Non solo la difterite. I migranti portano anche la tubercolosi
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Anche i luminari della medicina possono essere colpiti da gravissime sindromi. Prendete Matteo Bassetti, direttore del dipartimento di malattie infettive della Liguria: da anni è affetto da una preoccupante sintomatologia che si manifesta ogni qual volta va in crisi di astinenza da comparsata tv o da intervista ai giornali. Finora nessuna cura è riuscita a porre rimedio alla sua necessità di apparire e di dichiarare.

Un giorno se la prende con le bottigliette d’acqua, dicendo che si rischia di bere una carta di credito a settimana e denunciandone il prezzo perché lui a Malpensa l’ha pagata cara, un altro lega il consumo di caffè al miglioramento degli ormoni sessuali di uomini e donne. Poi se avanza tempo mette nel mirino chi ha ottant’anni, proponendo di levargli la patente. Una delle ultime uscite l’ha dedicata al polpo crudo, tradizione alimentare barese che ha bollato come pericolosa nonostante in Puglia u pulpe rizze sia consumato da secoli. Costretto dalle proteste di pescatori e ristoratori (e anche di qualche collega) a una precipitosa marcia indietro, Bassetti è tornato perciò ai suoi vecchi amori e dunque, vista l’apertura del nostro giornale sulla difterite arrivata in Italia con i migranti, ha deciso di sproloquiare, smentendo la tesi che certe malattie infettive giungano nel nostro Paese sui barconi, nella speranza di guadagnare qualche titolo e magari anche un passaggio tv. Peccato che le dichiarazioni del luminare della medicina, così come molte altre da lui sostenute nel corso degli anni da quando il Covid lo ha portato alla ribalta, siano contraddette da numeri e pareri più autorevoli di quelle della virostar di Genova. Il nostro Francesco Borgonovo ieri ha citato lo studio del New England Journal of medicine, e non un articolo della Gazzetta dei caruggi, in cui si documenta che la malattia infettiva ha visto crescere i casi in tutta Europa a causa dell’aumento dei flussi migratori. «Il contagio» ha spiegato uno dei ricercatori «avviene durante il viaggio e viene diagnosticato solo una volta giunti a destinazione»

E guarda caso, in Italia, il focolaio si è registrato in Sicilia, terra di sbarco di molti migranti. Ma del resto perfino Quotidiano Sanità certifica che l’incremento della diffusione dell’infezione si è registrato in coincidenza con «un aumento dei casi tra i migranti». Per non dire di un altro studio rintracciabile sul sito dell’Istituto Pasteur in cui, ricordando la più grande epidemia di difterite degli ultimi settant’anni, scoppiata nel 2022, spiega che si è diffusa tra i migranti per poi raggiungere le popolazioni vulnerabili in diversi Paesi europei.

Ma Bassetti è Bassetti e dunque non si può limitare a smentire la rivista medica più prestigiosa e influente al mondo e la fondazione di ricerca più conosciuta di Francia: al solito deve esagerare. E dunque, eccolo attaccare anche sul fronte della tubercolosi, per dire che la Tbc è equamente distribuita tra italiani e stranieri e perciò non arriva con i barconi dei migranti, «ma è esattamente il contrario e basta guardare le statistiche».

Ora, premesso che il contrario lascia intendere che invece di portarci la malattia gli stranieri ce la portano via o addirittura che sono gli italiani a infettare gli extracomunitari, noi le statistiche le abbiamo guardate e dicono l’opposto di quel che sostiene l’illustre luminare del polpo alla brace. Nel 2024, ultimi dati disponibili, in Italia sono stati registrati 3.150 casi, corrispondenti a un tasso del 5,3% ogni 100.000 abitanti, con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente. E già qui si capisce che la tubercolosi torna a circolare.

Ma da dove arrivano questi focolai? Scrive Sanità informazione: la quota dei casi tra i nati all’estero è arrivata al 63,2% su 100.000 abitanti, circa 13 volte superiore rispetto ai nati in Italia». Cito uno studio dal titolo «Il controllo della tubercolosi tra gli immigrati in Italia», frutto della collaborazione fra l’Istituto superiore di sanità e la Società italiana di medicina delle migrazioni: «I dati del ministero della Salute italiano indicano che, a partire dal 2009, la percentuale di nuovi casi di Tbc riferiti ai cittadini nati all’estero ha superato quella dei nati in Italia, passando dal 47% del 2006 al 56% del 2016».

Siete stupiti per la cantonata del luminare illuminato dalla lampada abbronzante? Io no. Ancora ricordo di quella volta in tv in cui sparò cifre a casaccio sull’epidemia di Covid in California, smentito in diretta dai dati ufficiali pubblicati sul sito dello Stato americano. Insomma, Bassetti perde il pelo ma non il vizio.

Ps. A Milano hanno scoperto un focolaio di Tbc tra gli specializzandi dell’Istituto di Medicina legale. Immagino che questo farà dire a Bassetti che la tubercolosi la portano gli italiani, anche se – a quanto pare – i dottori si sono contagiati facendo l’autopsia a un cadavere, di cui ancora non conosciamo la nazionalità.

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