Quattro video girati la notte prima dell’attentato, del tutto simili a quelli di chi giura fedeltà alla jihad, prima di agire. A tratti urlati, quasi confusi nell’esaltazione del momento, ma d’altra parte Salim El Koudri non era un soldato addestrato in territori di guerra santa, bensì un giovane cresciuto nella bambagia dell’Occidente che tanto disprezzava.
Per l’avvocato della famiglia di Monica Esposito, la cinquantacinquenne vittima dell’attentato, morta dopo due mesi di agonia, si è trattato di «un atto premeditato, cosciente e con un movente di odio socio politico ben radicato».
Il video d’odio dell’attentatore di Modena
Parla in inglese Salim nei suoi lunghi monologhi, inquadrato da vicino dalla sua stessa telecamera lancia invettiva contro il nostro Paese sostenendo che «l’Italia va distrutta», ripete offese contro la cultura occidentale e i suoi simboli – da Trump alle influencer italiane – vomitando tutto il suo odio per quella stessa società che ha accolto la sua famiglia e che ha cresciuto e poi formato lui, da bambino a giovane adulto.
I file, della durata di diversi minuti, sono stati ritrovati nella memoria di uno dei tanti cellulari di sua proprietà sequestrati dopo quel tragico pomeriggio del 16 maggio, quando Salim El Koudri, italo marocchino di 32 anni, nato a Bergamo e residente a Ravarino di Modena, colpì il cuore della città dei motori, con un attentato con una vittima e altre sette persone ferite gravissime.
Poco a che vedere, guardando semplicemente ai fatti, con un atto compiuto da qualcuno incapace di intendere e volere. Quel pomeriggio El Koudri partì da casa armato di coltello e a bordo della sua auto guidò per oltre 30 chilometri, fino a raggiungere la via dello shopping di Modena. Si fermò al semaforo che affaccia sull’area pedonale del centro città e appena scattato il verde, invece di svoltare a destra nel senso obbligato, spinse al massimo l’acceleratore puntando dritto verso chi passeggiava tranquillo, guardando le vetrine.
In pochi metri, con tutta la rabbia che aveva in corpo lanciò l’auto fino ai 100 chilometri all’ora, sterzando con violenza, più volte in una traiettoria scelta per centrare in pieno quante più persone poteva e quando la sua corsa finì contro una vetrina, dopo aver tranciato di netto le gambe di una turista schiacciata contro le porte del negozio, scese correndo armato di coltello, pronto a colpire chi lo avesse fermato.
L’attentato di Modena era un atto terroristico premeditato
El Koudri è accusato di strage, lesioni gravissime con l’aggravante della morte, ma ancora non gli è stata contestata la finalità terroristica. I video scandagliati dalle indagini, però, potrebbero dimostrare che la narrazione che ha voluto presentarlo come un «pazzo» ha preso quantomeno un abbaglio. «Io e il mio assistito abbiamo sempre sostenuto, fin dai primi momenti, che si è trattato di un attentato, sia per le caratteristiche dell’azione che ha emulato attentati terroristici già compiuti che per il fatto che l’azione è stata strutturata in modo programmato.
Dunque non ci stupisce affatto quello che sta emergendo – spiega l’avvocato Deborah De Cicco, che rappresenta Vittorio Esposito, fratello di Monica, vittima dell’attentato -. Non si è trattato del gesto di un folle ma di un atto volontario di un soggetto cosciente, con un odio ben radicato verso l’Occidente».
I video sono stati oggetto dell’incidente probatorio relativo alla valutazione psichiatrica nei giorni scorsi e chi li ha visionati parla di un «uomo agitato» chiaramente «sotto forte stress» e «in stato di esaltazione» – cosa non certo da escludere per chi si sta preparando a compiere una strage – conditi da parolacce e minacce ripetute all’indirizzo della società occidentale, tutte parole dal significato evidente.
«Le indagini sono ancora in corso e non posso rivelare nulla, ma il nostro convincimento, ribadisco, è che ci sia un movente di odio socio politico ben radicato. Lo faremo valere nel processo e ci opporremo pertanto a ogni diversa ricostruzione. Confido pertanto che le indagini ci conducano alla verità e quindi alla condanna di El Koudri senza sconti o scorciatoie. La morte della sorella del mio assistito, i feriti gravissimi e una collettività ferita impongono impegno nella ricerca della verità senza sottovalutare alcun elemento» ha aggiunto l’avvocato De Cicco.
La ricerca della verità sull’attentato di Modena
«Io, mia madre e i miei fratelli non ci arrenderemo mai nel ricercare la verità, combatteremo fino alla fine, perché abbiamo perso una sorella e una figlia, una donna meravigliosa che ci manca ogni giorno e che non aveva nessuna colpa – ha dichiarato Giovanni Esposito, che ha anche depositato una querela contro il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, che durante un consiglio comunale, commentando alcune dichiarazioni di Esposito, lo aveva accusato pubblicamente di «strumentalizzare il dolore di quanto accaduto».
Nei prossimi giorni è attesa l’udienza decisiva sul tema della salute mentale e i periti incaricati saranno chiamati a esprimersi sulle condizioni psicologiche del trentaduenne. E anche se, ad oggi, la linea difensiva dell’indagato fa leva sulla frustrazione che il trentaduenne viveva per la mancanza di un posto di lavoro e per la sua mancata integrazione, a quanto risulta, nel materiale raccolto sui device di El Koudri, di tutto questo non vi sia traccia.
Sulla vicenda è intervenuto Galeazzo Bignami: «Oggi si scopre che El Koudri nei giorni precedenti la strage non solo aveva mandato delle mail in cui diceva che i cristiani andavano sterminati tutti, ma aveva anche girato dei video in cui affermava che l’Italia andava distrutta» ha dichiarato il capogruppo di Fdi, eppure «esiste un problema maggiore di chi viene qua per islamizzare la nostra patria e sono quelli che rinunciando alla nostra identità, alla nostra storia, glielo vogliono lasciar fare, per ragioni economiche, politiche, elettorali.
Non dobbiamo lasciarglielo fare, dobbiamo continuare a difendere i confini, i valori, la nostra identità, dobbiamo continuare a farlo. Come sta facendo Giorgia Meloni e se non piace a questi soggetti, vuole dire che siamo sulla buona strada».
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