Sandra Zampa, parlamentare del Partito democratico, è l’autrice della legge del 2017 che rende obbligatoria l’accoglienza dei cosiddetti minori stranieri non accompagnati, in teoria giovanissimi che arrivano sulle nostre coste da soli. Sulla carta, si tratta di una norma importante e sotto molti punti di vista caritatevole. Ma la realtà ci riporta un quadro diverso, decisamente problematico.

Non solo negli ultimi anni abbiamo più volte assistito a vere e proprie truffe: stranieri maggiorenni si spacciano per minori per entrare più facilmente. Non succede solo in Italia.

Proprio in questi giorni una inchiesta del quotidiano britannico The Telegraph ha documentato come la Ong Care4Calais, che opera sulla manica e gode del sostegno di numerosi vip, abbia aiutato ripetutamente migranti adulti a passare per minori al fine di ottenere rapida accoglienza.

Alcuni di questi venivano aiutati a presentare ricorso alle autorità e a presentarsi come ragazzini anche se avevano «rughe marcate sulla fronte», «voce profonda» e «pomo d’Adamo pronunciato» e dunque erano visibilmente adulti.

Il report del Garante sui minori stranieri non accompagnati

Ma anche quando si tratta di minori veri (o comunque ufficiosamente riconosciuti come tali) le difficoltà non sono poche. Lo dimostra un report presentato ieri dall’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza, intitolato «I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e rischio criminalità».

I dati che emergono non sono esattamente confortanti. Dal report, dice il Garante, «emerge anzitutto la grande fatica percepita dagli operatori nella gestione dei minori stranieri non accompagnati. I focus group descrivono un sistema che si confronta frequentemente con situazioni caratterizzate da elevati livelli di complessità e che tende a percepire questi ragazzi come portatori di problematiche particolarmente acute.

In molti casi gli operatori restituiscono l’immagine di un sistema chiamato soprattutto a contenere situazioni difficili piuttosto che a sviluppare percorsi educativi, rieducativi, riabilitativi o terapeutici strutturati. La percezione prevalente è quella di una popolazione rispetto alla quale la capacità dei servizi di incidere effettivamente sulle traiettorie individuali appare spesso limitata».

I numeri confermano la difficoltà. «Circa il 10% dei minori stranieri non accompagnati (Msna) entra nel circuito della giustizia minorile, con un rischio di coinvolgimento significativamente più elevato rispetto ai minori italiani e ai minori stranieri presenti in Italia insieme alle proprie famiglie», spiega il report. Per capirsi: secondo i dati Eurostat, la percentuale di minorenni italiani che entrano nel circuito della giustizia è inferiore allo 0,4%: il confronto di cifre dice tutto.

Tunisini ed egiziani: cosa dicono i dati

Ancora una volta, però, si dimostra che non ha molto senso parlare genericamente di migranti. A seconda del Paese di provenienza, infatti, le situazioni cambiano radicalmente.

«Nel campione da noi analizzato», dice il report, «spicca la presenza di una quota molto elevata di minori tunisini autori di reato (un 43,8% nel campione), seguono i minori egiziani (33,8%) e le altre cittadinanze (22,5%) tra cui, però, non si registra la presenza di minorenni provenienti da Bangladesh, Ucraina e Gambia che costituiscono le principali cittadinanze di provenienza dei minorenni migranti soli. Questa prevalenza è in parte coerente con il dato relativo alle cittadinanze dei minorenni che sbarcano ma è, invece, estremamente sbilanciato rispetto alle presenze dei minori stranieri non accompagnati in Italia.

II 79% del nostro campione è costituito da minori giunti attraverso lo sbarco, quota che sale all’85% e 89% se si guarda rispettivamente a egiziani e tunisini, le due cittadinanze più rappresentate nel nostro campione (dato non mostrato). Questo dato è coerente con le informazioni relative ai flussi di ingresso attraverso sbarchi, che vedono i minorenni egiziani e tunisini stabilmente ai primi posti della classifica per cittadinanza lungo tutto il periodo giugno 2023-dicembre 2024 (fatto salvo un calo degli sbarchi di tunisini nell’ultimo trimestre del 2024). Nel periodo giugno 2023-dicembre 2024, egiziani (4.666 Msna sbarcati nel periodo) e tunisini (4.343) infatti, coprono insieme il 35,3% di tutti gli sbarchi di minori stranieri non accompagnati in Italia (25.534)».

Ecco il punto interessante: egiziani e tunisini sono quelli che delinquono di più e sono in cima alla classifica degli arrivi tramite sbarco. Gli egiziani sono anche i più presenti sul nostro territorio in assoluto, seguono ucraini, bengalesi e gambiani. I minori tunisini, invece, sono relativamente pochi rispetto al totale dei minori non accompagnati, eppure sono sono tra quelli che delinquono di più.

I tunisini nel circuito della giustizia minorile

Secondo la banca dati del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, la quota dei ragazzi egiziani è del 30% sul totale dei minori non accompagnati, mentre i tunisini sono appena il 5,5%. Dice il report del Garante dell’infanzia che «il maggiore rischio per i tunisini di imbattersi in percorsi devianti trova un ulteriore riscontro nei dati ufficiali sulla giustizia minorile: nel 2025, i minori tunisini rappresentano il 17,2% degli stranieri in carico agli Ussm (Uffici di servizio sociale per i minorenni, ndr) a livello nazionale contro l’11% degli egiziani». Che cosa significa tutto ciò? Che «le caratteristiche specifiche della catena migratoria e le particolari condizioni di fragilità che connotano i contesti di partenza possono costituire una delle chiavi di lettura dei fattori di rischio per i minori stranieri non accompagnati di fare ingresso nel circuito penale».

Accoglienza e rischio di recidiva

Il report del Garante dell’infanzia fornisce molte informazioni utili. Spiega che sono più inclini a delinquere i minorenni che vengono accolti nei percorsi specifici chiamati Sai rispetto a quelli che finiscono nelle comunità o nei centri di accoglienza dedicati (il che è anche abbastanza ovvio). Mostra pure che chi finisce in un carcere ha più probabilità di delinquere di nuovo rispetto a chi è indirizzato verso misure alternative (cosa che tendenzialmente vale in generale per tutti gli autori di reati).

Ma, soprattutto, questo documento certifica che delinquono di più coloro che arrivano con gli sbarchi e che egiziani e tunisini (soprattutto questi ultimi) tendono a commettere più reati di tutti gli altri. Vuol dire che esistono precise filiere criminali che continuano a operare scaricando qui dei giovanissimi che in percentuale significativa diventeranno delinquenti. Forse, di fronte a queste evidenze, sarebbe il caso di riconoscere che il nostro sistema di accoglienza va, nella migliore delle ipotesi, completamente ripensato.

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