Due immigrati da espellere, entrambi con in tasca un certificato di inidoneità al Cpr, presentano storie giudiziarie che proprio da quel momento prendono una piega paradossale. Perché il mancato trattenimento non coincide con la fine dei loro problemi con la giustizia.
Mustapha S., gambiano, restò un uomo fuori controllo, ufficialmente perché non si poteva escludere una diagnosi di scabbia: non perché la malattia sia stata diagnosticata, ma perché mancava la visita dermatologica. Nel frattempo se ne è andato in giro a saccheggiare i market di Ravenna e poi, nonostante sia finito in carcere, in uno dei processi passerà per «irreperibile». Ibrahima D., collezionista seriale di denunce per molestie, invece, appena 24 ore dopo essere stato giudicato incompatibile con la «vita in comunità ristretta» per una «psicosi», è stato accusato di un’altra molestia sessuale. E due giorni dopo di un’altra ancora. Alla fine il giudice ne conterà ben sette di molestie, in poco più di due settimane, e anche lui finirà in cella. E poi in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza).
Il caso di Mustapha e la mancata espulsione
Sono solo due dei percorsi che riaffiorano dalle carte dell’inchiesta della Procura di Ravenna sulle certificazioni rilasciate dai medici del Santa Maria delle Croci e che si è estesa a sette presidi ospedalieri italiani. Mustapha era già una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: il modulo della sua prima valutazione, come aveva svelato La Verità, era rimasto persino incompleto. È la dottoressa Laura Brigidi (interdetta dall’attività di certificazione) il 31 ottobre 2024, a esaminarlo. Schiva il trattenimento per un versamento articolare al ginocchio e ottiene una diagnosi, «in scienza e coscienza», di non idoneità. L’immigrato, però, è diventato una presenza ricorrente nei rapporti delle forze dell’ordine: 26 anni, senza fissa dimora, colleziona provvedimenti amministrativi e denunce. La polizia locale lo mette in cima alla lista dei soggetti problematici che gravitano tra stazione, Isola San Giovanni e piazza Farini: 69 sanzioni amministrative e 15 ordini di allontanamento.
Nel febbraio 2025 finisce nei guai per quello che accade al supermercato Pam di via Diaz (un caso finito al centro delle cronache locali). Entra per rubare generi alimentari e attrezzi, ma il furto degenera in una rapina. A novembre la situazione precipita. Viene ripreso dalle telecamere mentre prende a calci e a sassate la pensilina degli autobus di piazza Farini (altro caso finito nelle cronache locali), quella della stazione. Passano pochi giorni. Il 23 novembre torna al Pam. Questa volta porta via alcolici, confezioni di pollo e spintona un cliente. Quando interviene la polizia locale oppone resistenza. Scatta il divieto di dimora nella provincia di Ravenna e viene emesso il nulla osta all’espulsione.
Il certificato per la scabbia e il ritorno in strada
È qui che Mustapha incrocia nuovamente i medici del Santa Maria delle Croci. A visitarlo è la dottoressa Marta Zatti, uno dei tre sospesi dall’esercizio dell’attività sanitaria per la durata di dieci mesi. E lui è ancora una volta un non idoneo: non si poteva escludere la presenza della scabbia perché non era stata effettuata una visita dermatologica. Invece di trattenerlo per le cure lo mandano in giro. Coincidenza: proprio in quel periodo il comando provinciale dell’Arma si vede costretto a «dover provvedere a effettuare un servizio straordinario di disinfestazione contro l’acaro della scabbia di alcuni locali che hanno ospitato persone risultate infette».
A meno di 24 ore dalla misura, gli agenti lo intercettano nella zona di via Carducci. Lui sostiene di poter «stare dove vuole» e pretende che gli venga servito il pranzo. Questa volta la risposta arriva dal tribunale. Il giudice parla di una «totale e allarmante indifferenza verso le prescrizioni dell’autorità giudiziaria» e aggrava la misura: carcere. La sua storia giudiziaria, però, si schianterà contro la riforma di Marta Cartabia. Per la rapina al Pam, due udienze davanti al giudice Federica Lipovscek, lo stesso che ha sospeso i medici anti Cpr, non vanno avanti perché l’imputato risulta formalmente «irreperibile». Si è poi scoperto che era detenuto e poche settimane prima era perfino comparso davanti a un altro giudice. Ma finanche il suo difensore, l’avvocato Giovanni Baracca, sostiene di non conoscere effettivamente dove si trovi.
Ibrahima D. e le sette molestie
Ibrahima D., invece, è un trentenne senegalese. Il provvedimento giudiziario che l’ha privato della libertà mette in fila ben sette molestie: due operaie addette alle pulizie della stazione, due dipendenti della Biblioteca classense, una donna che passeggiava con il cane, un’altra che percorreva viale Farini e, infine, una donna in attesa dell’ascensore nella stazione ferroviaria.
La sequenza comincia il 29 dicembre 2025. E fino alla mattina del 12 gennaio la conta delle molestie era a già a quota cinque. È il giorno in cui Ibrahima viene sottoposto alla visita sanitaria per il possibile trasferimento in un Cpr. La ricostruzione occupa poche righe ma contiene un elemento decisivo: l’uomo risultò «affetto da psicosi Nas, seppure con sintomatologia in remissione» e per questo venne ritenuto «inidoneo alla vita in comunità ristretta». Il giorno dopo torna alla stazione e molesta un’altra donna. Il 15 gennaio viene documentato l’ultimo caso.
A quel punto la questione passa dalle certificazioni sanitarie alle esigenze cautelari. Tocca di nuovo al gip Lipovscek, che firma un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La valutazione è pesante: «Pericolosità sociale» e «incapacità di contenere le pulsioni sessuali». Per il giudice non ci sono alternative adeguate. Alla fine, però, conferma il suo difensore, l’avvocato Andrea Maestri, verrà trasferito in una Rems.
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