tunisini bus brescia
(iStock)

La soluzione più giusta e razionale, offrire agli autisti degli autobus contratti migliori e un posto di lavoro dove non rischi l’incolumità, devono averla scartata perché troppo semplice. E allora la municipalizzata di Brescia che gestisce il trasporto pubblico della città governata dal centrosinistra, ha pensato bene di andare a prendere 28 autisti in Tunisia. Ed è scattato un cortocircuito totale.

I sindacati di base ieri hanno protestato duramente nel merito e nella forma, perché sostengono di aver appreso la notizia per caso. Ma se si guarda indietro, si scopre che esattamente un anno fa Cisl e Uil avevano protestato per alcune assunzioni in Albania e in Nord Africa. Saranno mica diventati «razzisti» anche i sindacati del trasporto pubblico? E se poi questi nuovi colleghi guidano male o non imparano l’italiano, nonostante tutto l’impegno di Brescia Mobilità, che si fa? Li si remigra?

Brescia Mobilità va in Tunisia per trovare autisti

Iniziamo dal fondo di questa storia, apparentemente senza capo né coda. Martedì l’edizione bresciana del Corriere della Sera racconta che è stata avviata una campagna di selezione in Tunisia perché la società «ha scelto di guardare oltre i confini italiani» e vuole «attirare lavoratori disposti a trasferirsi in Italia offrendo alcune garanzie concrete».

Ma che bello, ma che bravi. Le garanzie sarebbero uno stipendio superiore a quello percepito nel Paese d’origine e una «sistemazione abitativa». Insomma, un contratto, più soldi e una casa. Ventotto persone sono già state selezionate e presto arriveranno in Lombardia dalla Tunisia, «pronte a cambiare vita».

Una parte farà l’autista, altri saranno semplici manutentori. Prima di essere messi in organico, dovranno sostenere un corso intensivo di lingua italiana e le patenti di guida andranno controllate e convertite, con in più il permesso di guida professionale.

Stipendi, case e sicurezza: i problemi del trasporto pubblico

Per dar loro anche un tetto, è stata trovata una soluzione creativa: Brescia Mobilità, che di soldi ne ha parecchi, ha rilevato dall’Aler una serie di alloggi fatiscenti e li ha ristrutturati a proprie spese. Ora sono pronti per i nuovi dipendenti tunisini.

A che canone? Si pagano 300 euro per un monolocale o 200 per dividere un bilocale, spese comprese. Gli alloggi sono nelle zone di Casazza, Borgo Trento e Sanpolino, dove gli affitti sono mediamente il doppio. Grande civiltà e accoglienza, nella città del sindaco Laura Castelletti, non c’è che dire.

Sindacati contro le assunzioni: «Sono una misura tampone»

Ma veniamo al cortocircuito, perché ovviamente non tutti in città sono contenti. I sindacati autonomi e di base parlano di «misura tampone» che non risolverebbe «il vero problema del trasporto pubblico bresciano, ovvero bassi stipendi rispetto al carico di lavoro».

La Confederazione Cobas di Brescia e l’Unione sindacale di base hanno emesso una nota durissima: «Apprendiamo da fonti giornalistiche che, a breve, dovrebbero prendere servizio autisti in Brescia Trasporti e manutentori in Metrobrescia, 28 lavoratori provenienti dalla Tunisia. Singolare che le organizzazioni sindacali non siano state informate di nulla».

Le due sigle di base lamentano che non sia chiaro l’inquadramento contrattuale dei tunisini e neppure il percorso formativo per chi si metterà al volante. Poi la buttano biecamente in politica, ironizzando sul fatto che sarebbe tutto un modo per dare un significato «all’inutile Piano Mattei dell’attuale governo».

Governo che per altro è di segno politico ben diverso da quello della giunta comunale che li ha appena fregati.

I sindacati protestano: «Non cura la malattia del sistema»

Ma davvero non si sapeva niente delle assunzioni in Nord Africa? Specie su un problema, come quello della carenza di autisti, che non spunta dall’oggi al domani? Lo stesso Corriere di Brescia del 5 settembre 2025 dice il contrario. Già dal titolo: «Trasporti, sindacati critici sull’arrivo di autisti dalla Tunisia: “Non si cura così la malattia del sistema”».

Dev’essere la solita spaccatura tra triplice e Cobas. Un anno fa Uil e Cisl avevano protestato: «Il bislacco proposito di aumentare gli organici confligge con la cronica mancanza di adeguato finanziamento dei fondi statali dedicati al trasporto pubblico locale e l’incapacità cronica delle aziende stesse di erogare stipendi adeguati alla spinosa mansione, il tutto sommato a un continuo peggioramento delle già gravose condizioni lavorative». Erano venute fuori sia la storia della Tunisia sia quelle delle case Aler, insomma.

Ora, sindacati a parte, ci sono almeno due errori in questo modo di gestire una municipalizzata. Il primo è che se continui a offrire poco rispetto a Flixbus e ad Arriva, anche i 28 tunisini, dopo che si saranno spesi bei soldi per formarli, saluteranno e andranno nel privato. Il secondo errore è che il patrimonio dell’Aler, una volta recuperato, deve tornare all’Aler, punto.

Autisti aggrediti, la sicurezza resta un’emergenza

Chissà la gioia delle famiglie in attesa di una casa popolare a leggere questa storia. Ma poi, la nemesi. Tra i problemi che i sindacati del trasporto bresciano segnalano da tempo c’è quello della sicurezza, con aggressioni al conducente che sarebbero decuplicate in pochi anni.

Un domani, l’autista tunisino che si becca due cazzotti da una banda di teppisti sarà difeso da chi? Da questi sindacati che li metterebbero volentieri su un barcone?

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