L’asse catto-progressista Zuppi–Mattarella stavolta inciampa nel sindacato. Ma non in quello giallo, in quello di Maurizio Landini, il grande fautore dell’immigrazione a prescindere, il compagno – come peraltro il capo dei vescovi, cardinale Matteo Maria Zuppi – di Luca Casarini, il «salvatore a strascico» dei migranti nelle luttuose acque del Mediterraneo.
Valditara e il tetto del 30%, la Cgil va oltre Mattarella
Se il presidente della Repubblica si è dimenticato di aver firmato da ministro dell’Istruzione una circolare (la 205 del 26 luglio 1990) in cui scriveva che «sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani», la Cgil lo scavalca a destra: si è resa conto che in cantiere se non sai l’italiano dall’asse progressista-cattolico rischi di cadere e vai a ingrossare il non invidiabile numero di 1.189 decessi sul lavoro.
L’intento del ministro Giuseppe Valditara è di far sì che chi sta qui possa comprendere cosa gli accade. Il titolare dell’Istruzione e del merito nell’annunciare il tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe – tetto che Sergio Mattarella ha cercato di demolire – ha specificato: «Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola o hanno problemi all’interno della comunità scolastica, perché non si può perdere a casa quello che si impara a scuola».
Cgil, le lezioni d’italiano per i lavoratori stranieri
La Cgil lo ha preso molto sul serio. Dall’ottobre scorso sono iniziate lezioni d’italiano per i lavoratori stranieri occupati in edilizia.
Sostiene Collettiva, il giornale online del sindacato guidato da Maurizio Landini: «Imparare una lingua può significare molto più che riuscire a comunicare. Può voler dire capire un contratto, parlare con il datore di lavoro, muoversi in città, entrare in un supermercato senza paura, cercare una casa e sentirsi parte della comunità.
È da questa idea che nasce la scuola d’ italiano intitolata a Giuseppe Moro, storico delegato della Fillea Cgil di Roma e del Lazio. Un progetto promosso dal sindacato insieme ad Auser Roma e Lazio e ai volontari e alle volontarie del Circolo Vecchie Maniere, pensato soprattutto per i tanti lavoratori stranieri impiegati nell’edilizia».
Magari vuol dire – come sostiene il ministro Valditara – anche poter seguire la propria figlia o il proprio figlio che frequentano una classe italiana. O vuol dire non ottenere un permesso di soggiorno senza capire la lingua.
Mattarella: «La scuola deve produrre coesione sociale»
Strano è però che la Cgil le lezioni non le faccia includendo anche lavoratori italiani. Sono proprio – per dirla con Mattarella, ma il giudizio non è calzante con la realtà – «classi ghetto» perché gli insegnanti per trasferire le nozioni d’italiano «partono dai bisogni concreti di ciascun partecipante: leggere, scrivere, comprendere le clausole di un contratto, orientarsi nei servizi, dialogare sul luogo di lavoro e nella vita di tutti i giorni».
Aggiunge la Cgil: «A raccontare come l’apprendimento della lingua dia vita ai piccoli e grandi cambiamenti, grazie alla scuola, sono gli studenti: parlare meglio con i colleghi, usare più facilmente autobus e metro, fare la spesa, sentirsi più sicuri. Una buona pratica che mostra come la Fillea Cgil possa affiancare alla tutela sindacale un percorso di inclusione e dignità, trasformando la conoscenza della lingua in uno strumento concreto di autonomia, partecipazione e diritti».
A occhio sembra la più clamorosa smentita del pensiero di Sergio Mattarella che martedì ad Amatrice ha affermato: «Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa». aggiungendo che «deve aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere.
La scuola è chiamata a produrre coesione sociale». A parere della Cgil la «scuola» deve insegnare l’italiano a chi non lo sa se vuole vivere e lavorare in Italia. Il resto viene da sé.
Zuppi difende l’accoglienza, ma le scuole cattoliche hanno meno stranieri
Ma il day after di Amatrice forse è scomodo anche per il presidente della Conferenza episcopale italiana che ha dato manforte a Mattarella. Il cardinale Matteo Maria Zuppi ha difeso la scuola dall’orda barbarica che vuole cacciare i bambini stranieri dai banchi. Del resto la scuola cattolica è prodiga di accoglienza.
Ebbene stando all’annuario delle istituzioni educative cattoliche – che ricevono congruo contributo dallo Stato – gli studenti stranieri sono 35.061 (anno scolastico ‘24-’25) pari al 7% degli alunni delle cattoliche. L’autore dello studio Sergio Cicatelli ammette: «Si tratta di una quota rilevante, anche se lontana da quella delle scuole statali (11,2%), ma i costi tengono sicuramente lontani i figli degli immigrati dalle scuole paritarie».
Perché quando si parla di classi ghetto e del diritto costituzionale sancito dall’articolo 34 («la scuola è aperta a tutti») bisogna ricordarsi che mentre la Repubblica mette mano al portafogli che è poi quello degli italiani, la Conferenza episcopale stacca delle rette che vanno da 1.400 a 5.000 euro all’anno per alunno e che nelle università cattoliche iscriversi costa al minimo 12.000 euro.
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