta di fatalismo, quasi di indifferenza contagiosa». Del Papa non scrive un’ennesima requisitoria contro l’islam politico: scrive un referto sull’Occidente. Il protagonista del suo libro non è il conquistatore, è il conquistato che si scusa.

Sono «gli eredi dell’arte, della speculazione, della tolleranza, della civiltà» chiamati a integrarsi loro, ad adeguarsi «alla risacca del fanatismo, al rigurgito dell’oscurità» e che, annota con una cattiveria magnifica, «si direbbe ce la stiano mettendo tutta». Il libro ha poi un’intuizione che vale abbondantemente il prezzo di copertina, 10,99 euro.

Del Papa non parla soltanto di demografia e di diritto, parla di bellezza. «Frequentare il bello, abitare la storia si fa sempre più problematico» e siccome bellezza e storia sono «la nostra memoria condivisa», da qui viene «uno spaesamento devastante, come un trasalimento, una malattia che abbatte le difese immunitarie culturali, avvelena la linfa comune».

È esattamente questo. La resa non comincia quando arriva l’altro: comincia quando smetti di riconoscere ciò che è tuo, quando entri in una chiesa e non sai più leggerla, quando il Perugino diventa un fondale per le foto.

Del Papa contesta la resa: «Non ce la fa» è la profezia che alimenta la rassegnazione

Un popolo che ha perso la memoria non difende niente, perché non sa più che cosa possiede. E le difese immunitarie culturali si abbassano esattamente come quelle biologiche: silenziosamente, e ci si accorge del deficit dalla prima infezione che non si riesce a fermare.

La chiusa è di una durezza che non lascia scampo: «Non è più tempo di crociate, nessuno è disposto a morire per l’Europa, figuriamoci per l’Italia. Di margine per trattare non ce n’è più, di speranza non ce n’è più. Il Paese dalle mille invasioni subite, assorbite, superate questa volta non ce la fa».

Qui, e lo dico con affetto, apro il mio granitico dissenso. Non credo alla frase «non ce la fa». Le profezie di rovina hanno lo sgradevole effetto collaterale di giustificare in anticipo chi si arrende. Se non c’è più speranza, arrendersi diventa realismo. Del Papa lo sa benissimo e sospetto che quella frase sia una provocazione voluta, il modo in cui uno schiaffo cerca di far riaprire gli occhi. Presa così, funziona. Presa alla lettera, farebbe il gioco esatto della rassegnazione che il libro denuncia.

Un popolo che ha rifatto Cassino e Montecassino ha almeno il diritto di essere insultato meglio: non «non ce la fa», ma «non ci sta provando». Questo libro è imperdibile perché l’atroce elenco delle atrocità subite da parte di gente che mai avrebbe la potenza di vincere una guerra contro di noi e che manteniamo con le nostra tasse non può che risvegliare la nostra collera.

E qui viene la parola che il libro, finge di lasciare in ombra e che, in realtà, è lo scopo del libro: la collera. C’è un detto italiano che dice tutto: quando ci vuole, ci vuole. Significa che esiste una misura oggettiva, che certe cose si fanno perché la situazione le esige e non perché piacciono. Vale anche per l’ira.

Da Tommaso d’Aquino al Crisostomo: quando la collera contro il male diventa una virtù

Tommaso d’Aquino scrive che «se uno si adira secondo la retta ragione, adirarsi è cosa lodevole», e la chiama ira per zelum, l’ira buona. Cita Giovanni Crisostomo: «Chi si adira senza motivo è colpevole; chi si adira con motivo non lo è: perché se manca la collera, la dottrina non progredisce, i giudizi non stanno in piedi, i delitti non sono repressi».

E poi la frase che dovrebbe stare in cima a ogni giornale d’Europa: «Chi non si adira quando c’è motivo, pecca; la pazienza irragionevole semina i vizi, nutre la negligenza e invita al male non soltanto i cattivi, ma anche i buoni».

La rassegnazione comune del sottotitolo di Del Papa e la pazienza irragionevole del Crisostomo sono la stessa cosa, a 1.700 anni di distanza. E la teologia cattolica, che ha la reputazione di predicare la mansuetudine a ogni costo, dice l’esatto contrario di quello che le si attribuisce: la mancanza d’ira davanti al male non è virtù, è peccato.

Chi resta calmo mentre una civiltà viene smontata non è un santo, è un complice. Compratelo, questo libro. Non perché vi consoli, non consola per niente, ma perché mette in fila con precisione clinica il meccanismo per cui una civiltà colta, ricca e libera può decidere di andarsene in punta di piedi, chiedendo scusa del disturbo.

Nominare è il primo atto di resistenza: finché il fenomeno resta senza nome, non lo puoi combattere, puoi soltanto subirlo con l’aria distratta di chi non aveva capito. Dopo questo libro, l’alibi di non aver capito non è più disponibile. E chi ha capito, secondo Tommaso e secondo il Crisostomo, ha il dovere di arrabbiarsi.

La collera come ultima difesa: La resa mette l’Europa davanti alle proprie responsabilità

E la collera sta montando, non solo in Italia, ma in tutta Europa. Del Papa scrive con la lingua di un cronista che ha visto le questure e non i convegni: rapido, ironico, capace di piegare l’aggettivo in modo che faccia male.

Non c’è una riga di sociologia da tavolo, non c’è quel gergo con cui gli intellettuali si assolvono a vicenda e non c’è nemmeno la piaggeria opposta, quella di chi grida per farsi applaudire dai propri: Del Papa non lusinga il lettore, lo mette in imbarazzo.

Manca un’ultima riga a questo libro. La scrivo io: è quando tutto sembra perduto che la grazia irrompe sulla scena, e la grazia può nascere anche dalla collera.

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