Migranti camminano in fila sull’isola di Lampedusa
Migranti sull’isola di Lampedusa in una foto d'archivio (Getty Images)

In questo mese, Lampedusa sta ricevendo forse più migranti, e minori stranieri non accompagnati (Msna), che turisti. Ieri, dei 24 bengalesi, egiziani, iraniani, marocchini e pakistani intercettatati dai carabinieri mentre vagavano sull’isola, 8 erano minorenni. Hanno detto di essere partiti da Tagiura, in Libia, con un barchino di otto metri che non è ancora stato ritrovato.

Nelle stesse ore, la guardia costiera soccorreva 8 fra eritrei, etiopi e sudanesi (2 le donne), su un gommone di 5 metri salpato da Zawiya in Libia. Due giorni fa, 68 migranti tra i quali una donna e 10 minori, erano sbarcati direttamente sugli scogli della baia di Mare Morto a Lampedusa, mescolandosi ai turisti attoniti. Si tratta di bengalesi, egiziani, eritrei e somali che affermano di essere salpati da Zuarah, in Libia, pagando 1.600 euro a testa per il viaggio in barcone.

Poi sono arrivati tre barchini, con rispettivamente 17, 22 e 21 egiziani, somali, pakistani, eritrei e bengalesi, 5 dei quali donne e 3 bambini, partiti sempre dalla Libia, da Gasr el- Garabulli e da Zuwara. Sono tutti all’hotspot di contrada Imbriacola.

Nella stessa giornata, un’ottantina di subsahariani sbarcava sulla spiaggia di Portopalo di Capo Passero. Il 9 agosto, quando a Lampedusa arrivarono 108 migranti (fra cui 15 donne e 5 minori), su tre imbarcazioni provenienti dalla Tunisia e dalla Libia, il centro che è il principale punto di primo approdo del Mediterraneo centrale era arrivato già a quota 191 ospiti. Poi è stata una escalation.

A Ferragosto, 87 migranti raggiunsero Lampedusa e Lampione su sei imbarcazioni diverse, quattro giorni dopo ne arrivarono 35. Lunedì scorso, Aurora2 della Ong tedesca Sea Watch, la nuova nave operativa da giugno «per contrastare la strategia del governo italiano di ostacolo al soccorso in mare» e che porta «in modo permanente, la bandiera palestinese», ha lasciato a Lampedusa 36 migranti, uno dei quali è un neonato.

Ieri nell’hotspot c’erano «372 ospiti, di cui 102 minori non accompagnati», riferiva Il Sicilia. Gli altri migranti sono già stati trasferiti a Porto Empedocle. Venerdì, la Ocean Viking, nave della confederazione internazionale Sos Mediterranee, è attraccata nel porto di Ortona con a bordo 55 migranti soccorsi nel mar Mediterraneo. Tra di loro c’erano 8 donne e 9 bambini, 4 dei quali minori non accompagnati. Dopo le identificazioni, sono stati accolti in centri e strutture di accoglienza.

A Lampedusa il nodo dei rimpatri

Non è affatto scontato che tutte queste persone debbano rimanere sul nostro territorio, la loro richiesta di protezione internazionale o d’asilo deve essere vagliata. E per chi deve essere allontanato, in quanto privo dei requisiti legali per restare in Italia, i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) attualmente non bastano.

Li faremo «anche dove le Regioni non vogliono, con buona pace della sinistra e anche della Regione Toscana», ha dichiarato Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI. Protesta il governatore della Toscana, Eugenio Giani: «I Cpr non sono luoghi per trasferire nei loro Paesi d’origine i migranti, ma luoghi di detenzione impropria che non hanno personale adeguato per poter vigilare e anche indirizzare coloro che vi sono poi rinchiusi». Di fatto, non ci possiamo tenere clandestini che, dopo aver fatto richiesta d’asilo qui, se ne vanno in Europa e altri Stati ce li rispediscono per meccanismi di compensazione Schengen.

Il problema dei minori non accompagnati

Problema che si pone molto serio anche con i minori non accompagnati. Abbiamo visto che la Commissione europea chiede il rimpatrio in Marocco di quelli arrivati a Ceuta, mentre la Spagna vuole trasferire 500 ragazzine sulla Penisola iberica. Sono minorenni, non potrannno essere cacciate.

In Italia sono oltre 13.600

Al 31 luglio 2026, secondo i dati pubblicati dalla Direzione generale dell’Immigrazione e delle Politiche di integrazione della presidenza del Consiglio, in Italia sono presenti 13.601 minori non accompagnati, di cui 12.903 maschi (88,91%) e 1.508 (11,09%) femmine. Quelli arrivati via mare provengono soprattutto da Egitto, Bangladesh, Eritrea, Somalia, Tunisia. La maggior parte degli Msna nel nostro Paese ha tra i 16 e i 17 anni, questo significa che a breve saranno maggiorenni, diventeranno cittadini stranieri adulti, soggetti alle regole ordinarie del Testo unico sull’Immigrazione.

Potranno ottenere il prosieguo amministrativo e avere un permesso di soggiorno per affidamento, o rimanere nella struttura oltre il diciottesimo anno di età, ma senza automatismi. Devono dimostrare che stanno studiando, che lavorano, che hanno ancora necessità di protezione internazionale.

Non dimentichiamo che nel primo semestre del 2025, 6.090 minori stranieri non accompagnati si sono allontanati volontariamente dal sistema di accoglienza, soprattutto perché attirati da reti di connazionali presenti sul territorio. «I Msna entrati nel Paese in seguito ad eventi di sbarco sono nettamente più coinvolti in eventi di allontanamento volontario (71%)», segnala il rapporto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. E dopo, che cosa fanno nelle nostre città?

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