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Ansa

C’è un momento preciso in cui la tragedia umanitaria si tramuta in farsa burocratica e quel momento in Spagna coincide geometricamente con la gestione governativa di Ceuta. L’ultimo atto del dramma di confine non si è consumato tra le onde del Mediterraneo, ma nelle stanze ovattate dell’Audiencia Nacional di Madrid, dove la giudice María Tardón ha ricevuto ieri il secondo, scottante rapporto sull’ondata migratoria che lo scorso luglio ha letteralmente travolto l’enclave spagnola con oltre 72.000 ingressi in quarantotto ore.

Sánchez sotto pressione: 82 morti e il sospetto di una pre-allerta ignorata

Il documento, tre pagine firmate dal generale Luis Peláez Piñeiro (capo dell’intelligence della Guardia civile), ha messo nero su bianco quello che l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha tentato di minimizzare per settimane: il bilancio provvisorio dei morti è salito a 82, e le motovedette stanno ancora ripescando cadaveri.

Soprattutto, la magistratura vuole capire se le autorità centrali avessero ricevuto una pre allerta nei giorni precedenti l’assalto, decidendo scientemente di girarsi dall’altra parte.

Il secondo report si aggiunge al dossier di 55 pagine del Cenif (l’intelligence della polizia di frontiera) rilasciato lo scorso 31 agosto, che ha scoperchiato il vaso di Pandora: i gendarmi marocchini, in divisa e in borghese, non solo avrebbero guardato altrove, ma hanno attivamente scortato e instradato la massa di migranti (si parla di «accompagnamento attivo») verso le falle della barriera spagnola.

Marlaska contro i suoi investigatori: scontro con la magistratura sull’intelligence

Il ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska non ha minimamente pensato di arrabbiarsi con Rabat: la furia del titolare del Viminale iberico si è abbattuta contro i suoi stessi investigatori.

Il sindacato di polizia Jupol ha denunciato una campagna di «ritorsioni e persecuzioni ai massimi livelli governativi» contro gli agenti colpevoli di aver scritto la verità nel rapporto finito in mano ai giudici. Marlaska ha persino inviato una lettera piccata alla presidente del Csm spagnolo, Isabel Perelló, lamentando che il governo fosse stato tenuto all’oscuro di «informazioni sensibili».

La risposta della Perelló è stata una sventola istituzionale: l’esecutivo rispetti l’indipendenza della magistratura. Nel frattempo, Sánchez si è affrettato a dichiarare in Parlamento che «non esistono prove concludenti» contro gli amici marocchini. La verità fa male, soprattutto quando rovina la narrazione diplomatica.

Ceuta nel caos: genitori contro la tendopoli accanto alla scuola

Mentre a Madrid ci si accapiglia a colpi di carta bollata, a Ceuta la realtà è un misto di degrado e anarchia e la cittadinanza è esasperata. Nel quartiere di Los Rosales la tensione è a livelli di guardia: il governo ha pensato bene di allestire una tendopoli d’accoglienza proprio accanto alla scuola d’infanzia Nuestra Señora de África.

Genitori e maestre stanno sbarrando l’accesso e occupando l’area per impedire fisicamente ai mezzi e agli operai di proseguire con i lavori. Chiedono solo che i bambini non inizino l’anno scolastico dentro un hotspot a cielo aperto.

Frontiera sguarnita e appalto da 65.000 euro: la sicurezza di Ceuta fa acqua

Le autorità hanno eretto un muro intorno al cantiere. E nelle stesse ore in cui il nuovo Commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, twittava giulivo di «importanti progressi» dopo una telefonata con Marlaska, la realtà sul campo raccontava tutta un’altra storia: il ministero dell’Interno ha infatti tagliato del 33% gli agenti di polizia nazionale destinati alla vigilanza diretta del posto di frontiera, passati da 12 a soli 8 per turno.

È pur vero che sono arrivati circa 200 agenti di rinforzo, ma il governo li ha sepolti sotto una montagna di scartoffie negli uffici immigrazione per gestire l’identificazione di migliaia di irregolari, lasciando i varchi di confine sguarniti.

Se qualcuno pensava che il taglio degli agenti fosse il picco dell’incompetenza, l’esecutivo Sánchez è riuscito a superarsi con il piano di ammodernamento tecnologico della barriera di Ceuta: con un tempismo degno di una commedia degli equivoci, il ministero ha pubblicato un bando d’appalto per installare nuovi sensori e sistemi d’allarme sulla recinzione.

Lo stanziamento totale? Appena 65.000 euro, praticamente il budget che un condominio di lusso spende per le telecamere del garage. E non c’è fretta, sia chiaro: il bando prevede un comodo periodo di attuazione di sette mesi. Nel frattempo, i signori clandestini sono pregati di citofonare.

Il territorio, intanto, resta una polveriera pronta a esplodere. L’altro ieri al porto, un migrante marocchino irregolare ha seminato il panico minacciando i passanti con una mazza. Poche ore dopo, nel silenzio dei centri di accoglienza al collasso, un diciassettenne diabetico moriva per mancanza di assistenza adeguata.

Migranti, violenze e delfino ucciso: la polveriera di Ceuta attende la commissione Ue

Hanno invece fatto il giro del web le immagini del delfino catturato dai migranti sulla spiaggia del Trampolín. L’animale disorientato e vicino alla riva, è stato colpito violentemente alla testa con un bastone. Successivamente, il gruppo responsabile della morte dell’animale ha esibito il suo corpo come un trofeo.

La prossima settimana arriverà a Ceuta una commissione tecnica Ue per «valutare la situazione». Troveranno poliziotti ridotti al lumicino, dossier secretati, genitori a fare la guardia alle scuole e una rete metallica da 65.000 euro finanziata a babbo morto.

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