Il premier Pedro Sánchez è sempre in vacanza ma il suo esecutivo sta preparando il trasferimento urgente nella penisola Iberica di 500 giovanissimi, perlopiù ragazze marocchine arrivate il 30 luglio a Ceuta.
Madrid ignora, così, le indicazioni della Ue che sostiene il rimpatrio anche dei minori stranieri non accompagnati. «Il governo, in collaborazione con il Marocco, garantirà che ogni singola persona entrata in Spagna in modo irregolare farà ritorno in Marocco», dichiarava l’11 agosto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares.
Il giorno seguente, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska confermava lo stesso proposito. «Nessuno che entri illegalmente nel nostro Paese può immaginare che la sua situazione trovi alcun sostegno nel nostro sistema legale», aveva ribadito. Sono bastati pochi giorni per cancellare gli impegni presi. Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia sta predisponendo con urgenza il trasferimento nella Spagna continentale di circa 500 giovanissime.
Elma Saiz, portavoce del governo e ministro dell’Inclusione, della Sicurezza sociale e della Migrazione, in un’intervista al programma Las Mañanas su Rne ha sottolineato che «si tratta di ragazze sole» e che occorre «tutelare il superiore interesse del minore».
Il governo centrale è al lavoro su diverse opzioni di accoglienza, tra cui una distribuzione «vincolante e solidale» tra le Comunità autonome, molte delle quali si sono dichiarate contrarie in quanto con centri già super affollati. Il sistema di protezione spagnolo si prende attualmente cura di circa 16.000 minori.
Al 31 marzo 2026, in Spagna il numero dei minori stranieri non accompagnati di età compresa tra i 16 e i 23 anni con permessi di soggiorno validi era di 21.104 persone (+168% rispetto al 2021), delle quali la metà (10.216) proviene dal Marocco, dove non vi sono conflitti armati o persecuzioni che giustifichino un simile esodo.
L’ultima riforma della legge sull’immigrazione è stata attuata nell’ottobre 2021 per impedire la scadenza dei permessi di soggiorno dei minori non accompagnati al compimento dei 18 anni, e il governo sosteneva che non avrebbe creato un «fattore di attrazione».
Madrid sta valutando pure l’affidamento familiare per alcuni dei 500 in arrivo da Ceuta, «ma anche altre formule che consentono un’accoglienza più rapida». Decisioni in contrasto con quanto ha affermato Bruxelles due giorni fa, ovvero che il diritto europeo consente il rimpatrio dei migranti che si trovano a Ceuta in situazione irregolare, compresi i minori. «Anche questo aspetto è disciplinato dal diritto dell’Unione europea», ha sottolineato il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert.
Lo stesso Marocco ha chiesto che tornino indietro i minori rimasti nell’enclave. Il 27 agosto si svolgerà la Conferenza settoriale su gioventù e infanzia, presieduta dal ministro della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego, ma intanto nell’enclave la situazione sta collassando. Aggressioni, risse, rapine, problemi di igiene, di infezioni non curate. «Abbiamo subito una violazione dell’integrità territoriale e, vista la gravità della situazione, proponiamo la dichiarazione dello stato di emergenza su tutto il territorio», afferma Rosa Fuentes, presidente dell’Associazione infermieri di Ceuta.
ll Sup, il più grande sindacato di polizia spagnolo, dichiara che dal 30 luglio sono stati denunciati 15 casi di violenza sessuale, soprattutto ai danni di minorenni, ma si teme che il numero sia molto più alto e non venga segnalato alle autorità giudiziarie.
«È davvero terribile. Molti ragazzi cercano di aggredire le ragazze ogni notte, a volte anche solo quando vai in bagno. Ti seguono», ha raccontato all’agenzia Reuters Wafae Atid, una ventottenne originaria di Taza, città del Nord del Marocco, spiegando che si tratta di giovani «di diverse nazionalità, africani, arabi».
Intanto, sulla spiaggia di El Trampolín più di 100 migranti hanno costruito una sessantina di baracche e molti di loro fanno lo sciopero della fame per ottenere asilo in Spagna. Gli abitanti sono allo stremo, non vogliono le strutture di accoglienza che si stanno realizzando in diversi quartieri perché temono per la loro sicurezza.
Nelle ultime ore, inoltre, si torna a parlare di nuove mobilitazioni al confine con Ceuta. I servizi di intelligence hanno rilevato messaggi su piattaforme diverse, con slogan più aggressivi e appelli alla «riconquista» della città autonoma, che il Marocco non riconosce come spagnola. Sotto pressione, e lo saranno per mesi, sono gli abitanti dell’enclave e le forze dell’ordine. Il ministero della Difesa conferma 24 casi di scabbia tra il personale militare presso il Comando generale, ma non concede loro il congedo per malattia.
La Confederazione spagnola di polizia (Cep) ha denunciato condizioni vergognose degli alloggi degli agenti di polizia, dove sono costretti a dormire in sette o otto per stanzetta, o per terra, e a condividere «fino a 70 persone» un unico gabinetto. Ieri, Carlos Prieto, segretario generale del Sup, ha segnalato che i migranti «ricevono una bottiglia d’acqua dalla Croce Rossa, e i nostri agenti di polizia una bottiglia ogni due».
Al momento dell’invasione di Ceuta, il 30 luglio, solo 42 agenti antisommossa erano di stanza al valico di frontiera di Tarajal. A La Mareta, la tenuta dove Sánchez è in vacanza, «la Moncloa ha mobilitato 20 agenti della Polizia nazionale e 40 agenti della Guardia Civil, che lavorano su turni di 24 ore, sette giorni su sette, durante il suo soggiorno a Lanzarote», scrive La Razón.
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