Bologna, furia maranza contro i gay. Ma per Gabrielli è colpa dei razzisti

L’ex capo della polizia, Franco Gabrielli, a Forlì è salito sul pulpito per tuonare: «Non dite “maranza”». Peccato che poche ore prima, nella tarda serata di giovedì, in pieno centro a Bologna, una coppia gay sia stata aggredita in zona Porta Mascarella proprio da un branco di giovani di origine africana.

L’aggressione omofoba nel centro di Bologna

Due ventinovenni camminavano intrecciandosi le dita, poi un maranza li ha apostrofati malamente, «lasciatevi quella mano», e subito dopo è stato raggiunto da una decina di altri stranieri che hanno colpito le vittime con pugni e calci.

All’arrivo dei carabinieri, il branco si era già dileguato e la coppia è stata portata al pronto soccorso. Uno dei due giovani ha riportato diverse lesioni.

Un episodio analogo sarebbe accaduto dieci giorni fa, riferisce il Tgr Rai: «Secondo quanto hanno raccontato attiviste del Cassero, storico circolo Arcy gay di Bologna, a essere preso di mira è stato un giovane, in zona San Felice, sempre in centro città e sempre da un gruppo di 15 persone originarie del Nord Africa».

Le reazioni della politica e delle istituzioni locali

A sinistra, dopo l’aggressione a Porta Mascarella, si è alzato il solito coro contro la violenza omofoba, ma con nessuna condanna degli extracomunitari che hanno compiuto il blitz.

Il sindaco Matteo Lepore e la vicesindaca Emily Clancy hanno dichiarato: «È inaccettabile e doloroso che nella nostra città due persone debbano subire prima insulti discriminatori e poi una violenza fisica brutale», solo per essersi tenuti per mano.

L’hanno definito «un tentativo di intimidazione che colpisce la nostra comunità. Come Comune abbiamo adottato un indirizzo preciso: non lasceremo le vittime da sole ad affrontare il peso legale di queste violenze.

Il Comune si costituirà parte civile nei procedimenti per reati di matrice discriminatoria e legati all’odio».

Sul fatto che a compiere l’odioso gesto siano stati giovani africani, quasi certamente di religione islamica (che non ammette gli atti omosessuali), è calato un silenzio omertoso.

La posizione della Regione e le polemiche

Non sia mai che degli stranieri che vivono e soffrono discriminazioni, secondo la narrazione dei pro migranti, vengano biasimati e giudicati omofobi.

«Come Regione Emilia-Romagna, ribadiamo con forza il nostro impegno quotidiano al fianco delle associazioni, delle istituzioni locali e di tutte le forze civiche per contrastare ogni forma di omofobia e transfobia», si sono uniti al coro il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alla Cultura e Pari opportunità, Gessica Allegni.

Fermo il proposito: «Su questo non faremo un solo passo indietro e cercheremo di rafforzare gli strumenti, a partire dalla legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere», però nessuna condanna del gesto dei maranza.

D’altra parte, se anche chi è stato prefetto di Roma e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi di sicurezza durante il governo guidato da Mario Draghi, come Gabrielli, è più preoccupato di discriminare che di chiamare i delinquenti con il loro nome, ipocrisia e tolleranza ideologica continueranno a produrre danni.

Il discorso di Franco Gabrielli a Forlì

Invitato a parlare al Festival del Buon vivere sul tema sicurezza dei cittadini, l’ex capo della polizia, lo scorso venerdì pomeriggio all’Auditorium di San Giacomo a Forlì, aveva già un titolo provocatorio per il suo intervento: «Nati e cresciuti in Italia. Nuovi cittadini o migranti per sempre?».

Gabrielli, che ritiene la remigrazione «irrealizzabile […] Per i migranti non esiste il reso di Amazon», ha commentato il ddl anti-maranza approvato dal governo Meloni.

La critica ai decreti e l’uso del termine “maranza”

I decreti d’urgenza avrebbero «una modalità che fino ad ora non ha prodotto alcun tipo di risultato. Questi decreti sono connotati da una politica che insegue la pancia e i sondaggi.

Il decreto sui maranza lo vedo come una vera degenerazione politica, perché “maranza” è un insulto e non si può dare nome al decreto con un insulto.

Sarebbe come fare un “decreto terroni”. Questi decreti, tra l’altro, hanno prodotto un profluvio di aumenti sconsiderati di pena, in un Paese in cui il sistema della pena è al collasso», ha dichiarato. L’aveva già detto due mesi fa, intervistato su La7, che «”maranza” è un insulto […] Nello slang milanese significa “marocchino zanza”, basterebbe questo».

La questione, però, non è se si tratta di un insulto ma che il termine viene utilizzato per riferirsi a giovani immigrati nordafricani che non sono esempio di virtù.

I maranza infastidiscono, si muovono in gang spesso armati di coltello, aggrediscono (come è successo a Bologna e in molte altre città), violano le norme.

Le attenuanti e la questione delle seconde generazioni

Gabrielli trova attenuanti.

«Ragazzi e ragazze di seconda generazione vivono una condizione di marginalità nonostante spesso siano nati in Italia.

Mentre lo straniero di prima generazione mette già in conto razzismo e xenofobia, chi è nato qua tutto questo non lo accetta ed è così che scattano meccanismi di rabbia, rivalsa e aggregazione e si finisce anche in una interpretazione politica della religione islamica», è la spiegazione dell’ex capo dei poliziotti.

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