Se si vuole capire perfettamente come funzioni la gestione dell’immigrazione in Italia bisogna salire su un bus a Brescia. Da mesi gli autisti bresciani denunciano gravi problemi di sicurezza sui mezzi. Lo scorso maggio i sindacati dei trasporti, in testa Cgil, Cisl e Uil, hanno inviato una lettera al Comune chiedendo immediato «interventi utili a riportare il servizio e le condizioni operative entro un quadro di sicurezza e vivibilità considerato accettabile».
Secondo i sindacati, gli autisti sono «sempre più esposti a episodi di conflittualità, aggressività e difficoltà nella gestione quotidiana del servizio».
A giugno Arriva Italia, la società che gestisce il trasporto locale extraurbano, ha avviato una sperimentazione per consentire agli autisti di segnalare aggressioni tramite il telefono aziendale, misura che è stata criticata da alcuni sindacati che l’hanno giudicata decisamente insufficiente.
Posto guida, guardie e polizia locale: le proposte di FdI contro le aggressioni
Ad agosto Fratelli d’Italia, facendosi carico delle numerose segnalazioni giunte dal personale viaggiante, ha avanzato tre proposte: posto di guida completamente isolato per evitare assalti e violenze; guardie giurate sui mezzi; creazione di un nucleo dedicato di polizia locale.
Pare di capire insomma che la situazione riguardante la sicurezza sia decisamente sfuggita di mano all’amministrazione comunale di sinistra. Curiosamente, si scopre adesso che a Brescia nessuno vuole più fare l’autista di bus. Forse il rischio costante di essere aggrediti influisce sul fatto che i potenziali autisti fuggano? Chissà…
Mancano autisti a Brescia: la soluzione è reclutarli in Tunisia
Che si può fare dunque per ovviare alla mancanza di personale? Brescia Mobilità, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico urbano, ha trovato una soluzione: importare autisti dalla Tunisia.
Si tratta di 28 persone selezionate in Nord Africa a cui verrà offerto un lavoro e pure una casa a prezzo scontato. Lo ha spiegato bene ieri il Corriere di Brescia. «Un anno fa l’azienda ha avviato in Tunisia il reclutamento di persone interessate a trasferirsi in Italia in cambio di un lavoro sicuro.
Ora i 28 neoassunti stanno per arrivare in città, dove prenderanno servizio dopo aver frequentato un corso intensivo di italiano, convertito le patenti d’origine e ottenuto la Carta di qualificazione del conducente (Cqc).
Per diventare operativi serviranno però ancora alcune settimane», chiarisce il giornale bresciano. «Ad attenderli non ci sarà soltanto un contratto di lavoro decisamente più remunerativo rispetto a quello in patria, ma anche un’abitazione messa a disposizione da Brescia Mobilità.
Brescia Mobilità sistema gli alloggi Aler: 300 euro per una stanza
L’azienda ha infatti sistemato alcuni alloggi Aler attualmente inagibili, trasformandoli in una soluzione abitativa per i nuovi dipendenti. Non si tratta di un elemento secondario: uno degli aspetti che da sempre rendono difficile trovare personale è infatti l’alto costo degli affitti nel capoluogo.
I 28 lavoratori prenderanno casa nei quartieri di Casazza, Borgo Trento e Sanpolino. A loro saranno destinate abitazioni in condivisione a prezzo calmierato: 300 euro per una stanza singola e 200 euro per una doppia, spese comprese.
Una cifra inferiore alla metà di quanto si trova sul mercato libero delle stanze in affitto. Gran parte dei nuovi assunti, una volta terminato il periodo formativo, verrà impiegata alla guida dei bus, mentre un’altra alla manutenzione».
Tutto chiaro? Formazione, patente e pure una abitazione a prezzi ridicoli. Per l’occasione sono state addirittura sistemate delle case popolari.
Certo, Brescia Mobilità si è affrettata a comunicare che verranno offerti alloggi scontati anche agli attuali dipendenti italiani, che verranno emessi bandi eccetera eccetera.
Sindacati contro il reclutamento all’estero: «Salari bassi e troppo carico di lavoro»
Ma intanto si comincia con gli stranieri. Piccolo particolare in aggiunta. I sindacati dei trasporti hanno accolto la notizia con scarso entusiasmo. Non hanno parlato del problema sicurezza, ma hanno chiamato in causa, per giustificare la latitanza degli italiani, i bassi salari e il grande carico di lavoro.
Ecco dunque come si gestisce l’immigrazione qui da noi. Lavorare su un autobus a Brescia è pericoloso perché si viene aggrediti, e spesso si viene aggrediti da immigrati.
Le proposte per migliorare almeno un po’ i controlli e le condizioni di lavoro non sono state accolte, nonostante del tema si parli da anni. In compenso lo stipendio è basso, la fatica tanta.
Quindi gli italiani disponibili scarseggiano. Allora che si fa? Si alzano i salari? Si rende più sicuro il lavoro? Si costruiscono case popolari per gli autoctoni?
Lavoro e immigrazione, la provocazione finale: «Si vanno a pescare lavoratori»
Certo che no. Si vanno a pescare lavoratori che siano disponibili ad accettare un basso reddito e condizioni che altri rifiutano. Li si va a prendere dove gli stipendi sono comunque più scarni e li si porta qui, offrendo loro condizioni abitative agevolate.
E poi si va a raccontare che gli immigrati servono perché ci manca la manodopera. Un capolavoro.
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