Il piano degli islamici per pilotare le elezioni
Il presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia Mohammad Hannoun (Ansa)

«Cinque anni». È l’orizzonte temporale indicato da Majed Al Zeer, descritto dagli investigatori come il capo di Hamas in Europa, a Mohammad Hannoun, l’architetto genovese amico (a tempo) di Laura Boldrini e presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp).

C’è un congresso da organizzare in Italia dopo le elezioni europee del giugno 2024. L’idea è questa: «Convochiamo i nuovi candidati», dice Al Zeer. Poi aggiunge: «Dovremo investire su di loro nei prossimi cinque anni e verso il futuro». Hannoun non frena: «Chi ha vinto ha vinto». E immagina che si presentino «insieme» a loro «con soddisfazione e con una presa di posizione».

La conversazione è del 14 marzo 2024. È trascritta nel secondo dei quattro volumi dell’inchiesta che la Procura di Genova ha ribattezzato «Domino». Al Zeer propone il 22 giugno per la ventunesima European palestinians conference: ovvero due settimane dopo il voto europeo. La conferenza è una rete associativa palestinese, nel cui consiglio, ricostruiscono gli investigatori, siede anche Hannoun. Ed è lui a ragionare sulla possibilità di tenerla a Roma.

Per comprendere il peso politico di quella conversazione, però, bisogna tornare indietro. Gli investigatori attribuiscono alla rete estera di Hamas due compiti: raccogliere denaro e fare attività di «lobbying». D’altra parte, con gli oltre 18 milioni di euro raccolti (come ha ricostruito l’accusa), solo con la solidarietà per Gaza, qualche investimento da lobbisti Hannoun & Co. potevano permetterselo. E negli atti c’è traccia della strategia di avvicinamento politico. In una intercettazione Yaser El Asaly, collaboratore egiziano dell’Abspp, parla con un uomo indicato negli atti come lo «sceicco Abdelhamid».

Yaser riferisce che Hannoun ha fatto inserire Sulaiman Hijazi, un ex collaboratore dell’associazione che, stando agli atti, avrebbe mantenuto rapporti con esponenti politici (tra cui Alessandro Di Battista), addirittura «in settori a livello europeo», aggiungendo che tra «noi fratelli» c’è una parte «che riguarda solo l’attività palestinese e che ha i propri responsabili, direttive e canali». Yaser continua dicendo che «Hannoun ha sempre avuto rapporti con il Parlamento», già «prima che Sulaiman arrivasse». E quei rapporti prova a sfoderarli il 22 ottobre 2024. Al Zeer chiede ad Hannoun quante associazioni partecipino alle manifestazioni in Italia. Hannoun ritiene che saranno «sulle 50» e descrive due cortei imminenti: in uno sarebbero stati presenti rappresentanti di sindacati e partiti «di sinistra e del centro», nell’altro studenti e sindacati vicini alla causa palestinese.

Stefania Ascari, deputata pentastellata, ritratta con Hannoun alla conferenza palestinese di Malmö del 27 maggio 2023, però, a un certo punto dev’essersi sfilata. E anche se nell’aprile 2024 Hijazi telefona a una «Stefania» che gli investigatori identificano solo «verosimilmente» come la Ascari, è Hannoun ad affermare che Ascari e Di Battista temevano di essere accostati alla sua figura.

Ma di Al Zeer negli atti ne compare anche un altro: si chiama Khaled, è il presidente della comunità palestinese in Veneto e, nel 2024, è stato candidato proprio alle Europee con «Pace terra dignità». Il 26 giugno, a elezioni concluse, Hannoun riceve una chiamata da un uomo che si presenta come Abu Iyad da Padova: «Io sono nel Veneto e sono con Khaled El Zeer, lo conosci?». La risposta di Hannoun è immediata: «Certo che lo conosco». El Zeer ha raggranellato quasi 2.500 preferenze ma non è stato eletto, perché la lista capeggiata da Michele Santoro non superò lo sbarramento. Ma il dato che più deve avere incuriosito gli investigatori è un altro: Khaled è il cugino di Majed, il capo di Hamas in Europa.

A Bruxelles Majed si sente già forte. In una telefonata dell’ottobre 2024 cita una manifestazione nella Capitale belga e riferisce di una partecipazione di 70.000 persone. La rete europea, inoltre, voleva anche una voce per la propaganda. Negli atti compare il progetto dell’Epal, la European palestinian media center: un sito in più lingue con notizie sulla Palestina. Al Zeer pensa di usarla per accordi «sulla formazione di operatori dei media». Il 6 agosto Al Salahat, parlando con un interlocutore dal Qatar, si presenta come «direttore esecutivo» e indica contatti in Spagna, Germania e Francia. A settembre esplode la disputa per il controllo. Al Zeer dice di aver sottratto ad Amin Abou Rashed il «dossier mediatico». E precisa: «L’argomento durante la guerra lo seguirò io». Infine rivendica: «Per quanto riguarda l’istituto palestinese è tutto da me». Gli investigatori descrivono quindi una rete europea capace, secondo la loro ricostruzione, di propaganda, raccolta fondi e pressione politica. E la telefonata del 14 marzo mostra l’idea di sfruttare il momento successivo alle Europee per costruire rapporti destinati a durare cinque anni.

I legami tra l’architetto e il terrore

Il numero da chiamare arriva da Osama Alisawi, già ministro dei Trasporti del governo di Hamas, a Gaza. È il 24 giugno 2001 e Mohammad Hannoun, da un’utenza italiana, contatta un ufficio a Gaza: vuole che Ahmed Yassin, fondatore e leader di Hamas, ucciso il 22 marzo 2004 a Gaza in un attacco israeliano, intervenga al convegno «Al Aqsa vi chiama». Bastano dieci minuti. Nelle trascrizioni dell’informativa della Procura di Genova, la richiesta segue una sequenza precisa: Alisawi fornisce il recapito; Hannoun telefona e l’interlocutore consulta lo sceicco e si concorda un nuovo collegamento. Hannoun propone di parlare delle donazioni per l’Intifada, la Palestina e la moschea di Al Aqsa. Alle 18.50 Yassin prende la parola. Secondo la traduzione riportata dagli investigatori, richiama l’aiuto economico proveniente dall’Italia e afferma che il denaro può consentire ai combattenti di acquistare armi.
È il primo contatto con un vertice di Hamas ricostruito nelle intercettazioni. Dieci anni dopo, la ricostruzione passa dalle telefonate alle fotografie. Durante un viaggio a Gaza nel 2011, Hannoun viene ritratto con Ismail Haniyeh, ucciso da Israele il 31 luglio 2024 a Teheran, in Iran. Le immagini, pubblicate sulla pagina dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, riguardano le iniziative seguite allo scambio di prigionieri per la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit. In un altro scatto compaiono Alisawi e Kamel Abu Madi, indicato nell’informativa come viceministro dell’Interno del governo di Hamas a Gaza. Dal server dell’associazione emerge una fotografia con Haniyeh e Amin Abou Rashed, indicato dal Tesoro Usa come esponente di Hamas in Europa, impegnato nella raccolta di finanziamenti attraverso associazioni benefiche.
Agli scatti si aggiunge un diario acquisito dagli investigatori. Hannoun vi racconta l’incontro con Alisawi e l’emozione provata nel rivederlo. Nel 2012, durante un’intervista ad Al Aqsa Tv con Hannoun, Riyad Albustanji riferisce che entrambi sono stati a casa di Haniyeh. Lo definisce «nostro leader» ed «emiro» e racconta di aver parlato alla moglie del dirigente dell’educazione dei figli alla jihad e al martirio. Albustanji è un predicatore palestinese, noto come «lo sceicco», residente in Norvegia e collaboratore dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese di Hannoun. Nel maggio 2024 Haniyeh torna al centro delle conversazioni. Hannoun prepara una trasferta a Doha per un forum di Al Jazeera e cerca un appuntamento. Il 16 maggio, in auto, invia un vocale ad «Abu Youssef»: Osama gli ha suggerito di contattarlo; vorrebbe vedere Haniyeh solo mezz’ora, «per bere un caffè». Poi si rivolge ad «Abu Khaled»: il primo destinatario non risponde, può verificare la disponibilità per giovedì sera o venerdì? Hannoun si dice libero «a qualsiasi ora».
Gli investigatori identificano l’Osama citato con Alisawi e Abu Khaled con Mohamed Saleh Ismail Abdu. Alle 11.38 parte un terzo messaggioper «Abu Abed», identificato nell’informativa come Haniyeh. Hannoun illustra il percorso tra Milano, Istanbul e Doha, propone due giorni per vedersi e richiama il forum del fine settimana. Chiude con un’offerta: «Se vi dovesse servire qualcosa dall’Italia, sono a disposizione». Il passaggio è trascritto nell’intercettazione ambientale eseguita nella sua auto. Il 24 luglio 2024, nella sede dell’associazione a Genova, una conversazione aggiunge un elemento. Parlando con Raed Al Salahat di Amin Abou Rashed, Hannoun racconta che, quando aveva visto «Abu al-Abed», avrebbe voluto affrontare una questione relativa ad Abou Rashed. Aveva rinunciato perché erano presenti Salah al-Bardawil e Basem Naim. L’8 settembre compare un altro nome: Khaled Meshaal, ex capo dell’ufficio politico di Hamas. Hannoun chiede il contatto; l’uomo propone di passare da una conoscenza comune. È su questa successione di telefonate, immagini, testimonianze e messaggi, distribuiti in oltre 20 anni, che gli investigatori fondano la ricostruzione dei rapporti di Hannoun con i vertici Hamas.

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