Hannoun, il piano per difendersi dall’inchiesta: «Il capo della cellula l’ha ignorato»
Damiano Tommasi (Ansa)

Il 2 novembre 2024, presso la sede milanese di Abspp, Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, noto come Abu Falastine e referente con Mohammad Hannoun della cellula italiana di Hamas, parla con Sulaiman Hijazi, braccio destro dell’architetto, delle indagini che in Olanda hanno portato all’arresto di Amin Abou Rashed per aver finanziato l’organizzazione terroristica.

Nel materiale informatico acquisito dalle autorità olandesi sul telefono di Rashed, gli investigatori avevano individuato un gruppo Whatsapp creato dal terrorista l’11 settembre 2017, contenente comunicazioni sull’attività, «sia a livello olandese sia europeo», della European palestinians conference. Tra i partecipanti viene indicato proprio Hijazi, che parla della Conference nell’intercettazione del 9 gennaio 2024. Ricorda: «Quando c’è stato il convegno dei palestinesi in Europa» e discute dei finanziamenti dei «festival che hanno avuto luogo d’estate in Europa».

Dal dialogo nella sede milanese, emerge il timore che possa accadere la stessa cosa anche in Italia e si accusa Hannoun di non aver agito. C’era un piano straniero per evitare i danni che avrebbe prodotto all’organizzazione l’inchiesta italiana, ma il referente di Hamas se ne sarebbe disinteressato. «Sappiamo che dopo l’Olanda è la volta dell’Italia», afferma Abu Falastine. Cita la Francia che «ha chiuso», così pure la Germania, l’Austria, l’Olanda, la Danimarca. «In effetti, Mohammad s’è rivelato un bastardo», dice del capo della cellula italiana. La conversazione prosegue: «Era necessario che Hannoun, da ottobre […] da quando hanno catturato eh […] iniziasse a muoversi secondo il piano […] Però se n’è disinteressato completamente».

Al vertice dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese gli screzi non mancavano. Lo conferma un’intercettazione sempre del 9 gennaio 2024 tra Hijazi e la moglie Nibras Asfa, figlia di Mahmoud Asfa, l’imam della moschea di Via Padova a Milano. Parlano della situazione dell’Abspp. «Chi ha il potere?», chiede la donna, che nel dicembre 2019 dal palco delle sardine, stretta nell’hijab, faceva il verso a Giorgia Meloni: «Sono una donna, sono musulmana». «Hannoun», è la risposta dell’esponente di Hamas. «Solo lui?», incalza Nibras. «e Abu Falastin», precisa il marito, che aggiunge: «Ma per qualsiasi cosa che entra ed esce Hannoun deve dare l’ok». Hijazi non parla bene del suo capo. «Hannoun non è mai stato affidabile», dice. Con la moglie si spinge oltre: «È solo una persona che si sacrifica, non c’è competenza», afferma, aggiungendo che il criterio di scelta di Hamas è basato sui rapporti personali. «Io, se avessi leccato il c… di Al Zeer (Majed Al Zeer, attivista indicato da rapporti d’intelligence un esponente di primo piano di Hamas, ndr) sarei stato il n.1 in Italia», si lamenta Hijazi.

Nibras vuole sapere dove vanno i soldi raccolti. «Quasi tutto alla Muqawama», cioè ad Hamas risponde Sulaiman. Commenta anche il modo di agire di Hannoun: «Basta che lui dica di eseguire un progetto, ma poi tutto questo quanto gli costa? […] il progetto per la distribuzione dell’acqua quanto costa, fai anche 5.000 euro, tutti i giorni versa 5.000 e il resto dov’è? Il resto come lo distribuiscono […] per questo ti dico che non so nemmeno come vengono a fare i controlli la Finanza […] non chiudono solo l’associazione, mettono in carcere tutti quanti».

Hannoun si poteva muovere in modo agile. Dopo l’inserimento nella lista antiterrorismo Ofac, in un’intercettazione del 25 ottobre 2024 dice a Said Al-Jaber che la banca di Milano gli ha chiuso il conto. Spiega di averne altri, uno al Waqf Bank a Istanbul, senza soldi dentro, essendo cittadino turco, dice, non me lo possono chiudere; un altro al Kuwait Bank dove aveva prelevato 10.000 dollari il mese prima, quando era andato a Istanbul. Al-Jaber gli consiglia di trasferirsi: «Così se dovesse succedere qualcosa, il governo turco ti aiuterà».

Hannoun aveva anche il passaporto turco, lo rivela in un’altra telefonata: «Mi ha risolto tutti i problemi». Il 3 giugno 2024, parlava con Dawoud di un trasferimento da un conto turco alla Banca di Palestina, a Gaza.

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