Torino, ancora libero il bengalese pedofilo: tenta la carta «corsi di recupero»
Ansa

In carcere, cosi come chiede il pubblico ministero, o in libertà con appena obbligo di firma, così come stabilito dal giudice delle indagini preliminari? È questa la decisione che il tribunale del Riesame di Torino deve prendere, con comodo, entro il 17 ottobre nei confronti di un uomo bengalese di 42 anni, Ocikur Ramahan, che il 28 agosto scorso, all’interno del minimarket dove lavorava come commesso, si era reso colpevole di molestie sessuali nei confronti di una donna prima e di una bambina di origini marocchine di 13 anni subito dopo, entrata nel negozio per comprarsi, con pochi spiccioli 2 succhi di frutta.

La vicenda del bengalese pedofilo a Torino

Denunciato dai genitori della tredicenne e arrestato, il bengalese, dopo appena 48 ore, era stato scarcerato dal gip: il giudice delle indagini preliminari, infatti, non ne aveva convalidato il fermo perché impietositosi dalle parole del molestatore che, come si legge nel provvedimento, avrebbe mostrato pentimento per le azioni commesse oltre a essere, a suo dire, in forte stato di stress.

Per altro, si legge sempre nel provvedimento di scarcerazione, sempre secondo il gip, non sussisterebbe il pericolo di fuga anche se il bengalese non ha una fissa dimora e vive presso connazionali. O, meglio, viveva perché, secondo indiscrezioni, Ocikur Ramahn sarebbe già stato sfrattato dall’amico che lo stava ospitando prima del suo arresto: il conoscente, infatti, avrebbe dichiarato di non voler essere coinvolto nei reati commessi dall’uomo.

All’indomani della scarcerazione, la Procura di Torino aveva presentato ricorso contro la decisione del gip e ieri c’è stata l’udienza dove la difesa del molestatore ha presentato la propria memoria. In sintesi l’uomo, che non era presente in aula, sempre secondo la tesi difensiva ha ribadito di essere «dispiaciuto» di aver palpeggiato donna e ragazzina, dicendosi pronto a frequentare un percorso per uomini maltrattanti, i cosidetti Cuav.

I «corsi di recupero» come trucchetto giudiziario

Questi Centri per uomini autori di violenza di genere (questo significa l’acronimo) sono sostanzialmente dei centri terapeutici istituiti i dalla legge 69/2019, quella denominata «codice rosso», che servono per interrompere comportamenti violenti da parte di uomini abusanti.

A Torino sono cinque i centri di riferimento che prevedono incontri a cadenza settimanale riconosciuti dalla questura per via di un protocollo ufficiale firmato da polizia di Stato e Cuav. I percorsi terapeutici durano circa 12 mesi e la presa in carico prevede l’avvicendamento di varie figure professionali che si alternano tra loro in base alla necessità dei soggetti.

Psicoterapeuti, assistenti sociali e psichiatri insieme dopo una prima fase di conoscenza e valutazione iniziale del paziente della durata generalmente di almeno tre incontri: questi professionisti effettuano la valutazione del rischio presente e futuro, cioè di recidiva, e tramite un protocollo stabiliscono il numero degli incontri necessari per una «redenzione».

Che Ocikur Ramahan sia un molestatore seriale dovrà stabilirlo sicuramente la magistratura ma che il bengalese in passato, e cioè prima di aver molestato il 28 agosto due donne nel giro di mezz’ora, avesse già avuto comportamenti simili con altre donne, pare molto realistico.

I precedenti del bengalese di Torino

È bastato fare un giro nel quartiere, entrare nei negozi e, soprattutto, incontrare delle ragazzine per capire che quel modo di fare gentile e affabile in realtà altro non fosse che il paravento di morbose attenzioni. «A volte», ci ha raccontato una ragazzina poco più che adolescente, «sembrava di avere a che fare col lupo di Cappuccetto rosso».

E d’altronde anche il racconto dei fatti fornita alla polizia dalla povera tredicenne finita contro uno scaffale del minimarket con le mani dell’uomo sul suo corpo corrisponde perfettamente alla descrizione della fiaba.

«Ciao, come stai, cosa posso fare per te? Sei fidanzata? Come sei carina», eccetera eccetera: molte delle adolescenti del quartiere ci hanno raccontato che da Ocikur non ci volevano più entrare a comprare nemmeno un cioccolatino. Anzi, quelli li offriva lui se cadevi nella sua trappola.

Sempre nella giornata di ieri, il questore di Torino, Massimo Gambino, ha emesso ufficialmente un «avviso orale» nei confronti di Ocikur Ramahan. Nel provvedimento, notificatogli presso lo studio del difensore, l’uomo, padre di tre figli piccoli tutti residenti in Bangladesh, viene richiamato a comportarsi secondo la legge, segnalandogli che le sue azioni sono sotto osservazione mentre gli ispettori già inviati dal ministero della Giustizia stanno valutando le modalità con cui è stata gestita la misura cautelare.

A causa delle fortissime tensioni e dei gravi insulti e minacce ricevuti sui social network, il gip che ha firmato l’ordinanza di scarcerazione ora gode di una protezione di vigilanza cosiddetta «dinamica» disposta dalle autorità.

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