Confermano tutto i nostri ragazzi scampati all’incendio de Le Constellation. Dai letti di ospedale dove ancora lottano contro la sofferenza del corpo e dell’anima, sono stati ascoltati dagli investigatori incaricati dalla Procura di Roma per l’inchiesta italiana e hanno raccontato, tutti, la stessa agghiacciante verità: le uscite di sicurezza del locale erano sbarrate, nessuno nel momento del bisogno li ha indirizzati verso l’uscita, gli estintori non sono mai stati azionati. E Jessica Maric, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, la prima che aveva il dovere di intervenire per salvare quelle giovani vite, mentre le fiamme divoravano i pannelli di spugna sul soffitto, è scappata e ha lasciato il locale, perfettamente illesa.
«Le testimonianze sono sovrapponibili nella ricostruzione dei fatti», riporta l’informativa ufficiale. E questo significa che si tratta della verità, la stessa emersa fin dalle prime ore dopo la tragedia e già confermata nell’interrogatorio di uno dei due buttafuori del locale, due giorni fa. Jankovic Predrag, 28 anni, in servizio il 31 dicembre, rimasto ustionato nell’incendio aveva già riferito come fosse stata proprio Jessica a indicare a Cyane Panine (l’ormai nota cameriera con il casco che involontariamente ha dato orine al rogo ed è poi deceduta nell’incendio) e a Jean-Marc Gabrielli (fidanzato della giovane nonché «figlioccio» di Moretti) di tenere aperto un unico ingresso, quello a cui si accedeva attraverso la scala principale, chiudendo tutte le altre porte affinché i ragazzi non potessero entrare gratis o, magari, uscire senza pagare.
E anche altre, gravissime, conferme arrivano dai racconti dei superstiti: Le Constellation, a Crans-Montana, dove nella notte di capodanno sono morti 41 giovanissimi e altri 115 sono rimasti gravemente feriti, era noto tra i ragazzi che frequentavano la stazione sciistica proprio perché in quel seminterrato utilizzato come una discoteca si vendeva alcol ai minorenni. Prezzi altissimi, fino a 270 euro per una bottiglia, ma tanto bastava per lasciar correre i limiti di età. Anche la capienza non era questione che preoccupasse più di tanto i coniugi Moretti: sempre secondo le ricostruzioni, anche quando Le Constellation era al limite si poteva riuscire a entrare se si era disposti ad acquistare una o più delle costosissime bottiglie di champagne. Le stesse che, quella maledetta notte, adornate con le candeline scintillanti e issate verso l’alto da cameriere mascherate salite sulle spalle dei colleghi, hanno dato origine alla strage.
La Procura di Roma, che prosegue nell’inchiesta parallela a quella Vallesana per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime con violazione della normativa antinfortunistica, non ha ancora nomi nel registro degli indagati, Dalla Svizzera, infatti, gli incartamenti necessari a procedere, nonostante le richieste, non sono mai arrivati. La visita del procuratore Francesco Lo Voi a Berna, nei giorni scorsi, e il suo cortese incontro con Beatrice Pilloud non hanno ottenuto i risultati sperati. Alla rogatoria avviata dall’Italia, che chiedeva la condivisione degli atti e la creazione di un’unica squadra di investigazione, la Procura vallesana ha risposto che continuerà a dirigere il procedimento in Svizzera e deciderà se, e in quali fasi, coinvolgere la controparte italiana.
Una posizione che potrebbe ritardare il rientro in sede dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, subordinato dal premier Giorgia Meloni alla creazione di una squadra investigativa congiunta.
E mentre i media elvetici lamentano il fatto che in Italia «sembra confermarsi lo stereotipo negativo della Svizzera, come nazione senza cuore, ostinata e convinta della propria superiorità», due giorni fa anche per Jessica è arrivata, da una mano misteriosa, la cauzione da 200.000 franchi che la rende di fatto una donna «libera». Jessica Moretti, infatti, non era finita in carcere come il marito soltanto in quanto madre di un bambino di 18 mesi. Il Tribunale per le misure coercitive, tuttavia, aveva ugualmente quantificato la cauzione necessaria a cancellare per lei il provvedimento di carcerazione (sia pure mai eseguito) e così, dopo il generoso versamento da 200.000 franchi a favore di Jacques da parte di un anonimo - secondo un’inchiesta dell’emittente Rts, si tratterebbe di una figura nota nell’ambiente della prostituzione di nome Gilles, ora è arrivata la seconda tranche, sempre coperta dall’anonimato e probabilmente proveniente dalla stessa tasca.
Tanto per rimanere in tema di «stereotipi negativi», nei giorni scorsi ad essere interrogato era stato David Vocat, capo dei vigili del fuoco di Crans-Montana, in quanto presente durante uno dei controlli a Le Constellation. Anche lui che, nonostante il ruolo ricoperto, non aveva mai segnalato la presenza di materiale infiammabile appiccicato sul soffitto del seminterrato, come gli altri ha tentato la strada della discolpa: «So che voi italiani siete furiosi con chi ha effettuato i controlli», ha dichiarato ai media presenti fuori dalle aule dedicate alle audizioni «ma è sbagliato dire che noi pompieri abbiamo commesso un errore. Quando sono venuto a ispezionare questo edificio, lo facevo dal punto di vista della sicurezza antincendio. Non ho la responsabilità di ispezionare i materiali. Non è affatto il mio lavoro. Se fosse stato il mio lavoro, l’avrei ispezionato».
È successo di nuovo. Un altro tentativo di rapimento ai danni di un bambino, per fortuna anche questo andato a monte. Ma come era appena accaduto a Bergamo e, agli inizi gennaio, a Padova, martedì scorso è toccato a Caivano. Un uomo ha tentato di portare via un bimbo di cinque anni, strappandolo alla madre, all’uscita di un supermercato e solo l’intervento dei presenti ha evitato il peggio.
«Dammi il bambino! Questo non è tuo figlio, dammelo!», gridava l’individuo visibilmente alterato tirando il piccolo a sé e tentando di prenderlo in braccio. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la scena e il video mette i brividi. Sono le 19.30 e due donne, insieme ai figli di 5 e 8 anni, sono ferme davanti al negozio intente a chiacchierare. Il bimbo più piccolo fa qualche corsa avanti e indietro a pochi passi da loro, senza allontanarsi, ma quando vede quell’uomo torna istintivamente dalla mamma a cercare riparo. L’individuo è grande e grosso e porta una felpa rossa, si avvicina al piccolo e lo afferra. È un ghanese di 47 anni con diversi precedenti, visibilmente ubriaco. Interviene l’amica della madre che cerca di allontanarlo, poi le due donne con i bambini entrano precipitosamente nel supermercato. Ma lui le segue cercando ancora di afferrare il piccolo che spaventato grida «Mamma!». A quel punto la cassiera lascia il suo posto e caccia via il malintenzionato con l’aiuto dei presenti. Pochi minuti dopo arriva, in auto, il marito della donna, ignaro di tutto. Lei e il bambino salgono e i tre insieme si dirigono verso casa, senza fare altro.
Le cassiere del supermercato però hanno già chiamato i carabinieri che, grazie al video, individuano subito il ghanese che, ancora alterato, bazzica poco lontano. Dopo averlo fermato, i militari si recano a casa della famiglia, chiusa nel silenzio: «Quando la mamma ha aperto la porta, il bimbo era nella sua cameretta e appena ci ha visti ci è corso incontro e ci ha abbracciati», hanno raccontato i militari intervenuti. Il ghanese è stato trasferito in carcere e denunciato per tentato sequestro di persona.
Non si tratta, però, di un caso isolato. Appena quattro giorni fa, il 14 febbraio, scena quasi identica sempre all’uscita di un supermercato. Intorno alle 13 di sabato, una coppia con la figlioletta di 18 mesi aveva appena varcato la porta scorrevole, quando un uomo ha improvvisamente afferrato la piccola strattonandola con tale violenza da romperle un femore. La mamma, gridando dal terrore, ha trattenuto la piccola mentre il padre si è lanciato sull’aggressore e lo ha immobilizzato aiutato dai presenti. Si tratta di un quarantasettenne senza fissa dimora, noto in città, finito in carcere con l’accusa di tentato sequestro di persona e di lesioni personali aggravate.
E ancora, a inizio gennaio, a Padova: un ventiduenne tunisino si è avvicinato a un giovane padre, fermo sui binari con un passeggino dentro al quale stava la sua bimba di un anno e, dopo averlo colpito al volto con un pugno, è scappato portando con sé la carrozzina. Il padre terrorizzato lo ha inseguito, avvisando la polizia che è riuscito a fermarlo. E mentre il caso di Roma pare risolto, perché la donna che si era presentata in una scuola chiedendo di accompagnare a casa due bambini che non la conoscevano sarebbe stata una babysitter un po’ confusa al primo giorno di lavoro, dalla Corte d’Appello di Bari arriva la classica notizia che nessuno vorrebbe leggere. Un trentaseienne barese accusato di aver tentato di sequestrare una bambina di 5 anni, nel gennaio del 2025, è stato assolto e scarcerato, nonostante fosse stato condannato a 4 anni in primo grado. Secondo i giudici, l’uomo che aveva trascinato la piccola sul suo monopattino per decine di metri, avrebbe in realtà mirato «a un borsello che la mamma della bambina aveva in mano», sbagliando, tuttavia, la presa.
Daspo e denuncia per due tunisini che hanno creato il caos al Bluenote di Ripalimosani (Campobasso). Soccorsi i giovani travolti dal fuggi fuggi causato da una bomboletta.
Lo spray urticante usato come un’arma, per creare il panico e mettere in atto furti e rapine. E se ti beccano? Te la cavi con un Daspo urbano, che nessuno fa rispettare, e sei libero come prima. Sembra questo uno dei nuovo trend utilizzati dai maranza, per nuocere al prossimo senza rischiare più di tanto con la giustizia.
Ieri notte in una nota discoteca vicino a Campobasso, il Blue Note, mentre era in corso una festa di carnevale con centinaia di ragazzini intenti a ballare sulle note del rapper Rrari dal Tacco, due giovani tunisini hanno utilizzato in pista una bomboletta di spray al peperoncino per creare il caos tra la folla e agire indisturbati strappando collanine e prelevando portafogli dalle tasche di chi stava fuggendo. La sostanza è stata spruzzata in pista e ha colpito direttamente alcune adolescenti che hanno cominciato a tossire e a sfregarsi gli occhi per il bruciore improvviso, in un attimo la paura ha preso il sopravvento e i ragazzi sono fuggiti in tutte le direzioni con il rischio di calpestarsi e rimanere schiacciati, se non avessero trovato le uscite di sicurezza aperte e ben indicate.
I sanitari del 118 e i vigili del fuoco intervenuti sul posto, oltre a quelli direttamente colpiti dalla sostanza, hanno trovato molti giovani in stato di forte ansia e anche per loro sono state necessarie azioni di soccorso. Poco distanti dalla discoteca i due responsabili sono stati fermati mentre si dirigevano a piedi verso Campobasso, riconosciuti dai carabinieri grazie alla descrizione fornita da chi era presente nel locale. Si tratta di due maggiorenni di nazionalità tunisina, uno dei quali residente a Campobasso, già destinatario di un Daspo urbano nel capoluogo molisano.
Entrambi sono stati denunciati, nei loro confronti è stato emesso un secondo Daspo ma, ovviamente, sono rimasti a piede libero e difficilmente si allontaneranno dal territorio spontaneamente o smetteranno per questo di commettere atti violenti. Che non si sia trattato di un gesto fine a se stesso, ma di un modo per poter rapinare i presenti approfittando del caos è stato subito chiaro: appena finita l’emergenza, infatti, alcuni giovani che erano in pista si sono accorti di essere stati derubati.
«Non è possibile che soggetti già destinatari di provvedimenti come il Daspo rimangano liberi di mettere in pericolo i nostri figli, che vogliono solo divertirsi», hanno protestato i genitori dei ragazzi soccorsi parlando ai quotidiani locali. «I nostri figli rischiano di essere aggrediti o derubati in qualsiasi luogo. Non siamo razzisti, ma chi delinque deve essere allontanato».
Il metodo dello spray urticante, purtroppo, sta davvero prendendo piede e non solo a Capobasso. Appena qualche giorno fa a Vigevano, in provincia di Pavia, grazie alle bombolette acquistabili in qualsiasi tabaccheria, un ventunenne di origine tunisina, irregolare, ha messo a segno due rapine in due giorni prima di essere fermato. In entrambi i casi le vittime erano donne, assalite in pieno giorno mentre stavano salendo sulla propria auto: il tunisino si è avvicinato ha spruzzato lo spray per stordirle, le ha spintonate facendole cadere a terra per poi rubare i loro effetti personali tra cui bancomat e prepagate. Qualche ora dopo la seconda rapina il giovane è stato individuato dalle forze dell’ordine mentre cercava di far funzionare presso uno sportello automatico una delle carte e in tasca teneva ancora la bomboletta appena utilizzata.
Sempre la scorsa settimana a Verona è stato arrestato un cittadino marocchino di diciotto anni che aveva rubato alcuni capi di abbigliamento da un negozio nascondendoli nello zaino. Vistosi scoperto ha prima tentato di fuggire e poi di aggredire, con lo spray urticante, il personale che lo aveva raggiunto e che cercava di farsi riconsegnare la merce.





