Nelle case toscane per maltrattate sette donne su dieci sono straniere
Presidente della Toscana, Eugenio Giani (Imagoeconomica)

Che seccatura che possono essere i numeri. L’operazione di portarli dalla propria parte non deve aver funzionato granché, questa volta, per il presidente della Toscana Eugenio Giani. Questa mattina a Firenze, nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi, il governatore presenta il Rapporto Immigrazione 2026, redatto dalla Regione rossa assieme all’Osservatorio sociale toscana e Anci.

Il Rapporto sull’immigrazione della Toscana

Secondo il comunicato, il documento definisce «linee guida e proposte concrete per l’immigrazione» e rappresenta «l’avvio formale di un percorso partecipativo per la costruzione di una Toscana accogliente, solidale e plurale». Ovviamente, partendo dalle «buone pratiche già in campo».

L’evento, insomma, prevede un’autocelebrazione del modello d’accoglienza toscano, da elevare a indiscutibile punto di riferimento. Gli adepti del circoletto sono già pronte a tessere le lodi. Ma per chi ha il brutto vezzo di approfondire non accontentandosi delle dichiarazioni di facciata, potrebbero esserci delle sorprese che smontano la narrazione prestabilita.

A tal proposito, occorrerebbe prestare attenzione ad alcuni spunti significativi forniti dallo stesso opuscolo. In particolare, a ciò che viene scritto nel capitolo 4, paragrafo «Donne straniere e vulnerabilità alla violenza di genere». Il report, corredato di grafici, non lascia spazio a interpretazioni, facendo emergere un quadro allarmante.

Che si può riassumere così: le donne straniere in Toscana sono circa il 10% della popolazione femminile residente, ma costituiscono un terzo delle donne prese in carico dai Centri antiviolenza e quasi due terzi di quelle accolte nelle Case Rifugio.

I numeri delle Case Rifugio

Scendendo nel dettaglio, il testo evidenzia che, nel 2025, su 76 donne accolte nelle 28 Case Rifugio toscane, ben 49 erano straniere (pari al 64,4% del totale).

Una quota che sale al 71% tra le presenze rilevate a fine anno. Questo, indubbiamente, è il dato più emblematico, a cui si accompagna quello sui centri antiviolenza dove le donne straniere sono il 32%. Il libretto che dovrebbe decantare la bontà della macchina d’accoglienza approntata in questi anni da Giani finisce, in realtà, per rivelarne il completo fallimento.

Un effetto boomerang che non è passato inosservato nemmeno tra le fila degli esponenti regionali di Fdi. Il capogruppo toscano Chiara La Porta evidenzia che «di fronte a una sproporzione così schiacciante non si può continuare a far finta di nulla. Serve il coraggio di affrontare le radici culturali di questa violenza, a partire dal patriarcato di matrice islamica e dai contesti di mancata integrazione che opprimono troppe donne immigrate».

Un elemento mai citato nel rapporto. Il Pd e la sinistra si professano paladini dei diritti femminili, «ma mantengono un silenzio imbarazzato quando la violenza maturata tra le mura domestiche affonda le radici in modelli culturali di stampo fondamentalista e patriarcale che negano alla donna libertà e dignità».

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