C’è una flotilla buona e una meno buona. Quella che siamo tristemente abituati a conoscere è quella della sinistra che va ad aiutare gli immigrati irregolari a Gaza. Quella buona, invece, è partita per Ceuta per aiutare i cittadini spagnoli ridotti allo stremo da quell’orda di marocchini entrati nell’exclave senza titolo.
Sessanta imbarcazioni sono partite ieri per raggiungere Ceuta, invasa dai migranti marocchini a fine luglio. Si tratta della «Armada de la Solidaridad», iniziativa promossa da un gruppo di cittadini e imprenditori per esprimere vicinanza e sostegno nei confronti degli abitanti spagnoli di quell’area. Dietro l’iniziativa ci sono l’ex deputato di Ciudadanos Marcos de Quinto, l’avvocato e conte di Ripalda Amalio de Marichalare l’imprenditore Pedro Rodríguez, critici circa il comportamento inerte del governo socialista di Pedro Sánchez, esaltato dalla sinistra italiana per aver espulso in 48 ore una parte di quei migranti ma che vede ora la città sull’orlo di una gravissima emergenza sanitaria e sociale.
Una traversata marittima in stile flottilla appunto, che riunirà navigatori e imbarcazioni provenienti da diversi porti della Costa del Sol, in Spagna, con destinazione Marocco. L’iniziativa era inizialmente prevista per il 23 agosto, ma è stata rinviata a ieri per le condizioni meteo poco favorevoli. Gli organizzatori hanno lanciato un appello ai navigatori spagnoli affinché partecipino con lo slogan «Uniti per Ceuta, uniti per la Spagna» per portare «un messaggio di solidarietà, rispetto, ammirazione e sostegno» ai cittadini di Ceuta, sull’orlo della rivolta sociale. L’iniziativa arriva in un momento complesso. Ufficialmente sono circa 5.000 i migranti ancora a Ceuta dopo l’ingresso in massa di oltre 72.000 persone il 30 luglio. I numeri sono stati forniti dal ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, durante l’audizione al Congresso sulla gestione della crisi migratori, mentre gli abitanti di Ceuta e il suo sindaco forniscono dati diversi. La situazione è talmente sotto controllo che Marlaska, chissà perché, ha chiesto l’aiuto di Frontex e Europol.
Alcuni residenti hanno distrutto un campo di migranti improvvisato su una spiaggia di Benítez e ha cercato di bloccare i camion della Croce Rossa che portano cibo ai migranti. «Devono andarsene» e «Fuori la Croce Rossa», urlano i manifestanti, molti dei quali sventolano bandiere spagnole. I cittadini hanno poi abbattuto le tende, gettato oggetti in mare e appiccato incendi. Ogni sera i residenti di Ceuta, a un mese dall’invasione e con la percezione che il governo di Madrid non abbia fatto nulla, scendono in strada e attaccano le spiagge e gli insediamenti degli irregolari, distruggendo le capanne e provando a metterli in fuga. Malgrado ciò che vuole far credere il governo Sánchez, pubblicizzato e osannato dalla nostra sinistra, la tensione è alle stelle. Il clima è incandescente e il governo spagnolo non sa fare di meglio che lanciare appelli alla non violenza senza muovere però un dito per tranquillizzare i suoi cittadini, esasperati per una situazione di cui non vedono soluzione. Quattro migranti marocchini entrati illegalmente nell’exclave sono stati arrestati per aver lanciato pietre contro una pattuglia militare e aver ferito un sergente. Gli immigrati irregolari hanno perfino assaltato un gruppo di militari, che sono finiti in ospedale, e poche ore dopo un altro gruppo ha aggredito due soldati al molo Alfau durante un’identificazione. Questa è la foto terribile di come la situazione a Ceuta sia, ormai, insostenibile. Malgrado quello che intende farci credere la sinistra nostrana.
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