Sánchez è tornato e dà i numeri su Ceuta

«Ceuta uscirà rafforzata. Mi assumo la responsabilità dello stato d’animo della città autonoma». Gradasso come sempre, dopo le lunghe ferie il premier spagnolo Pedro Sánchez è apparso nel nuovo programma Hoy por hoy di Cadena Ser per dare la sua versione della crisi migratoria.

Ha preferito un’intervista radiofonica, all’audizione al Congresso che avverrà solo il 3 settembre.«Tra breve avremo una capacità sufficiente per accogliere i migranti che sono rimasti a Ceuta», promette, spiegando che il numero di posti è stato aumentato da 500 a 3.300 e che presto si raggiungeranno i 6.000 posti letto.

Gli abitanti vogliono che gli irregolari se ne tornino in Marocco, altro che strutture dove tenerli, per questo manifestano ogni giorno in una protesta che sta diventando sempre più estesa.

Proteste cittadine e il degrado nelle strade

Anche ieri erano scesi in piazza, su iniziativa dei vigili del fuoco che tra i vari striscioni ne hanno mostrato uno molto significativo: «Europa aiutaci», era scritto a grandi lettere. Il premier promette una normalità distante anni luce dalle immagini che continuiamo a vedere.

Lunedì, sulla spiaggia di Trampolín, malgrado gli sgomberi e il trasferimento di circa 800 migranti presso le strutture predisposte, in poche ore erano ricomparse centinaia di baracche di fortuna fatte di bastoni, coperte e cartone.

Il degrado è evidente anche nei video pubblicati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio e senatore della Lega, Alessandro Morelli, che si è recato nell’enclave spagnola sulla costa africana per rendersi conto dell’emergenza. «Questa è Ceuta di notte: accampamenti improvvisati in mezzo alle strade e intere aree trasformate in una vera e propria tendopoli», postava ieri su X. «Quando l’immigrazione è fuori controllo, queste sono le conseguenze. E a pagarle sono prima di tutto i cittadini», aggiungeva. «È questa l’idea di sicurezza che ha la sinistra immigrazionista?».

Numeri discordanti sui migranti e i minori

Lunedì, Sánchez era troppo occupato a dare i numeri. «A Ceuta rimangono 5.000 migranti, di cui 1.200 minorenni», ha riferito il presidente. Qualche ora dopo, in audizione al Congresso il ministro per l’infanzia e la gioventù, Sira Rego, l’ha contraddetto parlando di 1.478 minori stranieri non accompagnati nei centri di protezione e di circa 1.200 ancora senza nome o non registrati.

Per Rego, le ragazzine sarebbero 760, di cui 233 di età inferiore ai 13 anni. Le violenze sessuali denunciate sono salite a 23, delle quali 9 su minorenni.

Quanto agli irregolari ancora non rimpatriati, «ne sono rimasti almeno 15.000», sostengono gli abitanti di El Príncipe, uno dei quartieri più grandi e popolosi di Ceuta. Sánchez ha annunciato che il consiglio dei ministri approverà oggi un’estensione straordinaria del credito fino a 168 milioni di euro per «riattivare e rilanciare» l’economia di Ceuta, ma non è stato capace di annunciare una data certa entro la quale saranno conclusi tutti i rimpatri.

I rapporti con il Marocco e le tensioni internazionali

Ha tenuto a ribadire che con il Marocco va tutto bene, «la cooperazione si sta rivelando francamente positiva», sorvolando sulla «disattenzione» di Rabat del 30 e 31 luglio alle frontiere e sulle nuove pretese alawide avanzate su Ceuta e Melilla.

Soprattutto, ha tentato di difendere la politica estera del suo governo, che definisce «coerente e coraggiosa», mentre accusa di campagna di disinformazione Russia, Israele e «un gruppo internazionale di estrema destra che usa sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna, ma anche l’Europa e dividerla».

Ironico il commento del portavoce del Pp, Borja Sémper: «Si è fermato solo un attimo prima di incolpare Franco». Dopo le parole del premier alla radio, non si è fatta attendere la replica del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, che su X l’ha accusato: «Sta mentendo sfacciatamente […] Continuare a diffondere menzogne diffamatorie non distoglierà l’attenzione dal vergognoso fallimento di Sánchez nel gestire gli affari del suo Paese».

Le polemiche interne e le mosse del Psoe

Il premier, in un delirio di onnipotenza si è anche permesso di annunciare che il monarca andrà presto nell’enclave, aggiungendo: «Il re è al potere da 20 anni e non ha mai visitato Ceuta e Melilla. Io sono stato il primo ministro che le ha visitate più spesso». Felipe VI è salito al trono nel giugno 2014, fanno 12 anni di regno, ma per il premier i dettagli non contano.

Doveva precisare che «le vacanze sono un diritto per tutti» e non accetta critiche per essere rimasto a Lanzarote durante la peggior crisi migratoria della Spagna. Quanto al mettersi da parte, nulla da fare, ha dichiarato che intende «portare a termine il suo mandato» e che nel 2027 «se il mio partito lo desidera, sono disposto a candidarmi».

Intanto il Psoe continua a non mostrare solidarietà con Ceuta. Ha inviato una dichiarazione a tutti i segretari generali regionali, esortandoli a non partecipare alle manifestazioni per la città autonoma che si terranno domani in diverse parti del Paese. «Non tollereremo lo sfruttamento partigiano ed elettorale di una crisi umanitaria», così si conclude la circolare.

Controlli di frontiera e le indagini sulle Ong

E mentre alla decisione del premier Giorgia Meloni di prorogare la sospensione degli accordi di Schengen con la Spagna per altri 15 giorni, Madrid reagisce proseguendo con i controlli dei passeggeri che arrivano dall’Italia per terra e per mare, Vox annuncia un’azione legale contro l’Ong No Name Kitchen e chiede una verifica di tutti i fondi europei ricevuti dall’organizzazione.

Secondo fonti vicine all’inchiesta in corso sugli attacchi subiti dalle forze dell’ordine a Ceuta, che hanno parlato con l’agenzia Efe, diversi membri dell’Ong sono stati identificati dopo aver acquistato nei supermercati grossi quantitativi di soluzioni corrosive e di fogli di alluminio, poi inseriti in bottiglie di plastica distribuite tra i migranti. Gli ordigni, una volta lanciati provocano una deflagrazione e rilasciano gas.

Da non perdere

Con i barconi tornano i morbi del passato
Cronache dell'invasione

Con i barconi tornano i morbi del passato

Difterite, tubercolosi, malaria: patologie che sembravano relegate nei libri di storia. L’arrivo in massa di persone che vengono da luoghi in cui certe piaghe sono endemiche, tuttavia, cambia il quadro. Non è caccia all’untore, ma realtà epidemiologica.