Prima a Dover, poi a Portsmouth. Un fine settimana di proteste nel Regno Unito, dove gli abitanti sono scesi in strada per respingere i migranti. Capita, come raccontiamo ogni giorno, nell’exclave spagnola di Ceuta sotto assedio di irregolari da fine luglio, è accaduto nella nostra Sardegna e adesso anche oltre Manica, a dimostrazione del grado di esasperazione dei cittadini che ricorrono al «fai da te» pur di bloccare l’arrivo di irregolari.
Sabato, alcuni bagnanti hanno reagito alla vista di un barchino che alle 3 del pomeriggio cercava di approdare su una spiaggia di Santa Margherita di Pula (Cagliari). Hanno affrontato lo scafista, costringendolo a fare inversione e ad allontanarsi. «Stava per succedere un altro incidente come quello di Tuerredda», ha detto uno dei testimoni dell’incursione, riferendosi al grave incidente di metà agosto, quando una turista che stava facendo il bagno fu travolta da un’imbarcazione di migranti, rischiando di annegare e riportando gravissime ferite.
Sempre sabato, centinaia di persone hanno bloccato il traffico nel porto inglese di Dover, interrompendo i collegamenti in traghetto tra la Francia e il Regno Unito. Molti erano vestiti di scuro, avevano il passamontagna, c’erano diversi estremisti e lo slogan che li univa era «fermate le barche» della traversata. Domenica sera, centinaia di altri manifestanti sono scesi in strada a Portsmouth con il proposito di impedire che 150 migranti, sbarcati da un gommone di grandi dimensioni salpato dalla Normandia, entrassero in città.
Avrebbero dovuto raggiungere Dover, per i controlli sanitari e di identità iniziali, ma l’imbarcazione si era allontanata di molto e dopo dieci ore in mare le scialuppe di salvataggio provenienti dall’Isola di Wight l’hanno scortata fino alla città dell’Hampshire, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, non attrezzata per accogliere migranti.
Quando la notizia si è sparsa, la polizia ha cercato di isolare la zona del porto dei traghetti di Eastney Landing ma ugualmente, durante la protesta dei cittadini, diversi veicoli della polizia, della Guardia costiera sono stati danneggiati e alcuni agenti hanno riportato ferite. «Non era mai successo prima a Portsmouth e non lo vogliamo», che arrivino migranti via mare, ha detto alla Bbc uno dei manifestanti, il sessantacinquenne Les Pearce.
Per Chris Philp, ministro ombra dell’Interno, «sebbene nulla giustifichi proteste violente o dirompenti», quanto è accaduto a Portsmouth durante la notte di domenica dimostra che «la gente è sinceramente arrabbiata per l’incapacità del governo di fermare le imbarcazioni». Secondo il conservatore Philp, «uscire dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo permetterebbe di rimpatriare immediatamente i migranti a bordo di piccole imbarcazioni al loro arrivo, e gli attraversamenti cesserebbero piuttosto rapidamente».
Emma Reynolds, segretario capo del Tesoro, ha detto di essere d’accordo con il «diritto alla protesta pacifica», ma quello che si è visto sarebbe «un comportamento da teppisti e intimidatorio». Sta di fatto che cresce nei cittadini l’insofferenza per una crisi migratoria mal gestita a livello europeo e, con la paura per il dilagare della violenza, mentre sono troppo pochi i rimpatri il timore concreto è che dovremo continuare ad accettare irregolari non gestiti.
Lo sanno bene gli abitanti di Ceuta che cosa significhi essere invasi e dover rinunciare alla sicurezza, alla libertà di potersi muovere perché migliaia di nordafricani vengono sistemati in strutture e rimangono in giro, alcuni a delinquere e stuprare, anziché essere rimandati in Marocco. Protestano ogni giorno, gli abitanti hanno anche distrutto baracche sulle spiagge di Benítez e di Trampolín, dopo aver cercato di fermare i veicoli della Croce rossa che portano viveri agli irregolari. Non li vogliono nell’exclave e il giudice dell’Audiencia nacional, María Tardón, finalmente ha aperto un’indagine formale sull’invasione di Ceuta.
Ravvisa prove di «condotta criminale presumibilmente commessa all’estero che hanno gravemente leso l’integrità territoriale della Spagna, garantita dall’articolo 2 della Costituzione», sottolinea il magistrato che ha assunto la direzione delle indagini. Tardón afferma che esistono «prove chiare e innegabili di un trattamento preferenziale riservato al processo di ingresso dal territorio del regno del Marocco, così pure dell’ambiguo «comportamento delle forze di sicurezza marocchine confermato e corroborato graficamente», dalle immagini diffuse dalla stampa e dai social media.
Durante l’ingresso di massa c’è stata un’enorme «permissività», da parte degli agenti di Rabat, che hanno anche assunto il ruolo di «guidare attivamente» le persone, scrive nella lunga relazione. Un’altra solenne smentita delle affermazioni di Pedro Sánchez, che insiste nel descrivere come ottimi i rapporti con il Marocco «da sempre collaborativo». L’hombre vertical, «un uomo dalla schiena dritta, una persona seria», come definisce il premier spagnolo il leader del M5s, Giuseppe Conte, non solo non ha risolto la crisi «in 24 ore», ma rifiuta di affrontare la grave questione con Rabat. Preferisce attaccare Giorgia Meloni e la sua decisione di sospendere Schengen con la Spagna, trovando in Conte e nella sinistra solerti spalleggiatori.
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