Sulla crisi di Ceuta Pedro Sánchez ha mentito spudoratamente al popolo spagnolo. E ieri, davanti al Congresso, ha continuato a difendere una versione dei fatti smentita dai documenti e perfino dai suoi stessi alleati di governo. Il premier, nello specifico, ha assicurato che l’esecutivo non ricevette «allerte o avvisi straordinari» capaci di anticipare quanto accadde il 30 e 31 luglio.
Secondo Sánchez, nessuna delle informazioni arrivate alle autorità sarebbe andata oltre «l’avviso di routine» e nessuna avrebbe previsto «né la scala né la probabilità» dell’ingresso di massa. Poi ha ribadito che non esistono «prove solide» per attribuire al Marocco la pianificazione o l’esecuzione dell’operazione.
I rapporti che smentiscono Sánchez
Il problema è che, mentre Sánchez parlava, erano già pubblici documenti che raccontano tutt’altro: El Mundo ha rivelato l’esistenza di due rapporti redatti prima dell’assalto. Il primo risale al 27 luglio e nasce dall’intelligence militare: sulla base di informazioni provenienti da agenti marocchini alla frontiera, un «ingresso di massa di immigrati irregolari» a Ceuta tra il 29 e il 30 luglio veniva giudicato «molto probabile». L’informazione fu trasmessa al Centro d’intelligence delle Forze armate, il Cifas. Il secondo documento è ancora più imbarazzante. La mattina del 30 luglio, poco prima che la situazione precipitasse, il Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere della Polizia nazionale, il Cenif, diffuse una nota interna che segnalava, a caratteri cubitali, un «Rrischio estremo di collasso», con «carattere immediato». Altro che avviso di routine: il rischio massimo era indicato come imminente. La nota, inoltre, spiegava che sui social e sulle applicazioni di messaggistica era in corso un «appello di massa alla mobilitazione» per entrare illegalmente in territorio spagnolo. Fonti del Cni, del resto, hanno confermato ad Antena 3 che l’intelligence aveva avvertito in anticipo della possibilità di un ingresso di massa.
Insomma, mentre il premier racconta che il governo non disponeva di avvertimenti straordinari, apparati dello Stato avevano messo nero su bianco, prima dell’assalto, che la situazione era gravissima. Sánchez, è vero, ha promesso che pubblicherà «un dossier con tutti i rapporti». Ma gli elementi che smentiscono la sua versione sono già parecchio consistenti.
Il Marocco e il rapporto del Cenif
Inoltre il premier socialista continua a difendere Rabat. Ieri ha sostenuto che nessuna istituzione diplomatica, né la Commissione europea né altri organismi internazionali, avrebbe fornito elementi sufficienti per concludere che la valanga fosse stata organizzata dalle autorità marocchine. Ha ammesso soltanto che il 30 luglio ci furono circa dieci ore durante le quali la gendarmeria di Rabat «permise il passaggio». Anche questa prudenza si scontra con il rapporto del Cenif di cui La Verità ha dato conto ieri. Il documento, consegnato alla giudice María Tardón dell’Audiencia Nacional, parla di pianificazione preventiva, di «direzione strategica e operativa», nonché di un «instradamento attivo» degli immigrati verso i punti di ingresso. Secondo gli investigatori, le normali reti criminali non avrebbero avuto la capacità di organizzare un’operazione simile.
A smentire frontalmente Sánchez, d’altronde, non sono stati soltanto Pp e Vox. Ci ha pensato anche Sumar, suo alleato di governo. Enrique Santiago, portavoce di Izquierda Unida nel gruppo, ha detto che «la Spagna ha subito un attacco del Marocco utilizzando persone vulnerabili». Poi ha aggiunto: «Il Marocco, in coordinamento con Stati Uniti e Israele, ha organizzato l’ingresso di massa di 80.000 persone. Difendere un’altra ipotesi non è credibile».
Sánchez, invece, continua a fare il pesce in barile: ha insistito sulle campagne di disinformazione che, dopo l’inizio della crisi, sarebbero state alimentate da account legati a «ecosistemi informativi russi e pro israeliani», insieme con esponenti dell’ultradestra internazionale e spagnola. Ma lo stesso premier ha ammesso che i servizi non sono in grado di stabilire se qualcuno di questi fattori abbia provocato la crisi. Tradotto: in mano ha poco o nulla.
L’attacco di Feijóo e Abascal
Alberto Núñez Feijóo, non a caso, ha accusato Sánchez di avere «mentito in faccia» agli spagnoli. «Lei e il suo governo ci avete mentito per tutto il tempo e lo avete fatto di nuovo questa mattina al Congresso», ha detto il leader del Pp, secondo cui l’operazione «è partita dal Marocco, è stata consentita dal Marocco» e ci sono indizi che Rabat l’abbia persino coordinata. Insomma, ha concluso Feijóo, se davvero Sánchez non sapeva nulla, deve dimettersi «per incompetenza». Se invece lo sapeva, «per complicità». Santiago Abascal è stato ancora più duro: «Il Marocco non è suo amico, è il suo padrone», ha sentenziato il capo di Vox.
Fuori dal Congresso, intanto, gli spagnoli avevano già espresso il loro giudizio. Mercoledì sera decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese. A Madrid erano 50.000 secondo la delegazione del governo; a Salamanca circa 30.000, a Valladolid 20.000. Le concentrazioni hanno coinvolto più di 260 Comuni e l’ondata si è estesa ben oltre le grandi città, fino ai piccoli centri. A dominare, ovunque, è stata la bandiera spagnola.
Intanto, a Ceuta, un marocchino di 17 anni è morto in un centro di accoglienza. Il minore, giunto nell’exclave con l’ondata di arrivi in massa di migranti a fine luglio, potrebbe essere morto per il diabete di cui soffriva.
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